Il caso (politico-giudiziario) Pellegrini e l'ostracismo all'uso terapeutico della cannabis


L'artista teatino alle prese dal 2002 con una malattia rara: le voci abruzzesi dei pro e dei contro



Ad ottore è stato approvato dalla Camera il Ddl sull'uso terapeutico della cannabis, il cui obiettivo dichiarato è quello di garantire criteri uniformi per l'accesso alla terapia su tutto il territorio nazionale.

Nel frattempo, mentre la legge è in attesa dell'esame del Senato, per i cittadini l'accesso alle cure gratuite con i farmaci cannabinoidi, per le quali è necessaria la relativa prescrizione medica, continua ad essere una continua corsa ad ostacoli.

Una corsa ad ostacoli, di cui il pianista ed artista teatino Fabrizio Pellegrini è diventato un vero e proprio caso italiano. Il suo calvario inizia nel 2002, quando in seguito a dei forti malesseri gli viene diagnosticata la fibromialgia, una malattia rara, di tipo reumatico, caratterizzata da un dolore muscolare cronico e diffuso.

Dolori che l'uomo, oggi 49enne, riesce a tenere sotto controllo solo con l'uso della cannabis. E così inizia a coltivarla in casa per cercare di alleviare i suoi dolori, finendo in carcere per la prima volta nel 2008, quando nel corso di alcuni controlli gli vengono trovate in casa delle piantine.

Pellegrini si difende sostenendo l'uso terapeutico, ma l'arresto viene convalidato dal gip, che sostiene che l'uomo avrebbe potuto alleviare il dolore con altri farmaci invece che con la cannabis. L'artista resta in carcere ben 28 giorni prima che il riesame gli conceda gli arresti domiciliari.

Ma da lì in poi per il pianista teatino inizia una lunghissima battaglia. Perché nonostante una prescrizione medica ottenuta per un farmaco a base di cannabis, del quale nel 2010 chiede l'erogazione a titolo gratuito, non riesce ad ottenere dalla Asl nulla più che un rifiuto.

E così torna a coltivarla, finendo nuovamente in manette nel 2016. Dal carcere esce dopo oltre 50 giorni e l'incontro con i radicali e il suo attuale difensore, l'avvocato Vincenzo Di Nanna, che riesce a fargli ottenere il beneficio della detenzione domiciliare anche in virtù delle gravi e preoccupanti condizioni di salute.

Perché le condizioni di Pellegrini, dopo oltre 50 giorni di reclusione e l'impossibilità di accedere alle cure, peggiorano decisamente. Una volta a casa l'artista, sempre assistito dal suo legale, continua la battaglia per ottenere gratuitamente i farmaci a base di cannabis, tra condanne passate in giudicato e battaglie giudiziarie. Nell'agosto del 2017 torna a presentare una nuova richiesta alla Asl per la sua erogazione a titolo gratuito.

 

BEFFATO DALLA REGIONE

Una battaglia combattuta anche in forza di un'apposita legge della Regione Abruzzo del 2014, relativa all'erogazione dei farmaci e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche, che viene però cassata, secondo l'avvocato Di Nanna e anche secondo il primo firmatario di quella stessa legge, il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, dal decreto attuativo adottato dalla Regione nell'ottobre del 2016, che esclude la malattia di cui soffre Pellegrini, la fibromialgia, da quelle per le quale è previsto il rimborso a carico della Asl per l’acquisto della cannabis a scopi terapeutici.

 

"UN PROVVEDIMENTO ABNORME"

"Un provvedimento abnorme - dichiara l'avvocato Di Nanna - poiché adottato in palese violazione della legge regionale, il cui ambito di applicazione è stato modificato in assoluta carenza di potere. Tra l'altro, nel decreto attuativo, si richiama una norma della legge regionale abrogata prima dell'entrata in vigore della stessa legge".

Sanità denegata, dunque, con la battaglia portata anche in commissione di vigilanza in un'audizione che ha visto l'intervento non solo di Maurizio Acerbo, ma anche dello stesso Di Nanna.

 

IL PIANISTA ESCE DI CASA PER FARE LA SPESA, NUOVA CONDANNA

Ad oggi, di fatto, la battaglia di Pellegrini per potersi curare è ancora in corso, così come sono in corso le sue vicende giudiziarie. L'ultima condanna, in ordine di tempo, è arrivata ad ottobre: la pena comminata è di un anno di reclusione al termine del processo con rito abbreviato per evasione dai domiciliari. Pellegrini, che vive da solo ed era uscito a fare la spesa, aveva così confessato il reato in aula: “sono stato beccato”.

 

I GIUDICI: "PELLEGRINI E' SOCIALMENTE PERICOLOSO"

Un’amara autoironia, secondo il suo legale, non apprezzata dal Tribunale di Chieti, che, nel condannarlo, lo giudica “socialmente pericoloso”. Una “pericolosità sociale” che, come si legge nella motivazione della sentenza, sarebbe stata addirittura "accresciuta da un atteggiamento di svogliato disinteresse e in generale da una scarsa consapevolezza degli obblighi connessi al suo regime detentivo".

 

L'AVVOCATO, COLPEVOLE DI ESSERE TROPPO POVERO

Il difensore Vincenzo di Nanna, nel commentare la sentenza contro cui ha proposto appello, ha parlato di “un processo di metamorfosi giudiziaria che ha condotto alla criminalizzazione di un onesto cittadino, 'colpevole' di essere così povero da non potersi permettere l’acquisto dei medicinali a base di cannabis, unico farmaco realmente efficace per lenire i dolori provocati dalla malattia".

 

IL SINDACATO, FARE RICERCA E RICONOSCERE DIRITTO A CURARSI

"Noi, come sindacato - afferma Carmine Ranieri, della segreteria regionale Cgil - siamo contrari all'ostracismo antiscientifico contro la cannabis".

"E' necessario fare ricerca sulle proprietà terapeutiche della pianta e va riconosciuto il diritto a curarsi con essa", aggiunge il sindacalista, ricordando che "la Camera ha recentemente approvato una, pur timida, messa a regime della regolamentazione nazionale sulla cannabis terapeutica".

 

L'ARTISTA, LUI PERICOLOSO E I POLITICI CONDANNATI NO?

L'artista abruzzese Pep Marchegiani, rappresentante della pop art internazionale, si sofferma sul "fattore dell'ignoranza da parte di chi applica la legge. Se una persona non può permettersi una dose - dice l'artista - è bene che se la produca da solo, soprattutto se utilizzata per scopi terapeutici".

A detta di Marchegiani "dovrebbe decadere questo proibizionismo che c'è in Italia. L'aspetto burlesco - aggiunge - è che venga considerata socialmente pericolosa una persona così, quando vanno ancora in giro molti politici condannati".

 

LO STORICO, ITALIA RETROGRADA E BIGOTTA

Lo storico Enzo Fimiani parla di "una storia molto italiana: quando si è rigidi, formali, aderenti in modo talmente forte alle norme, sia sanitarie che giuridiche, si creano situazioni grottesche".

"In Italia - osserva - con la pagliuzza riusciamo ad essere ferrei, con la trave alle volte siamo disattenti. La mia posizione è antiproibizionistica. Anche perché, la storia lo insegna, il proibizionismo non risolve nulla, ma anzi trasforma in un problema il fenomeno che vuole combattere".

"Vedo questa vicenda come il segno di un'Italia retrograda, bigotta, il tutto a danno dei cittadini. La salute è uno dei diritti fondamentali. La vicenda svela in qualche modo uno degli aspetti negativi del nostro Paese", conclude lo storico.

 

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