Che cosa accomuna Rigopiano, le ferite insanabili, il caso Teramo e le pene d'Abruzzo


Tutti sbagliano e francamente sbaglia solo chi non fa. Ma non è ammissibile questo limbo di silenzi e di non so


di Paolo Falliro
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
06/12/2017 alle ore 11:23

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C'è un sottile fil rouge che accomuna gli eventi accaduti in Abruzzo negli ultimi mesi.

Eventi diversi, intendiamoci, perché con un peso specifico niente affatto paragonabile: il terremoto, la riostruzione, la tragedia di Rigopiano, le beffe di scherno e risate idiote, le vite spezzate, le morti senza un perché e senza un colpevole.

E poi la deficienze strutturali della politica, il caso del Comune di Teramo, l'esperimento sul Gran Sasso, le vertenze, le delocalizzazioni vigliacche, i 400mila euro per un campetto di provincia mentre dei terremotati si sono dimenticati tutti.

Ebbene il minimo comune denominatore c'è e non è un bell'affare: è il non rispetto, è il pressapochismo di chi non ha fatto per bene il proprio mestiere, di chi non fa un passo indietro e nessuno glielo fa fare in maniera coatta, di chi dovrebbe cambiare mestiere perché l'amministratore proprio non sa farlo, di chi sta disegnando un panorama da guerra fredda in una Regione fantastica che meriterebbe ben altro destino.

In un'azienda privata sarebbero saltate mille teste e da parecchio tempo. Ma in Abruzzo no: come un porto franco, c'è sempre un paracadute o una scorciatoia per chi ha sbagliato.

Tutti sbagliano e francamente sbaglia solo chi non fa perché resta seduto a braccia conserte. Ma le pene d'Abruzzo non possono rimanere in questo limbo di silenzi e di non so, di scrollatine di spalle e di occhiolini ammiccanti “perché a marzo si vota”. Proprio no.

 

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