Tutta la sacralità delle grotte in Abruzzo, un divino manifesto di bellezza


Tra natura e spiritualità: prima tappa Grotta S. Angelo a Ripe di Civitella del Tronto



Quello della sacralità delle grotte è un tratto peculiare del nostro Abruzzo, il cui ininterrotto perdurare è indice del profondo, indissolubile legame che in questo territorio intercorre tra natura, spiritualità ed arte, un nesso capace di dare vita a siti in cui l'unicità del profilo paesaggistico e l'incanto di luoghi arcani e fascinosi si traducono in quella irripetibile, caratteristica bellezza che questa rubrica vuole celebrare.

Disseminate lungo tutta la dorsale appenninica, le grotte sono il luogo ancestrale dell'incontro tra l'uomo e la madre terra, quello dei riti propiziatori, quello del manifestarsi della divinità: dall'Ercole venerato dal mondo pastorale centro-meridionale, al San Michele Arcangelo affermatosi con l'avvento del cristianesimo, che nell'Abruzzo montano si diffuse particolarmente tardi, tra il VII e l'VIII secolo.

La nuova religione andò a sovrapporsi alla precedente sia in termini di luoghi atti al culto, sia in termini di riti e divinità e non è un caso che tra il dio pagano ed il santo che progressivamente lo sostituì vi sia una stringente affinità iconografica e di spirito. Ad aver garantito la continuità di questi luoghi, dall’alba dei tempi ed oggi, è l’intrinseco valore mistico unito alla perdurante percezione che in esse fosse percepibile la presenza di forze ed energie, oscure o sacre: le grotte come anticamere misteriose di un mondo ultraterreno.

Anche nella ritualità è riscontrabile un continuum: i riti legati al culto lunare, basati su elementi sacrali come l’acqua e la roccia, che consentivano il contatto con l’energia vitale e rigenerativa della madre terra, vennero riproposti sia nel paganesimo che nel cristianesimo.

Quello di Sant'Angelo a Ripe di Civitella del Tronto (TE), è un santuario rupestre solitario e superbo, incastonato nel cuore della montagna e lambito dalle limpide acque del Salinello, sul versante meridionale del Monte Girella, o Montagna dei Fiori.

Vi si giunge attraverso un percorso obbligato in mezzo alla natura, mediante una strada disegnata tra anfratti e spuntoni di roccia; percorrendola, la vista si libera progressivamente dalle crude immagini del quotidiano e dell'artificioso e si riappropria del colore sincero di un ambiente non antropizzato e rimasto immutato nei secoli, per poi impattare lungo le quaranta ed oltre caverne naturali della superficie calcarea del monte.

La grotta principale, cuore dell'intero santuario, è altra circa tre metri ed affonda nella roccia per quindici metri. La valenza sacrale del luogo è subito rilevabile dalla presenza di due altari, di cui uno è ad oggi visibile solo nella lastra da mensa, in prossimità della parete di fondo. Salendo alcuni scalini, sulla destra, si accede a quella che è una grande finestra naturale spalancata su un’incantevole vista panoramica che dalla vallata del Salinello giunge fino all’Adriatico.

Una serie di altri piccoli ambienti e cunicoli si snoda dall'antro principale, mentre in prossimità dell'ingresso è rilevabile una stanza con cellette utilizzate dagli eremiti, che vi si insediarono in epoca medievale, a partire dal XIII secolo.

Furono gli studi del medico ed archeologo Concezio Rosa, sul finire del 1800, portati avanti dall'Università di Pisa negli anni Sessanta del Novecento, a conferire a questo luogo il giusto rilievo, divenuto a ragione la cavità naturale più nota ed importante dei Monti della Laga.

La Grotta di Sant'Angelo risultò infatti frequentata già 10.000 anni a.C., i reperti in essa rinvenuti coprono infatti un arco temporale che va dal Paleolitico Superiore, all'Età del Bronzo Medio, a quella del Ferro, giungendo fino ai nostri giorni: punte di frecce, raschiatoti e lamelle, ceramica impressa e dipinta, ma anche resti ossei umani, a testimonianza dei riti di fertilità ivi anticamente praticati, narrano le vicende di questa Grotta e con essa della più antica storia dei popoli italici, il tutto impresso negli oltre tre metri di parete stratigrafica in essa custodita.

Su iniziativa del Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, all’interno della Grotta è stato allestito un  museo che mediante pannelli e immagini aiuta il visitatore a comprendere il valore del sito, mentre nel vicino Centro Visite di Ripe di Civitella è stata ricostruita una capanna protostorica a scopi didattico-educativi.

Il processo di valorizzazione di questi siti è di fondamentale importanza per la nostra Regione, in quanto parte integrante di quello che è il nostro patrimonio culturale: luoghi in cui tradizioni e rituali, sacro e profano sono impressi nella viva pietra, in cui il divino è percepibile in ogni lieve variazione luminosa, in quell’ascetico cammino di scoperta che diviene poi trapasso dalla luce, all’oscurità e poi di nuovo alla luce, come una suggestiva metafora di vita, morte e resurrezione messa in atto in scenari di una bellezza rara, e struggente.

 

twitter@ImpaginatoTw