Cosa c'è dietro gli attacchi di Masciocco a Biondi nella partita (elettorale) con D'Alfonso


A L'Aquila va in scena il teatrino della politica, con la resa dei conti a sinistra in vista di politiche e regionali



Cosa si cela dietro gli attacchi di Masciocco a Biondi nella gara (elettorale) con D'Alfonso? Il Comune de L'Aquila è teatro di mosse e contromosse all'interno della macropartita che si sta giocano nel campo del centrosinistra? La frattura nazionale degli scissionisti di Bersani che cosa sta provocando nella segreteria regionale del Pd e quali slavine potrebbe portare a livello di leadership?

“Dopo la tragicomica sceneggiata sul programma di mandato il Mario Merola de noantri, al secolo Giustino Masciocco, si trasforma oggi nel torello di Tempera, pronto alla corrida. È deludente e squallido constatare come si sia raggiunto un livello di volgarità che, purtroppo, identifica l’uomo”.

Replicano così i capigruppo dei partiti di maggioranza al Comune dell’Aquila, Roberto Junior Silveri (Forza Italia), Daniele Ferella (Noi Con Salvini), Giorgio De Matteis (Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale), Roberto Santangelo (L’Aquila futura), Daniele D’Angelo (Benvenuto, presente) e Raffaele Daniele (Udc) alle accuse del consigliere comunale di Articolo 1 che aveva contestato l’operato del sindaco e del consiglio.

E defniscono la precedente amministrazione una” bad company che per oltre otto anni ha deliberatamente portato allo sfacelo la nostra città”. Annunciano, di contro, di esserte pronti a utilizzare ingenti risorse finanziarie, colpevolmente inutilizzate fino ad oggi, per intervenire sui temi scottanti dell’occupazione e della rinascita sociale della città, “per dare quel futuro fino ad oggi negato ai nostri giovani che in questi anni sono fuggiti non avendo mai avuto né ascolto né sostegno”.

Ma cosa ha fatto andare su tutte le furie la sinistra bersaniana? L'accusa di Articolo 1 verteva sul fatto che l'ultimo consiglio comunale in cui si era discusso della contestata mozione sullo sgombero dell'asilo occupato, era terminato senza raggiungere il numero legale. Passaggio che ha sollevato i dubbi da parte dello stesso Masciocco secondo cui “il consiglio dovrebbe servire a produrre atti amministrativi utili alla città non per fare propaganda e discutere ore di mozioni surreali”.

L'esponente di Articolo 1, però, ha anche una precisa esigenza in questi mesi di turbolenze intestine al Partito Democratico (già provato dal caso di Alba Adriatica, e dalla nascita delle due componenti non certo unitarie come Red e Globuli Riossi): ovvero segnare il territorio all'interno del centrosinistra regionale rispetto alla golden share di Luciano D'Alfonso, quindi marcare possibilmente ogni giorno le differenze tra quel piglio piddino e il tentativo proprio degli scissionisti di giocare la propria partita in vista delle elezioni regionali e politiche (che, inutile dirlo, andranno a braccetto da un punto di vista logistico e di composizione delle liste).

Masciocco ha pubblicamente dichiarato di non poter stare in coalizione con Luciano D’Alfonso. Il motivo? Perché secondo lui il centrosinistra non c'è più, bocciato dagli elettori. Dunque va rimodulato. E come? In primo luogo, sostiene, dalla forza centrifuga di Mdp che è “in contrapposizione e in competizione con il Partito democratico perché è questo che vuole la legge elettorale proporzionale con cui si correrà”.

Più chiaro di così Masciocco non poteva essere, anche perché dietro le quinte si staglia a questo punto (e con queste premesse) un'ombra precisa: è Biondi l'obiettivo reale dell'azione di Masciocco, oppure più verosimilmente nel suo mirino politico c'è proprio il Governatore abruzzese?

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