Nuova legge elettorale, come cambia il voto: proporzionale, premio al 42% e preferenze



di Redazione
Categoria: Editoriale
09/10/2026 alle ore 09:39



La nuova legge elettorale è stata approvata definitivamente dalla Camera e introduce un sistema profondamente diverso dal Rosatellum. Il nuovo meccanismo, ribattezzato “Stabilicum”, punta a garantire maggiore stabilità al governo attraverso un sistema proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza per la lista o la coalizione che riesca a raggiungere una determinata soglia di voti.

La prima novità riguarda proprio il superamento dei collegi uninominali previsti dal Rosatellum. Con la nuova legge, i seggi vengono assegnati nei collegi plurinominali sulla base dei voti ottenuti dalle liste. Fanno eccezione le circoscrizioni della Valle d’Aosta e del Trentino-Alto Adige, dove restano i collegi uninominali.

Il meccanismo centrale della riforma è però il premio di maggioranza. La lista o coalizione che arriva prima a livello nazionale può ottenere 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, ma solo se raggiunge almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere. Se la soglia del 42% non viene raggiunta anche in una sola delle due Camere, il premio non scatta e tutti i seggi vengono distribuiti con metodo proporzionale.

Il premio ha comunque un limite: la coalizione o lista vincitrice non potrà superare i 220 deputati e i 113 senatori. Nel calcolo rientrano anche i seggi delle circoscrizioni speciali, mentre sono esclusi quelli assegnati all’estero.

Restano le soglie di sbarramento: per le liste è fissata al 3%, mentre per le coalizioni è al 10%. C'è però una particolare eccezione: all'interno di una coalizione può ottenere seggi anche la lista che, pur non raggiungendo il 3%, risulta la più votata tra quelle rimaste sotto la soglia. I voti delle liste coalizzate, inoltre, contribuiscono al risultato complessivo della coalizione.

Cambia anche il modo in cui gli elettori possono scegliere i candidati. Il sistema combina infatti capilista bloccati e preferenze. Il primo candidato della lista non è sottoposto al voto di preferenza, mentre per gli altri candidati l'elettore può esprimere fino a tre preferenze. Nel caso di più preferenze deve essere rispettata l'alternanza di genere: in caso contrario, vengono annullate la seconda e la terza preferenza incompatibili.

Un'altra novità riguarda il candidato alla Presidenza del Consiglio. Ogni lista o coalizione dovrà indicare già al momento della presentazione il nome della persona che intende proporre come premier, insieme al programma elettorale. Le liste che fanno parte della stessa coalizione dovranno indicare lo stesso candidato, pena la ricusazione. La norma lascia comunque ferme le prerogative del Presidente della Repubblica.

La riforma interviene anche sulla presentazione delle liste, aumentando il numero di firme necessarie. La soglia ordinaria sale a 6.000-7.000 firme per ciascun collegio plurinominale, da raccogliere esclusivamente su carta. Per i partiti che hanno una componente politica in un gruppo parlamentare il numero scende a 1.500-2.000 firme. Sono invece esentati i partiti che avevano un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere entro il 31 dicembre 2025.

Il nuovo sistema potrebbe però essere sottoposto al vaglio della Corte costituzionale. L'opposizione ha annunciato ricorsi e la legge può essere contestata anche da un elettore attraverso un'azione davanti a un tribunale ordinario. Solo se il giudice riterrà fondate le questioni sollevate, queste potranno arrivare davanti alla Consulta. Tra i profili più discussi ci sono proprio l'elevato numero di firme richieste, l'obbligo di indicare un unico candidato premier per tutta la coalizione, il premio di maggioranza e le regole sulla parità di genere.
Un elemento decisivo sarà quindi il momento in cui si terranno le prossime elezioni. Se si votasse prima di una eventuale sentenza della Corte, si applicherebbe la nuova legge. Un'eventuale bocciatura successiva non farebbe decadere il Parlamento eletto, ma avrebbe effetti sulle elezioni successive. Se invece la Consulta intervenisse prima del voto, si voterebbe con le modifiche stabilite dalla Corte oppure con una nuova legge approvata dal Parlamento.

Sul piano politico, il nuovo sistema rende quindi decisivo il raggiungimento del 42%. La soglia non serve soltanto a ottenere più seggi: determina infatti se alla coalizione vincente verrà garantita una maggioranza parlamentare oppure se si tornerà a una distribuzione integralmente proporzionale. È questo il punto che può modificare maggiormente gli equilibri tra le forze politiche e le strategie delle coalizioni in vista delle prossime elezioni.