Con 38 voti favorevoli, 12 contrari e un astenuto, il Consiglio ha approvato la relazione conclusiva sul processo di fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, predisposta dal responsabile dell’Ufficio di fusione Fabio Zuccarini. Il documento certifica che, allo stato attuale, non ci sono le condizioni tecnico-giuridiche per completare il percorso entro il primo gennaio 2027 e indica la necessità di un «differimento tecnico».
A pesare sono soprattutto i ritardi nella riorganizzazione dei servizi. Rifiuti, tributi, polizia locale, urbanistica e sociale continuano infatti a essere gestiti separatamente dai tre Enti. A questo si aggiungono contratti con scadenze che arrivano fino al 2028-2036 e sistemi informatici ancora non interoperabili. Una partenza forzata, avverte la relazione, potrebbe provocare «gravi rischi di continuità amministrativa».
L’Ufficio di fusione chiede quindi alla politica di adeguare i tempi dell’istituzione del nuovo Ente a quelli necessari per completare la riorganizzazione, nell’interesse dei cittadini e delle attività economiche del territorio.
Bocciato invece, con 38 voti contrari, 11 favorevoli e 2 astensioni, l’emendamento di Carlo Costantini, promotore del referendum del 2014, che chiedeva di prendere atto del mancato raggiungimento delle condizioni per la fusione e di sollecitare la Regione a intervenire con i propri poteri sostitutivi. In aula, Paolo Sola (M5S) e Massimiliano Di Pillo (Pettinari Sindaco) hanno parlato di «fallimento politico», puntando il dito contro il governo regionale.
Dai sindaci dei tre Comuni sono arrivate posizioni differenti, ma una stessa conclusione: la scadenza del 2027 appare difficilmente sostenibile. Il sindaco di Pescara Carlo Masci ha difeso il valore strategico della fusione e l’ambizione di costruire una grande città «capitale dell’Adriatico», sottolineando però che «l’obiettivo prioritario non è la fretta, ma la qualità del risultato».
Più critico il sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis, secondo cui non è fondamentale rispettare il termine del 2027 o arrivare al 2029, quanto evitare che una fusione affrettata comprometta la funzionalità dei servizi e dell’assetto cittadino.
La sindaca di Spoltore Chiara Trulli ha invece definito la relazione di Zuccarini una conferma delle perplessità espresse negli anni dal suo Comune. Trulli ha ricordato la richiesta formale di rinvio già trasmessa alla Regione e ha evidenziato le carenze del percorso, dalla mancanza di uno statuto condiviso alla scarsa pianificazione dei servizi, fino all’assenza di un vero coinvolgimento della cittadinanza.
Il quadro emerso sembra dunque segnare uno stop alla corsa verso il primo gennaio 2027. La relazione tecnica è stata approvata, ma ora la decisione passa alla Regione, chiamata a valutare un possibile rinvio della nascita della nuova grande città.