La benzina del sindaco non è una vittoria dello Stato ma la sconfitta dell'imprenditore



di Jacopo D'Andreamatteo
Categoria: Riflessioni e Parole
01/09/2026 alle ore 14:11



C'è una storia che in questi giorni viene raccontata come una piccola grande vittoria dell'intervento pubblico nell'economia. A Valle Castellana, piccolo comune abruzzese di poco più di 800 abitanti, il distributore di carburante è gestito dal Comune e vende benzina e diesel a prezzi sensibilmente inferiori rispetto a quelli praticati da molti distributori privati.

La storia è certamente interessante, ma la morale che se ne sta traendo è probabilmente quella sbagliata: a guardarla bene, la "benzina del sindaco" non dimostra affatto la superiorità dello Stato sul mercato.

In un'intervista, il sindaco Camillo D'Angelo spiega con chiarezza come sia stato possibile mantenere bassi i prezzi. Il distributore è self-service, non ci sono dipendenti e non c'è nemmeno il POS. Alla domanda sul perché non sia stato installato un sistema di pagamento elettronico, il sindaco racconta che le commissioni bancarie sono state considerate troppo elevate.

Questa parte della storia è, a mio avviso, molto più interessante dello sconto sul carburante, perché racconta il vero segreto della "benzina del sindaco": costi ridotti al minimo. Lo stesso Comune spiega infatti che il distributore opera sostanzialmente in pareggio: il prezzo viene determinato in modo da coprire i costi dell'impianto, delle utenze, della manutenzione e degli altri oneri di gestione.

Proviamo allora a porci una domanda semplice: è davvero una vittoria dello statalismo? Un'impresa privata che gestisse un distributore dovrebbe remunerare il capitale investito, sostenere i costi del personale, offrire determinati servizi ai clienti e ottenere un margine economico che renda conveniente continuare l'attività. Il Comune può invece perseguire un obiettivo completamente diverso: mantenere il servizio anche senza conseguire un profitto. Ed è qui la differenza fondamentale.

Non è necessariamente sbagliato che un Comune garantisca un servizio essenziale in un'area marginale, soprattutto quando il rischio concreto è la chiusura dell'unico distributore e l'obbligo per gli abitanti di percorrere molti chilometri per fare rifornimento: è precisamente questa la ragione originaria dell'intervento di Valle Castellana. Ma è dire che "in un territorio fragile il Comune interviene per garantire un servizio essenziale che il mercato non riesce più a garantire" è cosa diversa dal dire che "questo dimostra che la gestione pubblica è più efficiente di quella privata".

Se per abbassare il prezzo della benzina bisogna eliminare il dipendente perché costa troppo, eliminare il margine perché non serve, e rinunciare a servizi che hanno un costo economico, allora la domanda diventa inevitabile: dov'è esattamente la superiorità della gestione pubblica? Il Comune non ha scoperto un carburante più economico, non ha inventato una tecnologia rivoluzionaria e non ha trovato un modo per eliminare accise e IVA. Ha fatto una cosa molto più semplice: ha ridotto al minimo il costo della distribuzione e ha rinunciato al profitto — esattamente ciò che farebbe un'impresa privata se potesse operare alle medesime condizioni e con i medesimi obiettivi.

Il caso di Valle Castellana offre uno spunto che meriterebbe una discussione più ampia. Immaginiamo che domani un imprenditore privato decida di aprire un secondo distributore nel Comune: dovrebbe sostenere l'investimento iniziale, pagare o organizzare il personale, sostenere i costi di gestione, offrire sistemi di pagamento elettronico, assicurazioni, manutenzione e, soprattutto, conseguire un margine sufficiente a rendere remunerativa l'attività. E dovrebbe competere con un soggetto che dichiara di voler operare sostanzialmente a pareggio. Quanto sarebbe appetibile quell'investimento? Praticamente per nulla — ed è questo il paradosso.

La lezione più interessante di Valle Castellana potrebbe quindi essere l'opposto di quella che viene raccontata: dimostra quanto sia potente la concorrenza quando costringe gli operatori a interrogarsi continuamente su ogni singola voce di costo. Il sindaco dice sostanzialmente la stessa cosa quando racconta di aver imparato, negli anni, a comprare il carburante nei momenti più favorevoli, monitorando l'andamento dei prezzi e cercando di acquistare in anticipo quando prevede aumenti: è esattamente ciò che un buon imprenditore privato dovrebbe fare.

Il punto, quindi, non è "pubblico contro privato". Quello di Valle Castellana non è un esperimento che dimostra che lo Stato sa fare meglio dell'impresa privata, ma piuttosto l'esempio di come l'imprenditore privato non possa competere con la longa manus dell'impresa pubblica. Il privato deve sostenere costi che il distributore comunale ha scelto di comprimere o eliminare: deve remunerare il capitale, deve avere un margine, deve rendere economicamente conveniente l'attività — e se non riesce a farlo, prima o poi chiude. Ed è esattamente quello che era accaduto a Valle Castellana prima dell'intervento del Comune: il distributore rischiava di chiudere perché l'attività non risultava più sufficientemente remunerativa.

Quindi sì, la benzina del sindaco funziona, ma forse non per la ragione che ci stanno raccontando. Funziona perché il Comune ha potuto permettersi di rinunciare a guadagnare, a differenza di chi deve mantenere una famiglia ed essere in regola con il pagamento delle tasse e di tutti gli altri balzelli che la burocrazia impone. È una scelta legittima e, nel contesto specifico, comprensibile. Ma chiamarla prova della superiorità dello Stato sul mercato sarebbe un errore. Osservata senza pregiudizi ideologici, la pompa di Valle Castellana racconta una storia molto più interessante: è una piccola lezione di economia di mercato.