PERUGIA – Momenti di forte tensione al termine della lettura del dispositivo in Corte d’Appello a Perugia, nel processo d’appello bis sulla tragedia di Rigopiano. Dopo il pronunciamento di assoluzione per l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il suo legale, l’avvocato Cristiana Valentini, è scoppiata in lacrime.
La reazione ha provocato la dura protesta dei familiari delle vittime presenti in aula. In particolare, la madre di Stefano Feniello, una delle 29 persone morte nella valanga del 18 gennaio 2017, ha urlato: «Si piange per la morte di un figlio, non per un’assoluzione», generando un momento di forte tensione tra le parti.
Il processo riguarda le responsabilità legate alla tragedia dell’Hotel Rigopiano, distrutto da una valanga che travolse la struttura nel massiccio del Gran Sasso, nel comune di Farindola, in Abruzzo. Nell’albergo si trovavano 40 persone tra ospiti e personale: 29 morirono, mentre 11 riuscirono a sopravvivere. La valanga, innescata da una combinazione di forti nevicate e scosse di terremoto, è considerata una delle più gravi tragedie naturali in Italia degli ultimi decenni.
Nel corso degli anni il procedimento giudiziario ha coinvolto amministratori locali, funzionari pubblici e responsabili della struttura ricettiva, accusati a vario titolo di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e omissione di atti d’ufficio. In primo grado e nei successivi gradi di giudizio, molte posizioni sono state archiviate o si sono concluse con assoluzioni, mentre alcune condanne sono state pronunciate per singoli imputati.
L'attuale pronuncia della Corte d'Appello di Perugia giunge dopo un rinvio della Cassazione, focalizzandosi in particolare sulla gestione dell'emergenza e sulla viabilità, elementi che i familiari considerano ancora ferite aperte nel sistema dei soccorsi. La tensione registrata oggi conferma quanto il percorso verso l'accertamento della verità storica sia percepito dai parenti come un iter costellato da eccessivi tecnicismi giuridici che, a loro avviso, rischiano di oscurare la responsabilità umana e istituzionale dietro l'isolamento della struttura. Resta ora l'attesa per le motivazioni della sentenza, che dovranno chiarire i presupposti giuridici di questa nuova assoluzione in un clima di sfiducia crescente verso le istituzioni coinvolte.