Alitalia e nuovi soci: la storia infinita. Si va verso l'ennesimo rinvio


Il 2 maggio 2017 la compagnia passava sotto la gestione di tre commissari: ora il suo destino è ancora legato al piano di Ferrovie dello Stato, ministero dell'economia, Delta e un quarto partner


di Leonardo De Santis
Categoria: ABRUZZO
02/05/2019 alle ore 11:42



Sarebbe dovuto essere un dossier da chiudere in fretta al massimo in 6-7 mesi, giusto il tempo di ricevere le manifestazioni di interesse delle società, meglio se già del settore, scegliere la migliore, decidere i dettagli della vendita e ridurre al minimo le conseguenze sulla forza lavoro. Ma dopo due anni, un governo e 900 milioni di euro di prestito pubblico, il faldone Alitalia resta ancora aperto, saldamente nelle mani di un altro esecutivo e di tre commissari straordinari che devono trovare un orizzonte stabile per la compagnia tricolore. 

A breve dovrebbe arrivare la decisione dei commissari Alitalia sull'ennesimo rinvio dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti scaduti due giorni fa, non essendoci grosse novità nonostante per l’appunto siano passati esattamente due anni dall'accesso all’amministrazione straordinaria e un conto molto salato per i cittadini che oltre al miliardo di euro dovranno anche considerare le spese per la gestione commissariale e le varie consulenze.

Ancora oggi Alitalia resta sola, tramortita da fiumi di parole e indiscrezioni, affidandosi agli ultimi 25 giorni prima delle elezioni per trovare una soluzione e un punto di svolta: tre le ipotesi sul tavolo. La prima punta al rinvio di due o tre settimane giusto in tempo per arrivare alla vigilia delle europee senza scavalcare questo termine, convincendo Delta, Ferrovie dello Stato italiane e possibilmente Atlantia a dare il via alla new company Alitalia. La seconda, prettamente politica, potrebbe addirittura arrivare a fine maggio e quindi slittare a dopo il voto per non mettere il caso al centro della campagna elettorale. 

Terza ed ultima possibilità, al momento la meno probabile, resta quella di una chiusura dei termini e la successiva messa in liquidazione della società dato che in due anni nessuno è riuscito a trovare una soluzione: a quel punto potrebbe spuntare fuori l'interesse mai sopito di Lufthansa che porterebbe a casa con un pugno di euro e un'offerta alla "prendere o lasciare" (o forse più alla “vivere o morire”) le spoglie dell’ex compagnia di bandiera; in questo caso si avrà un’azienda ridimensionata ma comunque funzionante anche se con un alto prezzo da pagare in termini di flotta, rotte e personale in esubero.

Nelle ultime ore inoltre sono iniziate a circolare voci circa una chiamata in causa di Invitalia, società statale incaricata di attrarre investimenti e controllata dal ministero dello sviluppo economico, contattata proprio da Luigi Di Maio per intervenire con una ricapitalizzazione.

Ma attualmente il socio più probabile rimane Atlantia, nonostante essa voglia dire gruppo Benetton e quindi Autostrade: infatti dopo il 14 agosto 2018, giorno del crollo del ponte Morandi, i rapporti col governo (sponda Movimento 5 Stelle) sono ai minimi storici. Forse è anche per questo che nei mesi scorsi Luigi Di Maio iniziò a sondare un eventuale interesse del gruppo Toto, già impegnato in una delle vite di Alitalia ma ricevendo risposte negative.

 

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