Come stanno in salute i porti italiani? Dall'Abruzzo alla Puglia è festival di occasioni perse


Ci stanno sorpassando Spagna e Grecia, ma ciò che è più grave è l'assenza di una strategia complessiva



Come stanno in salute i porti italiani? Caratterizzati da piccole e medie dimensioni, cominciano a mostrare segni di difficoltà causati da oggettivi limiti naturali, come i fondali poco profondi, ma anche da debolezze nei collegamenti infrastrutturali che destano non poche preoccupazioni.

La situazione si aggrava se si considera come sul trasporto a breve raggio, attività in cui l’Italia è leader nel mar Mediterraneo, si stia perdendo terreno a vantaggio di altri porti, come quelli greci, spagnoli o nordafricani, nonostante una posizione invidiabile e la crescita del traffico merci trainata dal raddoppiamento del canale di Suez. 

L’ultimo labile tentativo per tentare di progredire in questo settore risale al 2016, quando con la riforma portata avanti dall’ex Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, i nostri 57 porti di carattere nazionale sono stati raggruppati in 15 zone denominate Autorità di sistema portuale. L’idea di base era di aumentarne l’efficienza, ma ad oggi i sistemi portuali cercano di fare tutto, scontrandosi spesso e privilegiando più i propri interessi che quelli reali del Paese.

 

QUI ABRUZZO

In terra abruzzese, affidata all’Autorità del sistema portuale di Ancona (e già questo dice molto), la situazione è precipitata più volte a causa di numerose imbarcazioni rimaste incagliate nei fondali troppo bassi, rendendo necessario l’intervento di alcuni operatori del porto di Pescara che hanno dovuto effettuare una serie di manovre per diverse ore prima di poter “liberare” le barche. Ma il clou dopo quelle spiacevoli occasioni si raggiunse quando non fu trovata altra soluzione se non predisporre un approdo alternativo ad Ortona, misura che chiaramente non può bastare a risolvere i problemi del porto.

Ne consegue come i mancati dragaggi siano l’emblema e rispecchino a pieno l’intera situazione portuale dell’Italia, trascurata e abbandonata a se stessa.

 

OCCASIONI PERSE

Altra notevole pecca dell’attuale Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli è stata la mancata relazione sull’operazione al porto di Gioia Tauro tra Contship e Til sulle quote azionarie di Mct, dai contenuti finanziari immensi, che potrebbe avere effetti sul resto della portualità italiana. Infatti non c’è traccia di atti sul reale piano industriale, conseguente al nuovo assetto societario di Gioia Tauro né di come si è provveduto a verificare le intenzioni sul mantenimento degli impegni della Contship Italia che, come realtà imprenditoriale terminalista, è presente in altri quattro porti italiani, su due dei quali, Cagliari e La Spezia, ci sono forti timori sullo sviluppo e sulla tenuta occupazionale. Inoltre il Ministro non ha neppure riferito i riflessi e i contenuti sui porti italiani del memorandum con la Cina.

Alla luce di tutto ciò, appare evidente come questo sia un modo di agire che continua purtroppo a giustificare mancati controlli e interventi del ministero vigilante sull’inerzia delle Autorità di sistema portuale, sempre meno soggetti terzi.

Infine il governo con questo atteggiamento tende a trascurare l’esigenza e l’opportunità di valorizzare il lavoro come patrimonio collettivo di un asset così importante per lo sviluppo del Paese come quello portuale. Insomma, regna forte preoccupazione per come si sta affrontando un settore di vitale importanza per l’Italia nello scacchiere internazionale della movimentazione delle merci.

 

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