Belt & Road Initiative, pro e contro della Nuova Via della Seta


Ecco cosa accadrebbe se l'Italia dovesse aderire al progetto cinese


di Anna Di Donato
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
14/03/2019 alle ore 14:22



Stop a informazioni e materiali riservati, quali, ad esempio, attrezzature militari nei porti di Genova o Trieste. Un' ipotesi che potrebbe rivelarsi concreta se l’Italia dovesse aderire alla Nuova Via della Seta (Belt&Road Iniziative, ndr) della Cina.

Progetto che gli Usa non digeriscono e che anzi, sta irritando non poco la Casa Bianca. Proprio in questi giorni un portavoce del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo ha fatto sapere che agli americani “preoccupa l’opacità e la sostenibilità della “Belt & Road Iniziative”, ragion per cui gli Usa esortano l’Italia a vagliare con attenzione gli accordi sugli scambi, sugli investimenti e sugli aiuti commerciali, per essere certi che siano economicamente sostenibili, in linea con i principi di apertura e della correttezza del libero mercato, nel rispetto della sovranità e delle leggi”. 

Ma non è tutto, perché Garrett Marquis, portavoce del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, ha fatto sapere che se l’Italia aderirà al suddetto progetto, “non ci saranno conseguenze sull’Alleanza atletica” ma “siamo seriamente preoccupati per le conseguenze dell’operatività dell’Alleanza, specialmente con riguardo alle comunicazioni e alle infrastrutture fondamentali per sostenere iniziative miliari comuni”. La Casa Bianca, in sostanza, potrebbe non condividere più informazioni riservate come i report dell’intelligence se il governo giallo verde dovesse acquistare equipaggiamenti di telecomunicazioni dall’azienda cinese Huawei. Gli Usa, inoltre, non invierebbero più materiale sensibile nei nostri porti, a Genova e Trieste. Marquis chiarisce ulteriormente le sue dichiarazioni: “Stiamo mettendo in guardia numerosi Paesi dai rischi insiti nella “Belt & Road Iniziative”. L’Italia per noi rappresenta un caso particolare, perché è un grande Paese, nostro alleato e fa parte del G7. Forse la Cina è in pressing sull’Italia perché pensa sia un Paese economicamente vulnerabile e politicamente manipolabile”. 

Tuttavia, gli avvertimenti non sono solo per l’Italia, ma anche per la Germania, cui è stato consigliato di fare attenzione a collaborare con Huawei o altre aziende connesse al 5G (internet velocissimo capace di far “dialogare” anche gli oggetti), altrimenti non potrà più esserci lo stesso livello di cooperazione con i servizi segreti tedeschi. 
Su questo progetto, tuttavia, la Lega ha molte perplessità, mentre sta a cuore al Movimento 5 Stelle. 

CONFINDUSTRIA

Nel frattempo, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, apre ad accordi non a senso unico, considerandoli un’opportunità se si punta su un’industria forte che va a vendere in Cina e non si trasforma l’Europa in un continente di consumatori che comprano solo prodotti cinesi”. 
Il presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, spiega a Impaginato la sua posizione.

"Naturalmente l’accordo con i cinesi va valutato attentamente e soprattutto va valutato in ordine all’incidenza che tale accordo può avere nell’ambito degli accordi tradizionali con i nostri partner. In particolare, con gli Stati Uniti ma anche nell’ambito di una posizione unitaria europea. Non ci possono essere fughe in avanti di un singolo Paese, perché ciò andrebbe, in buona sostanza, a fare una sorta di cavallo di Troia in una compagine di Stati legati da interessi comuni, come appunto la Comunità Europea". 

Come giudica la possibile presenza dei cinesi al porto di Trieste? "È una valutazione anche questa che va presa con molta attenzione, perché l’accordo che abbiamo preso in considerazione e abbiamo valutato mi sembra sia abbastanza ampio e conceda ai cinesi delle prerogative importanti che vanno appunto valutate come impatto generale sul Paese". 

Che benefici avrebbe la dorsale adriatica? "Questa è una valutazione che deve essere fatta, bisogna che si facciano degli approfondimenti per capire che uso intendano fare i cinesi del porto di Trieste, perché se deve essere un approdo per merci esclusivamente cinesi, per invadere i nostri mercati e quindi fare concorrenza al nostro sistema imprenditoriale e manifatturiero, ciò ovviamente si rivelerebbe una forte penalizzazione per il nostro sistema. In quest'ottica, bisogna che gli accordi siano stringenti". 

Ma si può privatizzare senza svendere? "Certo, vanno fatte le giuste valutazioni e il cosiddetto costo-benefici va fatto su questa operazione. Ripeto, per quanto riguarda sempre il porto di Trieste vanno valutate con attenzione le finalità che i cinesi intendono attribuire a questo accordo". 

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