Barbara torna a Rete8: licenziamento illegittimo



di Lilli Mandara
Categoria: Maperò
30/07/2017 alle ore 07:55



Reintegrata. Barbara Orsini, la giornalista di Rete8 licenziata a maggio scorso dopo 18 anni di lavoro per un WhatsApp audio privato, dovrà tornare al suo posto di lavoro ed essere risarcita. Lo ha stabilito il giudice del Tribunale del lavoro di Chieti Ilaria Prozzo con la sentenza del 28 luglio scorso.

Licenziamento illegittimo in quanto “non sorretto da giusta causa”. La società editrice (che fa capo all’imprenditore Luigi Pierangeli, comproprietario della testata “Il Centro”) è stata condannata a reintegrare Barbara (assistita dall’avvocato Leo Brocchi) nel suo posto di lavoro e al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni maturate dal licenziamento a oggi, al pagamento dei contributi e agli interessi legali.
Il WhatsApp mandato dalla Orsini a una dipendente amministrativa di Rete8 a marzo scorso, le costa il posto di lavoro: dentro c’è uno sfogo, espressioni colorite rivolte a un esponente della società editrice, di quelle che a chiunque capita di fare, e affidato a quella che la giornalista riteneva un’amica. Una ferita profonda, dolorosissima, il tradimento dell’amica. Barbara lamenta un’ingiustizia, una discriminazione, per questo si sfoga con lei: l’editore da mesi non le paga più il parrucchiere, e può sembrare un privilegio ma non lo è per chi deve andare in video, soprattutto alla luce del fatto che a tutte le altre colleghe della tv il servizio continua ad essere pagato regolarmente. Persino a chi, in maternità, non lavora da mesi.
Uno sfogo no, non può diventare giusta causa di licenziamento, dice il giudiceProzzo.

“Le espressioni utilizzate dalla ricorrente nei messaggi audio inviati alla collega di lavoro, pur essendo poco eleganti, costituiscono il frutto di uno sfogo assolutamente estemporaneo, privo di intenti offensivi o denigratori nei confronti del datore di lavoro ed inidoneo, come tale, a ledere l’immagine o il decoro della società editrice e a provocare un danno economico”, scrive il giudice del lavoro.

Quelle frasi sono rimaste confinate

“nell’ambito di una conversazione tra colleghe, non sono state diffuse all’esterno e sono state conosciute dal datore di lavoro solo perché la collega, che ha raccolto lo sfogo e le confidenze della ricorrente, ha deciso di informare la società datrice di lavoro”.

Insomma, uno sfogo legittimo e privato a una collega (amministrativa) che doveva occuparsi del suo caso e con cui aveva rapporti di amicizia. In più Barbara Orsiniaveva più volte segnalato con mail il problema allo stesso esponente della società. Nessuna risposta. Anzi, un giorno scopre che nel bar vicino alla televisione, tutti si dimostrano al corrente della sua lamentela, e per questo la cameriera le fa persino una battuta “derisoria” sul parrucchiere negato.

Come sono andate realmente le cose lo racconta la stessa giornalista al giudice:

“A quel punto, visto che di questo problema avevo parlato solo con due persone, la mia amica-collega e l’esponente della società, le mandai un messaggio per rappresentarle quanto successo e lei mi disse che era impegnata in quel momento e che avrei dovuto mandarle un messaggio vocale per spiegarle meglio l’accaduto. Io a quel punto le mandai i messaggi di cui alla contestazione disciplinare”.

Sembra quindi una trappola cucita a tavolino: quel messaggio viene poi ritagliato, in modo da lasciarci dentro solo le espressioni più colorite, e mandato alla proprietà. Ma il giudice scrive:

“E’ evidente che le frasi non sono state dettate dall’intento di offendere ma sono solo il frutto di un forte disappunto della ricorrente per una situazione spiacevole venutasi a creare nell’ambiente lavorativo e percepita dalla ricorrente come ingiusta e discriminatoria”.

Insomma non rappresentano né un’ingiuria né una diffamazione. Barbara tornerà quindi dietro la sua scrivania e in video: il giudice ha ordinato “l’immediata reintegrazione”.
ps: e ieri, dopo mesi in cui il suo telefono è rimasto muto, Barbara ha ricevuto i suoi primi calorosi messaggi di solidarietà anche da parte dei colleghi della tv. In bocca al lupo.

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