Manovra e pensione: quota 100, ecco chi sono le grandi escluse


Le donne penalizzate dalla nuova riforma? Cosa ne pensano le dirette interessate


di Anna Di Donato
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
11/01/2019 alle ore 17:09



Sono le donne le grandi escluse dalla Quota 100? Nel settore privato, la media dei versamenti effettuati dalle donne è di 25 anni e mezzo di contributi previdenziali contro i 38 degli uomini. Un divario che basta per spiegare il perché le donne (che necessitano di almeno 62 anni e 38 anni di contributi per anticipare la pensione) siano state penalizzate dalla nuova riforma. Un divario spesso caratterizzato da carriere discontinue, precarie o interrotte dalla maternità, oltre a pensioni più povere.

Tra l’altro, con l’Opzione Donna, le dipendenti nate entro il 31 dicembre 1960 e le autonome nate entro il 31 dicembre 1959 possono lasciare il lavoro prima ma con 35 anni di contributi maturati entro la fine del 2018, contributi superiori alla media, con un ricalcolo dell’assegno totalmente contributivo. Ciò implica una riduzione del 20-25%. 

Ma come reagiscono le donne di fronte a questa nuova penalizzazione? Per saperne di più, Impaginato.it lo ha chiesto all’assessore regionale alle Pari Opportunità Marinella Sclocco, alla giornalista di Radio In Blu Chiara Placenti, all’economista, editorialista e docente Politiche welfare e Attive Università Modena-Reggio Emilia Alessandra Servidori e l’allenatrice di pattinaggio artistico Stella Cantelli

SCLOCCO

Mi fa rabbia vedere che ancora una volta le donne vengano messe da parte. In termini di vita  professionale le donne sono già penalizzate per retribuzione rispetto agli uomini ma non solo, devono continuamente combattere contro la precarietà, per la tutela della maternità o per riuscire a mantenere il lavoro ottemperando anche alla cura dei famigliari con difficoltà o dei figli. Ed ora, vengono bistrattate anche come contribuenti. Per vincere queste sfide bisogna avere una grande sensibilità, capacità di ascolto e senso della realtà. Tutte cose che, per quello che vediamo ogni giorno, mancano al nostro attuale governo. Spero che arrivino presto notizie che confermino misure correttive a favore delle donne e se non dovessero esserci, come sempre saremo pronti a dare battaglia. Da donna, per e con le donne, come ho fatto in questi anni in Regione, continuerò il mio impegno affinché i nostri diritti siano sempre tutelati, a tutti i livelli.

PLACENTI 

Sono perplessa. Si sa che il percorso di una lavoratrice è generalmente meno lineare e continuo non solo per la maternità ma anche perché quasi sempre cura e assistenza ai familiari ricadono sulla donna, che difficilmente raggiungerà i 38 anni di contributi  previsti da quota 100. Per chi non arriva ai 38 anni resta Opzione donna, che è stata prorogata con l’innalzamento di un anno per andare in pensione, che prevede però una sforbiciata onerosa fino al 20-25% dell’assegno. Credo che in poche potranno prendere una scelta con serenità, perché molto dipenderà da contesto e reddito familiare. 

CANTELLI

Quasi tutto l’apparato tecnico di quota 100 sembra a vantaggio di lavoratori maschi, secondo la mia analisi. La misura, che rappresenta uno dei cavalli di battaglia del leader della Lega e adesso Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, prevede delle soglie di contributi da versare piuttosto elevati che secondo molti sono soglia che agevola l’uscita solo a determinate tipologie di individui.

Si tratta di lavoratori che hanno avuto la fortuna di avere carriere lunghe e continue... I 38 anni di contributi necessari per accedere a quota 100 per chi ha 62, 63 o 64 anni per esempio, rappresentano un ostacolo arduo da superare per le donne che spesso sacrificano carriera e lavoro per le necessità della loro famiglia.

Lo stesso discorso può essere fatto per i lavoratori precari, quelli che specie negli ultimi anni hanno avuto carriere frammentate, con periodi di inattività, lavori saltuari o a termine...

 

 

SERVIDORI

Il problema è, semplicemente, che le donne non riescono ad arrivare alla contribuzione che serve perché di solito entrano tardissimo nel mercato del lavoro. Gli ultimi dati Istat confermano che siamo in fondo alla graduatoria europea: le italiane sono le donne più disoccupate e non perché non cercano lavoro, anzi, vorrebbero entrare nel mercato del lavoro.

Infatti, quando ci sono, vorrebbero restarci avendo ovviamente la possibilità di una maggiore flessibilità soprattutto di orario per poter conciliare tempi di vita e tempi di lavoro. Ciò non è consentito perché le domande di part-time vengono respinte spesso dalle aziende e soprattutto il famoso lavoro a distanza che doveva essere il tipo di lavoro del secolo si è rivelato difficile da realizzare perché ci sono lavori che è impossibile fare da una posizione distante dall’azienda.

Il problema vero è che alle donne manca la contribuzione necessaria perché ci si allontana dalla vita attiva per via dei bambini da tirar su e soprattutto il periodo di contribuzione, la cosiddetta maternità facoltativa in cui ovviamente viene concessa la possibilità di restare a casa per accudire i bambini non prevede versamenti contributivi, così come il periodo in cui bisogna accudire i genitori che si ammalano, ragion per cui quota 100 penalizza moltissimo le donne.

È come l’Opzione Donna, anche quella una favola. Dal punto di vista dei processi riformatori è tutto contro le donne…non è un Paese per donne che vogliono lavorare…di fatto, questa Quota 100 massacra la possibilità di una decente terza e quarta età. 

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