Brexit, Trump e Crimea: come cambia la geopolitica secondo l'abruzzese Valloreja


Il ragionamento è apparso in un articolo apparso giorni fa sul sito di "Frontiere



In un articolo apparso giorni fa sul sito di "Frontiere – Rivista di Geocultura", lo scrittore abruzzese Lorenzo Valloreja, ormai noto negli ambienti sovranisti per la sua ultima pubblicazione intitolata "Al di là' del pregiudizio – saggio sul perché l'Italia per rinascere debba tassativamente: uscire dall'Unione Europea; uscire dall'Euro; uscire dalla  Nato; allearsi alla Russia di Putin", ha dichiarato che "a seguito della crisi di Crimea, la Brexit e l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, diversi esponenti dei poteri forti hanno convenuto sulla inderogabile necessità di passare ad un'ulteriore fase di cessione di sovranità da parte degli Stati facenti parte l'Ue ".

Questa volta ad essere colpita, sempre secondo Valloreja, sarà il settore della Difesa dei singoli Stati: "Infatti, dopo aver rinunciato al diritto di stampare cartamoneta, Bruxelles ci sta chiedendo, lentamente ma inesorabilmente, di buttare la pistola a terra e di alzare le mani al cielo "

"Tale passaggio avverrà tramite la "PeSCo" (Permanent Structured Cooperation), uno strumento nato dal Trattato di Lisbona, la cui finalità è ufficialmente quella di ovviare alle difficoltà di bilancio nel settore della difesa di taluni piccoli Paesi, unitamente alla necessità di una difesa rapida dell'Europa da qualsiasi potenziale nemico, ivi compresa la pacifica Russia putiniana. Ma nella realtà, continua lo scrittore abruzzese, "tanta solerzia, è solo da individuarsi nel binomio franco/tedesco e nei loro rispettivi equilibri ed interessi. Infatti la scorsa primavera, l'esercito tedesco, che già aveva integrato al proprio interno tre brigate olandesi, ora potrà contare anche sull'81° brigata meccanizzata delle forze armate rumene e  della 4° brigata ceca di reazione rapida. Con questa mossa di stampo napoleonico,  la Germania si è assicurata, a costo zero, un aumento notevole della propria "massa pesante di manovra". Tale iniziativa non ha solo allarmato Mosca, già infastidita dalle pressioni Nato nei Paesi baltici e non solo, ma ha soprattutto impensierito l'Eliseo che, con questa azione, teme un disequilibrio delle forze in campo, in ambito Ue, ad uso e consumo della Germania, e questo accade proprio nel momento in cui Parigi è, con i suoi circa 300 ordigni atomici, sia l'unica Potenza, tra gli appartenenti all'Unione Europea, ad avere un rilevante arsenale balistico, sia  l'unico Paese che possa far valere il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Sarebbe dunque una grande iattura per i transalpini se tanta grazia venisse sprecata o meglio venisse usata solo per favorire gli interessi teutonici".

"Così Macron ha convinto un'Italia umiliata, in quel di Libia, ad inviare un Battaglione (450 uomini) in Niger per dar man forte ai francesi. A tal riguardo é bene ricordare che i nostri cugini hanno in Niger soprattutto dei grandissimi interessi minerari riguardo l'Uranio. Ora, se il Niger se la passa senz'altro male il nostro Paese non è che stia proprio tanto bene, vittima com'è di un'intensa campagna di deindustrializzazione che ormai dura da ben trent'anni, e, ciliegina sulla torta, ben presto, grazie alla PeSCo ed altrettanti accordi futuri e similari, sarà privato della sua più importante arma, cioè della flotta della Marina Militare. Infatti, come già riportato nel mio ultimo libro, "Al di la' del pregiudizio– saggio sul perché l'Italia per rinascere debba tassativamente: uscire dall'Unione Europea; uscire dall'Euro; uscire dalla  NATO; allearsi alla Russia di Putin", pochi sanno che, anche se la Seconda Guerra Mondiale l'abbiamo persa, l'Italia è ancora tra le prime dieci marine militari al mondo piazzandosi al IX posto per qualità dei battelli e tonnellaggio".

Per la Francia di Macron, che ha ancora degli importanti interessi nel Mediterraneo, controllare la  nostra Marina potrebbe essere la chiave di volta per garantirsi, da qui ai prossimi 50 anni, in primis una posizione di tutto rispetto nel ranking mondiale – passando così, dall'attuale VI posizione, alla IV, subito dopo la Cina e prima del Giappone, tanto per intenderci – e successivamente l'assoluta supremazia militare in Europa con conseguente contenimento della Germania e degli interessi che quest'ultima persegue; "tutto il resto", è proprio il caso di dirlo,  "è noia!" ivi compresa la prima scuola militare per ufficiali del futuro esercito europeo che dovrebbe essere destinata a Napoli presso la nostra prestigiosissima Nunziatella".

Alla luce di tutto ciò fa dunque bene il Presidente ungherese Orban che, a differenza dei suoi omologhi e vicini europei, dichiara con un candore quasi sorprendente di volere che " l'Ungheria si rialzi dalle sue ginocchia " per tornare ai suoi antichi fasti e per farlo, con altrettanta chiarezza, lo statista magiaro dice di volersi ispirare al Presidente Putin. Ebbene, lo stesso dovrebbero volere e fare i nostri politici nazionali, e non, come al solito, accodarsi ai diktat di Bruxelles o meglio alle veline provenienti ora da Parigi ora da Berlino".

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