Rigopiano un anno dopo: promossi (pochi), bocciati e indagati


Bocciata, su tutta la linea, la catena di comando della Protezione civile e la gestione de parte della Prefettura pescarese. Bocciate anche la Regione e la Provincia



E’ mercoledì 18 gennaio e in Abruzzo, come in gran parte dell’Italia, è emergenza maltempo. La neve nell’entroterra supera i due metri. Intorno alle 17 una valanga di neve e detriti di immani proporzioni si distacca da una linea di cresta del monte Siella, che fa parte del massiccio del Gran Sasso, sino a raggiungere il resort di Farindola, l'Hotel Rigopiano, attraverso un canalone coperto da un faggeto. La valanga travolge l'albergo, sfondandone le pareti e spostandolo di circa dieci metri verso valle rispetto alla posizione originaria, e precipita ancora più a valle interrompendo le vie di collegamento con il paese.

Nel resort ci sono 40 persone: 28 ospiti, tra cui quattro bimbi, e 12 dipendenti. Il bilancio è pesantissimo: 29 le vittime. Si tratta della tragedia più grave causata da valanga avvenuta in Italia dal 1916, e dal 1999 in Europa.

Ad un anno dalla tragedia, la ferita per l’Abruzzo è ancora aperta. Molti restano ancora i nodi da sciogliere. La lista degli indagati coinvolti nell’inchiesta si è allungata, molte intercettazioni telefoniche - in vari casi imbarazzanti - sono state rese pubbliche. I familiari delle vittime, nel frattempo, sono ancora in attesa di giustizia.

 

BOCCIATI

La tragedia dell'Hotel Rigopiano ha messo in luce gravi carenze, ritardi culturali e organizzativi, deficit burocratici che affondano le radici nel passato. Bocciata, su tutta la linea, la catena di comando della Protezione civile e la gestione de parte della Prefettura pescarese. Bocciate anche la Regione e la Provincia degli annunci, dei piani neve pronti, ma pronti solo nei cassetti. Riunioni, tavoli tecnici e piani neve elaborati nei giorni che precedono l’emergenza meteo si traducono in un mare di chiacchiere. E in un mare di vergogna.

 

REGIONE

Tanti i dirigenti regionali finiti sotto inchiesta, tutti accusati di condotte colpose per negligenza, imperizia e imprudenza e violazione di norme di legge perché, scrive la procura: “Nonostante incombesse su ciascuno dei suddetti funzionari di attivarsi affinché venisse dato corso quanto prima alla delibera per la realizzazione della carta di localizzazione dei pericoli di valanga riguardante tutto il territorio regionale, non si attivavano in alcun modo”, neppure stanziando i fondi nel bilancio regionale. La Carta- a giudizio della magistratura- avrebbe individuato in Rigopiano “un sito esposto a tale pericolo”.

Dal 1992 la legge regionale n.47, aveva imposto che venisse redatta una carta di localizzazione del pericolo valanghe a cura del Servizio di Protezione civile, e altre delibere negli anni successivi avevano confermato questa necessità. Non lo fece nessuno e nessuno mise i soldi in bilancio fino al 6 febbraio 2017. Venti giorni dopo la tragedia, il dirigente Sabatino Belmaggio predispone 1.300.000 euro per completare la redazione della Carta.

 

FARINDOLA

L’attuale sindaco del Comune di Farindola e i suoi predecessori hanno omesso di adottare un nuovo piano regolatore che avrebbe individuato “nella località di Rigopiano un sito esposto a forte pericolo di valanghe” e così hanno rilasciato i permessi per la costruzione dell’Hotel. Ma anche una volta costruito, il nuovo prg se fosse stato approvato, avrebbe consentito di emettere le prescrizioni idonee “a salvaguardare la pubblica e privata incolumità dal rischio valanga e l’immediata sospensione di ogni utilizzo, in stagione invernale, del suddetto albergo”. Di questo sono accusati gli ex sindaci Massimiliano Giancaterino, Antonio De Vico, il sindaco Ilario Lacchetta, il tecnico Enrico Colangeli, e il geologo Luciano Sbaraglia.

La procura contesta inoltre al sindaco Lacchetta altre responsabilità: avrebbe potuto e dovuto sgomberare l’albergo, così come aveva firmato l’ordinanza di chiusura delle scuole, e avrebbe dovuto farlo sin dal 15 gennaio, quando annunciava su Facebook l’apertura del Coc (centro operativo comunale) per l’emergenza neve.

 

PROVINCIA

“Nessuno degli amministratori e funzionari della Provincia adottava le condotte dovute” in occasione dell’annunciata emergenza neve – si legge negli atti della procura- e non si adoperava neppure per operare la doverosa ricognizione dei mezzi spazza-neve. Per questi motivi sono Indagati il presidente Di Marco, i dipendenti Paolo D’Incecco, Mauro Di Blasio, Tino Chiappino, il comandante della polizia provinciale Giulio Honorati per condotte colpose connotate da “negligenza, imperizia imprudenza”.

In particolare, la procura sottolinea che D’Incecco nel piano di reperibilità del 2016-2017, contrariamente agli anni precedenti, non aveva scritto della possibilità del verificarsi di valanghe. E che la Provincia disponeva di una sola turbina che dal 6 gennaio era fuori uso, abbandonata in officina.

Secondo la Procura infatti la Provincia avrebbe dovuto “attivare la fase di attenzione e di allarme; attivare la sala operativa di protezione civile, fare una ricognizione dei mezzi spazza neve, sostituire quello rotto, chiudere al traffico la provinciale numero 8, e il sindaco di Rigopiano avrebbe dovuto dichiarare l’inagibilità dell’hotel.”

 

PREFETTURA

Tra indagati spuntano pure l’ex prefetto Provolo, la dirigente Ida De Cesaris e il capo di gabinetto Leonardo Bianco, “perché si attivarono in netto ritardo”. Soltanto alle 10 del 18 gennaio scorso Provolo invitò gli operatori della prefettura a scendere nella sala della protezione civile tanto che il centro di soccorsi si attivò solo a mezzogiorno. Nonostante ci fossero piani e leggi che avrebbero imposto una diversa condotta.

“Attivandosi il prefetto ormai troppo tardi – scrive la procura – solo alle 18.28 del 18 gennaio scorso nel chiedere l’intervento di personale e attrezzature dell’esercito italiano per lo sgombero della neve, rese impossibile a tutti gli ospiti dell’albergo e al personale di allontanarsi, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto”.

 

PROMOSSI

Come è normale che sia, sono pochi gli aspetti edificanti di una vicenda costata la vita a 29 persone. Gli unici promossi, a pieni voti, per aver svolto un ruolo decisivo in quei terribili giorni di emergenza sono loro, gli eroi “normali”: gli uomini e le donne dei Vigili del fuoco, i volontari del Soccorso Alpino e della Protezione Civile, gli operatori di Guardia di finanza, Carabinieri, Polizia, Croce Rossa e 118 che dopo la valanga intervennero al resort, ingaggiando una lotta epica contro il tempo e contro le avversità metereologiche, senza mai perdere la speranza.

E' così che sono riusciti a salvare 11 persone. Fondamentali le loro professionalità, ma anche l'umanità - testimoniata dai video circolati successivamente - con la quale hanno gestito i momenti più delicati e in particolare il salvataggio dei bambini.

Per il Capo dello Stato Sergio Mattarella, i soccorritori di Rigopiano hanno rappresentato “un modello di efficienza, grande capacità di organizzazione, di tecnica ma soprattutto una generosa abnegazione”. I soccorritori dell'hotel di Rigopiano sono stati ringraziati personalmente dal presidente della Repubblica: “senza questa abnegazione a costo di rischi personali– aveva sottolineato in quell’occasione- non sarebbe stato possibile salvare i superstiti dell'enorme valanga”.

Sono state le prime squadre con gli sci d’alpinismo ad aver raggiunto la struttura crollata nella notte successiva alla tragedia, portando primi soccorsi ai due sopravvissuti che si erano rifugiati in auto, Giampiero Parete e Fabio Salzetta. Nei giorni a seguire il Soccorso Alpino ha messo in campo più di 400 tecnici specializzati provenienti da tutte le regioni d’Italia, fino alla conclusione delle operazioni.

Ad occuparsi sin dalle prime ore dei familiari dei dispersi prima presso l'ospedale di Penne e poi in quello di Pescara sono stati invece gli Psicologi per i Popoli Federazione, ed in particolare le dottoresse Maria Rosa Marsico ed Alessandra Curtacci dell"Associazione Psicologi per i Popoli Abruzzo.

 

IL DOCUFILM DI SANTORO

I familiari delle 29 vittime, che inizialmente avevano protestato, dopo aver visto in anteprima il documentario realizzato dal giornalista Michele Santoro, hanno riconosciuto il valore e il senso del lavoro, autorizzando la messa in onda dello stesso.

Così il 2 giugno scorso, in occasione della Festa della Repubblica, Santoro presenta “C’è qualcuno- la tragedia di Rigopiano”, un documentario realizzato interamente con filmati originali dei Vigili del fuoco realizzati durante i soccorsi all’Hotel Rigopiano di Farindola nel gennaio scorso.

L’opera nasce con l’obiettivo di celebrare lo straordinario lavoro di quegli eroi “normali” che non hanno mai messo di scavare, né di sperare, perché volevano salvare i superstiti e “celebra i Vigili del fuoco che si sono infilati in quei buchi, i sopravvissuti che si preoccupavano più della salvezza degli altri che di loro stessi, e – si legge sul sito ufficiale del giornalista- quei bambini che hanno resistito nel buio tenendosi per mano”.

“C’è qualcuno- ha spiegato Santoro- è l’urlo costante che accompagna le fotoelettriche e le torce che si fanno strada nel freddo e nel buio delle macerie dell’albergo sepolto dalla valanga. E con queste immagini, per la prima volta trasmesse in tv, e con il loro racconto vivo, come una diretta sul campo, è come se i Vigili del fuoco ci portassero all’interno di quelle macerie a condividere fatica, disperazione, tenacia, gioia, commozione, speranza”.

 

INCHIESTA

Ilario Lacchetta, sindaco di Farindola, Antonio Di Marco, Presidente della Provincia, Bruno Di Tommaso, direttore dell’hotel Rigopiano, Paolo D’Incecco, dirigente della Provincia di Pescara Mauro Di Blasio, responsabile Servizio Viabilità Provincia di Pescara, Enrico Colangeli, tecnico Comune di Farindola, Pierluigi Caputi, ex direttore ai Lavori pubblici e Ciclo idrico integrato della Regione Abruzzo, Carlo Giovani, dirigente del Servizio Prevenzione Rischi della Protezione Civile della Regione Abruzzo, Vittorio Di Biase, direttore dipartimento Opere Pubbliche Regione Abruzzo, Emidio Primavera, dirigente della Regione Abruzzo, Sabatino Belmaggio, dirigente della Regione Abruzzo, responsabile rischio incendi boschivi e valanghe, Andrea Marrone, consulente di Di Tommaso, Luciano Sbaraglia, tecnico geometra redattore della relazione geologica e geotecnica per la manutenzione straordinaria dell’hotel Rigopiano, Marco Del Rosso, della società titolare dell’hotel, Massimiliano Giancaterino, sindaco di Farindola dal 2004 al 2009, Antonio De Vico, sindaco di Farindola dal 2009 al 2014, Antonio Sorgi, direttore Direzione Parchi, Territorio e Ambiente, Giuseppe Gatto, tecnico pratiche di ristrutturazione dell’hotel Rigopiano, Giulio Honorati, comandante polizia provinciale, Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il piano provinciale, Leonardo Bianco, capo di Gabinetto del Prefetto di Pescara, Ida De Cesaris, dirigente Protezione Civile sala operativa, Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara.

Sono i 23 indagati che compaiono nell’inchiesta aperta dalla procura di Pescara sulla vicenda, per accertare eventuali responsabilità circa l'idoneità della struttura portante dell'albergo, il luogo della costruzione dell'edificio rispetto al rischio valanghe e il presunto ritardo dei soccorsi a partire dalle comunicazioni della tragedia.

Inadempienze, negligenze, sciatterie, omissioni che la Regione, il Comune di Farindola, la Provincia di Pescara e la stessa Prefettura che -sulla base delle ipotesi accusatorie- avrebbero dovuto evitare.Quell’albergo non doveva essere costruito e comunque non avrebbe potuto restare aperto d’inverno. Il resort, a seguito della ristrutturazione del 2007 con l'introduzione di un centro benessere, infatti, era già stato al centro di una inchiesta per presunto reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. Nel 2016, però, vennero tutti assolti perchè "il fatto non sussiste".

E non solo: sempre secondo gli inquirenti, nonostante le allerta meteo, nessuno si è attivato per mettere in sicurezza gli ospiti dell’Hotel.

I reati ipotizzati vanno dall’omicidio colposo plurimo al disastro colposo alle lesioni colpose plurime e all’omessa collocazione di cautele atte a prevenire gli infortuni sul lavoro. Ad altri come sindaco ed ex sindaco di Farindola anche il falso e l’abuso.

Al momento il procuratore Massimiliano Serpi, titolare dell’indagine insieme al Pm Andrea Papalia, è stato di parola nell’assicurare che entro un anno dalla tragedia si sarebbe chiusa l’inchiesta. Gli interrogatori infatti sono stati portati a termine e entro poche settimane dovrebbe arrivare l’avviso di conclusione delle indagini propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio.

 

MATTARELLA INVITATO DAI FAMILIARI 

A dieci giorni dal primo anniversario della strage, le famiglie delle vittime di Rigopiano invitano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla giornata del ricordo. Ancora da completare nel dettaglio il programma della giornata. Ci sarà una preghiera davanti alle macerie del resort, a Rigopiano, una messa a Farindola e una cerimonia nel palazzetto dello sport a Penne, che nei giorni della tragedia era diventato la base dei soccorritori. Si esibiranno la Fanfara dei carabinieri e il cantante abruzzese Piero Mazzocchetti.

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