Chi esulta e chi no in Abruzzo: tutti gli effetti del referendum lombardo veneto


Tranchant il parlamentare dei Cinque Stelle Colletti: "Ho più paura a far gestire i soldi dell'Abruzzo a D'Alfonso and company"


di Isabella Falco
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
24/10/2017 alle ore 09:37



Chi esulta e chi no in Abruzzo: tutti gli effetti del referendum lombardo veneto. In Lombardia e in Veneto ha vinto il "Sì" al referendum per l'autonomia. Nella regione governata da Luca Zaia, dove era previsto il quorum del 50%, alla chiusura dei seggi si sfiora il 60.  Un pò meno in Lombardia con un quorum del 40. Nell'immediato non cambierà nulla, perché le due Regioni leghiste non avranno subito più autonomia e non si aggiungeranno automaticamente alle cinque a statuto speciale già esistenti.

(Qui il commento del politologo Gianfranco Pasquino)

Il referendum è consultivo e non vincolante, ma sicuramente le due regioni avranno maggiore peso sui tavoli delle trattative in determinate materie. Come conseguenza di maggiore autonomia, la richiesta sulla quale le regioni si sono spese maggiormente, è di trattenere sul territorio maggiori risorse finanziarie derivanti dalle imposte locali, ma difficilmente potranno essere accontentate: le materie fiscali, infatti, non sono tra quelle previste dalla Costituzione

 

QUI M5S: "PEGGIO FAR GESTIRE I DENARI A D'ALFONSO"

Secondo Andrea Colletti, deputato abruzzese del M5s, si è trattato di un vero spreco di denaro pubblico: "16 milioni di euro che potevano essere risparmiati, visto che si è trattato di un’operazione utile solo a solo a fare campagna elettorale”. Non determinerà un traguardo per l’ autonomia, ma sicuramente è un punto di partenza per iniziare ad affrontare il tema del regionalismo a livello nazionale. Sono tutte a dover ragionare, non si tratta di un discorso appartenente solo al Veneto e alla Lombardia.

In campagna elettorale l’argomento più utilizzato è stato quello dell’autonomia fiscale, ma contrariamente agli auspici dei governatori, non è compreso nell'elenco delle 23 materie di contrattazione previste dagli articoli 116 e 117 della Costituzione. "Il vero problema da affrontare in ambito economico sarebbe un altro, ben più grave: non si tratta di capire se chi gestisce meglio il denaro, sia la Regione o lo stato centrale, ma si tratta di dare valore alle persone che fanno parte di un’amministrazione, regionale o statale che sia. Io avrei molta più paura a far gestire i soldi dell’Abruzzo a D’Alfonso and company.”

 

TANCREDI: SI' AL FEDERALISMO

Il deputato di Alternativa Popolare Paolo Tancredi ammette di essere un chiaro sostenitore del federalismo: “Il referendum ha ovviamente un valore simbolico”. Il referendum, infatti, è consultivo e non vincolante e avrà sostanzialmente un valore politico. “Il voto dei cittadini –afferma Tancredi- servirà alle regioni ad avere più potere contrattuale al tavolo delle trattative con il governo sulla richiesta di maggiore autonomia, ma ciò dovrà avvenire sempre nei limiti del dettato costituzionale.

“Quando le persone sono chiamate a votare io sono sempre d’accordo, e l’esito mi pare molto buono, ma non deve subire strumentalizzazioni. Zaia infatti ha fatto sapere di non voler perdere tempo e ha annunciato la sua reale intenzione: “Vogliamo che i nove decimi delle tasse restino nella nostra regione - ha detto il presidente della giunta regionale del Veneto”.

Le riforme vanno ragionate in un ambito più complesso e nei limiti della normativa costituzionale- commenta il deputato teramano-, che coinvolga anche altri settori e le altre regioni. Non si può seguire il modello Catalogna, gli strappi sono sempre negativi. "Tutto è concesso se la costituzione lo prevede, ma i cambiamenti vanno bene se insieme, gli strappi sono sempre negativi, con il referendum non c’entra nulla".

 

QUI SOVRANISTI: MNS

Marianne Wild, dirigente abruzzese del Movimento Nazionale per la Sovranità guidato da Gianni Alemanno e Roberto Menia è soddisfatta della vittoria del sì: "Riconoscere una maggiore autonomia a Lombardia e Veneto significa rafforzare l’unità nazionale sulla base del riconoscimento delle specificità e delle potenzialità di sviluppo di queste due regioni. Basta con tutto questo centralismo, l’autonomia alle province mi sembra un’ottimo obiettivo - spiega -. Io, poi,  non ne posso più di questi governi, del pagliaccio Renzi e degli altri pagliaccetti che hanno reso la situazione economica un vero disastro". Un piccolo tassello verso quel centrodestra unito che "potrebbe trovare una nuova sintesi per il futuro proprio attorno a quel sì".

Wild si occupa di arte e il mercato in questo settore, ad esempio, è stato completamente cancellato: "In Italia non si vende più nulla da decenni, chi deve acquistare opere d’arte va all’estero. Ma la non fiducia dell’arte italiana è iniziata già dai tempi del critico Achille Bonito Oliva che aveva provveduto a gonfiare i prezzi delle opere del Movimento della Transavanguardia".

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