Morti bianche e infortuni, un primato abruzzese da brivido


Ad incidere la crisi economica, il lavoro precario e lo scarso ammodernamento degli attrezzi, Rigopiano e Campo Felice


di Silvia Grandoni
Categoria: ABRUZZO
24/10/2017 alle ore 10:08

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Un primato del quale vergognarsi quello che l’Abruzzo ha raggiunto quest’anno sulle morti sul lavoro.

I dati pubblicati dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering aggiornati al 31 agosto scorso, fanno accapponare la pelle, l’Abruzzo è seconda solo al Molise con 24 casi di morti bianche, e un indice di incidenza sul totale degli occupati annuali ( 478.671) del 50,1.

Certo, incidono la tragedia di Rigopiano e dalle morti nell’elicottero del 118 a Campo Felice, ma comunque anche i dati dell’anno scorso, che vedevano l’Abruzzo al settimo posto, confermano l’idea di una regione poco virtuosa in materia di sicurezza sul lavoro.

Una condizione di arretratezza, quella che viene prospettata dai dati dell’Osservatorio, che colpisce maggiormente i settori dell’l’agricoltura e delle costruzioni, e che potrebbe essere evitata grazie all’attuazione di piani di tutela sui luoghi di lavoro. Le tecniche e le conoscenze ci sono, oggi più che mai, sostiene il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, eppure “troppo numerosi sono i casi di aziende che risultano non in linea con gli standard di sicurezza – commenta Mattarella-. Il lavoro irregolare deve essere contrastato in tutti i modi: la legislazione è puntuale, sta a tutti gli interlocutori attuarla e rispettarla”.

Impaginato.it ha chiesto a Marco Di Pietrantonio, rappresentante della Cgil in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro, di fare chiarezza sulle cause che incidono maggiormente sulle morti bianche e sugli incidenti.

 

CRISI

“In Abruzzo, come in tutto il Paese, ad incidere sull’aumento delle morti bianche è la crisi economica che ha investito l’Italia a partire dal 2009. La mancanza di risorse economiche infatti fa sì che le aziende, ad eccezione di quelle più grandi, non si adeguino alla normativa vigente (d.lgs 81/2008 e successive integrazioni), né provvedano a formare i dipendenti in maniera consona agli standard di sicurezza. Inoltre non avviene un ammodernamento degli strumenti e dei mezzi di lavoro”, spiega Di Pietrantonio.

Il testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, infatti, prevede una complessa ed articolata normativa che individua i fattori di rischio, le misure di prevenzione da attivare, gli adeguamenti tecnici necessari per ridurre i rischi e definisce le responsabilità in capo a figure aziendali (Rls e Rspp) in materia di sicurezza e salute dei lavoratori.

 

FORMAZIONE E NON SOLO

“La formazione del personale ha un costo. Un adeguato piano di prevenzione, a partire da quello antincendio, ad esempio, è un enorme spesa per gli imprenditori – continua il rappresentante del sindacato-. I dati evidenziano che al Sud la formazione del lavoratore è solo un pro forma”.

Altri fattori che incidono secondo il sindacalista sono l’aumento dei carichi di lavoro e la maggiore velocità richiesta per lo svolgimento del lavoro. “È chiaro che un dipendente sottoposto a continue sollecitazioni, sarà maggiormente stressato e quindi più soggetto a distrazioni. A confermarlo sono ancora una volta i numeri – afferma Di Pietrantonio-: quasi la totalità degli incidenti avviene a causa di un errore umano”. Il fato, quindi, conta ben poco.

 

 

IN AGRICOLTURA

In Abruzzo i settori in cui si verificano il maggior numero di incidenti e morti sul lavoro sono quelli dell’edilizia e dell’agricoltura. In quest’ultimo caso quali sono le norme da attivare?

“Basti pensare che uno dei mezzi di lavoro più pericolosi è  il trattore – sottolinea l’esponente Cgil-. Chi usa questo mezzo a fini professionali deve obbligatoriamente dotarsi di patentino e deve provvedere ad equipaggiare il trattore con una serie di dispositivi, come le cinture di sicurezza e il roll bar (o telai rops), ovvero una barra d’acciaiaio che permette di evita lo schiacciamento della persona in caso di capovolgimento del mezzo. Purtroppo in Abruzzo vi sono ancora casi in cui le imprese agricole non hanno provveduto al rinnovamento del parco trattori”.

Nell’agricoltura, inoltre, per ridurre gli infortuni è fondamentale la manutenzione degli utensili da lavoro. “La vita ‘professionale’ di uno strumento ha una sua durata ben precisa. Una motosega o un decespugliatore, ad esempio, dopo 4-5 anni, potranno continuare a funzionare, ma diventano enormemente pericolosi – illustra Di Pietrantonio. I problemi sono i più impensabili, l’eccessivo rumore creato da alcuni attrezzi può generare problemi uditivi al lavoratore, mentre chi lavoro tutto il giorno al computer può presentare il così detto “mal di mouse”, che provoca disturbi al tunnel carpale della mano”.

 

PRECARIATO E VOUCHER

Un altro fattore da analizzare è l’aumento del lavoro precario, come i lavoratori pagati con i voucher o quelli assunti per un periodo molto breve, tramite le società di somministrazione.

L’Inail aveva lanciato l’allarme quando nel 2012 erano aumentati esponenzialmente gli incidenti di lavoratori retribuiti con i ticket. “In questi casi – spiega - quasi sempre il pagamento del voucher coincideva con il giorno dell’infortunio, mentre in precedenza non risultava alcun rapporto tra il datore di lavoro e il lavoratore. I voucher infatti venivano attivati proprio per coprire l’infortunio e camuffare il lavoro in nero. Inoltre, i rischi aumentano quando i dipendenti –conclude il referente del sindacato- vengono collocati un mese in una fabbrica e poco dopo in un’altra, senza che abbiano avuto il tempo per raggiungere una preparazione sufficiente in materia di prevenzione e sicurezza”.

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