Abruzzo, Paolucci: Il futuro della regione? Per il Pd la soluzione migliore è ancora D'Alfonso


L'intervista ad Impaginato.it: "Giusto portare a termine legislatura. Non mi candiderò alle politiche né ad altri ruoli che alzino mio profilo. La Sanità? Sfida ad alto tasso di isolamento politico"


di Ilaria Proietti
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
10/08/2017 alle ore 10:48



Il presidente della regione Abruzzo Luciano D’Alfonso lo considera un ministro. Anzi. Lo ha definito, senza tema di maldipancia interni alla coalizione, l’unico ministro delegato della sua Giunta. Inevitabile pensare a lui quando si parla del cerchio magico del governatore: un ristretto gruppo di fedelissimi a cui D’Alfonso ha persino scritto una lettera di ringraziamento e conforto ora che è stato costretto, messo in minoranza dalla famiglia, a prendersi una breve vacanza. Il ‘ministro’ in questione, ossia l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, da parte sua, non ama esporre il grado di questa vicinanza. Che pure è evidente: inutile insistere per sapere se è davvero tra i destinatari della lettera in questione e l’impressione è che, nemmeno sotto tortura, riferirebbe dei suoi contenuti.

del resto Paolucci è ben consapevole di quanto ancora contino in politica riservatezza e disciplina di partito. E per questo non parla neppure del dibattito rimasto sottotraccia, ma cruento, che si sta consumando all’interno del Pd. E deflagrato dopo la recente sconfitta alle amministrative. A dispetto dell’età (40 anni ancora da compiere) che giustificherebbe una certa esuberanza. E nonostante la lunga esperienza ai vertici dei dem d’Abruzzo. “C’è un segretario regionale. E’ giusto che parli lui per tutti” dice in questa intervista ad Impaginato.it. Ad altre domande invece risponde senza infingimenti: “Non mi candiderò in Parlamento alle prossime politiche”. E a chi sospetta che, sempre lui possa essere uno dei cinque nomi papabili su cui il Pd punterebbe per la corsa per la presidenza della regione, laddove D’Alfonso dovesse lasciare prima della fine del mandato, dice in maniera molto ferma: “è un’ipotesi che escludo categoricamente”.

L’avvio della campagna elettorale per il Parlamento nazionale ha mandato in fibrillazione la politica abruzzese. Si parla addirittura di una fine anticipata della legislatura regionale. Lei cosa ne pensa?

“Le liste delle politiche le chiuderemo solo a novembre. C’è tempo. Io penso, e qui mi riferisco all’ipotesi della fine anticipata della legislatura regionale, che chi si cimenta con un’avventura è giusto che finisca quella avventura”.

Lei ha buoni rapporti tanto con D’Alfonso che con Giovanni Legnini (attuale vicepresidente del Csm, ndr) considerati le personalità di punta del Pd abruzzese. A chi vuole più bene?

Nella politica non esiste il voler bene, esiste la soluzione migliore per il Pd: a che vinca il centrosinistra la soluzione migliore per vincere la regione è Luciano D’Alfonso, anche perché se l’è meritato.

Lei invece che farà?

“Non mi candido in Parlamento. Vorrei restare in regione e senza alzare il mio profilo. Cosa che peraltro è esclusa oltre che sconsigliata dall’incarico di assessore alla Sanità che ho ricoperto finora”

Nel senso che questa delega l’ha danneggiata?

“No, ma senz’altro mi ha esposto: da un punto di vista personale è un’esperienza incredibilmente positiva. Da un punto di vista politico è una cosa che ti isola. E’ insomma una scelta di solitudine. La sanità è una materia ad alto tasso di strumentalizzazione politica”.

Sta dicendo che in ragione di questo ruolo sta pagando pegno nel Pd?

“Sulla sanità mi sono sentito coperto da D’Alfonso che mi ha affidato una delega a tutto tondo. Non ho ricevuto alcuna forte pressione ma, lo ammetto, neppure grandi sostegni in casa mia. E’ mancata una narrazione delle cose che sono state fatte con successo: certe decisioni devono essere accompagnate da un racconto più pervasivo che invece non c’è stato. Faccio un solo esempio: l’ospedale di Ortona si è enormemente qualificato in questi anni. Invece è passato un messaggio diverso, addirittura opposto. Ma del resto le spiegazioni complesse non sono di questi tempi e richiedono certo meno pigrizia”.

Il rapporto tra politica e sanità è molto stretto specie a livello locale. Qui in Abruzzo sembra addirittura più stretto…

“Vorrei che il Pd prendesse atto e rivendicasse come un successo corale che questa è l’unica legislatura in cui non si sono registrate indagini della magistratura sulla sanità. Inchieste che in passato hanno addirittura travolto le amministrazioni regionali. Io ne sono orgoglioso e vorrei che lo fosse anche il mio partito”.

Qual è il peso dei privati nella sanità abruzzese?

“Meno di quello che si pensa. Sulla rete ospedaliera è quantificabile in circa il 12-13 per cento. E’ molto più presente in altri asset. Sulla riabilitazione abbiamo fatto un riassetto sulla governance che sta dando dei buoni risultati. In generale vale il principio che dai privati dobbiamo acquistare ciò che davvero serve: abbiamo fatto un grande lavoro per riallineare questo rapporto che va ulteriormente affinato nell’ottica della complementarietà e sempre nell’ambito dei tetti di spesa”.

La regione è uscita da poco dal commissariamento della sanità. Eppure recentemente la Corte dei Conti ha mosso una serie di rilievi, a partire dalla questione dei rendiconti

“Stiamo ai dati: noi non abbiano prodotto altro debito e anzi abbiamo cominciato per primi a fare degli accantonamenti a dimostrazione del fatto che intendiamo sanare una situazione pregressa non prodotta da noi. Abbiamo chiesto al governo un ammortamento a 20 anni del disavanzo e credo che una previsione di questo genere nella prossima legge Finanziaria sarebbe assolutamente compatibile con il riallineamento dei conti che stiamo conducendo. La Corte dei Conti fa il suo mestiere, noi il nostro. Sarei un burocrate se facessi quello che mi dice un giudice contabile, alla politica compete un altro ruolo che è principalmente quello della tutela dei cittadini: e non credo che un assessore debba rispondere sulle note di credito”.

L’Abruzzo si sta lanciando nell’avventura della finanza di progetto per la realizzazione dei nuovi ospedali. Non è consentire ai privati di decidere cosa serve alla vostra sanità?

“La finanza di progetto contiene rischi esclusivamente collegati ad una cattiva gestione dello strumento. Ma diciamo la verità: oggi è l’unica opportunità che può garantire la realizzazione di nuovi ospedali e in tempi certi. Del resto abbiamo già visto i malefici prodotti da altre scelte del passato. Come sull’ospedale di Chieti, miliardi buttati al vento. L’istruttoria su Maltauro su cui abbiamo testato questa procedura, si concluderà in maniera molto rigorosa per la fine dell’estate”.

Altro tema sensibile è la valutazione dei direttori generali delle Asl. Li rinnoverete?

“I direttori generali hanno lavorato bene sui Lea (i livelli essenziali di assistenza, ndr), meno sull’efficientamento dei costi. L’Abruzzo è cresciuto sugli obiettivi di salute e questo ha un peso determinante nella valutazione delle prestazioni che pretendiamo dai dg. Ma va costruito un percorso di abbattimento dei costi e sull’appropriatezza prescrittiva. Su questo fronte il risultato non è all’altezza. Vedremo che fare nei prossimi mesi”.

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