Gravina: "Nel calcio serve una rivoluzione culturale"


Il Presidente della Lega Pro affida a Impaginato un ragionamento sul nuovo perimetro che occorre al pallone


di Rita Consorte
Categoria: Sport
14/06/2018 alle ore 10:31

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Gabriele Gravina è alla guida della Lega Pro dal dicembre del 2015. In occasione della presentazione della finale Play off serie C, in programma Sabato 16 giugno alle 20.45 allo Stadio Adriatico, dove si affronteranno Cosenza e Siena, affida a Impaginato un ragionamento sul nuovo perimetro che occorre al pallone

Ha sempre sostenuto che il calcio italiano ha bisogno di una rivoluzione culturale. Che cosa intende?

Serve una rivoluzione culturale vera e non solo annunciata come troppe volte è successo. Il calcio deve ritrovare una nuova dimensione, che collimi con un nuovo umanesimo. Il problema e' di sistema: la sostenibilità e' la base di partenza per il calcio professionistico. E' un primo elemento a cui devono seguire altri pilastri come la riforma dei campionati, il potenziamento delle infrastrutture e la valorizzazione del calcio giovanile.

La Lega Pro ha avviato un processo di autoriforma, eppure numerose società gloriose come il Modena sono state costrette ad abbandonare. Come si ferma questa emorragia?

Sono segnali evidenti di un sistema che non regge. Non un sistema Lega Pro, ma un problema che riguarda l'intero panorama calcistico italiano. Un anno e mezzo fa, la Lega Pro ha presentato il modello "Rating": Standard minimi e buone pratiche per attribuire un rating ai club, premiare i più virtuosi e spingere i meno virtuosi a cambiare, riformando il calcio professionistico. La riforma annunciata dalla Lega Pro e' partita dalla consapevolezza delle difficoltà del sistema a livello organizzativo e finanziario, e della forte contrapposizione di interessi tra le società di vertice e le società minori negli stessi campionati professionistici, le società dilettantistiche e quelle di base. Il modello rating può essere lo strumento per creare modalità tese a superare le criticità generate dall’attuale sistema.

Quale la sorpresa della Serie C?

Non e' una sorpresa unica, ma un insieme di elementi che hanno caratterizzato una stagione intensa, indecisa nei verdetti fino all'ultima giornata. Le sorprese sono i giovani che hanno trovato spazio e si sono valorizzati, le squadre che hanno affrontato un percorso lungo e complesso come il nostro campionato, ma anche i play off con la formula allargata, che rende la competizione ancora più competitiva. Non parlerei di sorpresa, ma di conferma quella dei numeri del pubblico sugli spalti, che e' cresciuto non solo in campionato, ma anche nelle 38 gare dei play off, disputate in 35 giorni. Abbiamo registrato 2.270.438 spettatori in tutta la stagione.

Cosa ne pensa delle seconde squadre?

Non siamo contrari e il progetto fu avanzato dal sottoscritto. E' giusto, però, che si rifletta sull'inserimento graduale perché servono regole e certezze. Il progetto richiede ponderazione perché la nostra Lega, in particolare, presenta varie peculiarità che devono essere prese in considerazione. C'e' infatti, una grande diversità di dimensioni tra i club di Lega Pro.

 

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