L'Abruzzo affonda sempre più: perché allora tardare così le elezioni?


Non solo è colpa di chi, infischiandosene, ha puntato consapevolmente alla doppia poltrona ma anche di chi assiste inerme a questo sfacelo


di Leone Protomastro
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
05/11/2018 alle ore 15:18

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Ormai il nodo non è più solo il crollo delle imprese artigiane, o il mancato utilizzo dei fondi Ue, o i 400mila euro spesi per un campetto di provincia che funge da bacino elettorale.

O meglio, non è più solo quello (assieme a mille altri disastri dell'ultimo lustro). Ma abbraccia anche la scelta, sciagurata, di tardare le elezioni regionali in Abruzzo, al netto del battesimo non ancora ufficiale di due candidati su tre schieramenti.

Insomma, la responsabilità morale di questo disastro (annunciato) ce l'hanno anche coloro i quali hanno incrociato le braccia assistendo ai risultati prodotti dalla Giunta uscente. Quali?

I dati della Cna Abruzzo su dati Movimprese sono imbarazzanti: rivelano che per la prima volta le piccole imprese artigiane (che una volta rappresentavano l'ossatura di questa e di tante altre Regioni) scendono sotto quota 30 mila unità e ad una velocità drammatica. Il dato è quattro volte peggiore della media nazionale con meno 99 unità. Il turismo poi stenta davvero a decollare, anche se gli addetti ai lavori sostengono il contrario. I trasporti sono un'altra nota dolente, al pari dell'internazionalizzazione delle imprese nonostante i mille viaggi in giro per il mondo di autorità e delegazioni.

Non ne parliamo poi di infrastrutture e sicurezza stradale, di treni e aerei, oltre al fatto che nulla si sa su tante altre pagine critiche per questa terra, come i rifiuti provenienti dal Lazio, i tassi di inquinamento (anche giudiziario?) di Bussi, il silenzio sui porti di Ortona e Pescara.

Insomma, a questo punto del guado e quando mancano tre mesi alle urne viene da ragionare su cause ed effetti di questa deriva, quantomeno per bloccare l'emorragia abruzzese. Non solo è colpa di chi, infischiandosene, ha puntato consapevolmente alla doppia poltrona ma anche di chi ha assistito inerme a questo sfacelo.

Non si tratta più di scelte non condivise, di una contrapposizione ideologica su alcuni temi piuttosto che su altri, o su divergenze attuative relative al programma. Qui c'è chi non ha capito davvero cosa andava fatto e ha proceduto alla cieca.

E i risultati di questa condotta scellerata non solo sono protofanicamente sotto gli occhi di tutti, ma peseranno come un mutuo ventennale sulle spalle e le tasche di cittadini e imprese.

 

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