Dalfy e Paolucci, che spot


Della serie: gli amici (e le amiche) si vedono nel momento del bisogno


di Lilli Mandara
Categoria: Maperò
16/10/2018 alle ore 08:07

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Niente più megafono, quello con cui andava in giro per le strade ad annunciare lavori, inaugurazioni, masterplin e masterplan, perso anche il fido cerimoniere che lo accompagnava nei suoi giri cittadini, l’ex governatore Luciano D’Alfonso e il suo assessore alla Sanità Silvio Paolucci che non ha perso il coraggio di andare a declamare i meriti della sanità abruzzese (ma non di approvare in giunta la famosa rete ospedaliera), adesso tentano di rimediare agli errori di comunicazione del passato strizzando l’occhio alla famiglia abruzzese, al lato tenero dell’elettore, al cuore di mamma (e di papà) che una volta votava Pd. 

Il primo, Dalfy, postando una foto dei tempi della scuola elementare in cui lui appare al centro, corrucciato, con tanto di fiocco azzurro e senza il piglio sicuro e arrogante dei giorni nostri, che alla fine rimedia soltanto i commenti (imbarazzanti) di due assiduissime fan, che puntualmente commentano ogni cosa il senatore pubblichi: oh come sei bravo oh come sei bello. Il secondo, Silvio Paolucci, invece, facendo vagamente l’occhiolino al Duce, si fa fotografare in campagna durante la raccolta delle olive.

Un quadretto agreste che lo ritrae impegnato con la famiglia, buono spunto per augurare buona domenica a tutti gli abruzzesi (perché se Legnini come probabile rifiuterà la candidatura, toccherà pure a qualcuno immolarsi per la patria).

Insomma, il messaggio che si vuole traghettare da entrambe le parti è il seguente: guardate, ci sono liste di attesa lunghe due anni, la sanità è disastrata, un po’ di errori li abbiamo fatti e non solo col Masterplan o col piano ospedaliero, ma siamo come tutti voi. Nel senso che siamo andati a scuola, e raccogliamo le olive.

Peccato che poi quando Dalfy, pensando di fare cosa buona e giusta, posta l’annuncio con cui Matteo Renzi convoca tutti alla Leopolda “per dimezzare lo spread”, scateni una serie di insulti da brivido sulla sua bacheca, tra i quali il più elegante è “ma ancora pubblicate le ca@@ate di cussù” o “ma vai a lavorare” e poi giù con fischi e lazzi, utili comunque a capire il clima che si respira nel Paese e in Abruzzo nei confronti dell’ex premier e dei suoi sostenitori.

A quel punto però, le due brave e puntualissime fan, che in genere monitorano la bacheca del loro idolo con premura e tempestività e che sono le prime ad accorrere in soccorso del governatore, si sono ben guardate dal commentare: c’era poco da soccorrere probabilmente, perché lì devi avere un coraggio così.

ps: della serie: gli amici (e le amiche) si vedono nel momento del bisogno.

 

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