"Dov'è che ho sbagliato?" Ecco la domanda che Fico farà bene a porsi. Per non fare la fine di Fini


Perché è vero che tempi e situazioni sono diversi, ma...


di l'innocente
Categoria: CapoVerso (rubrica innocente)
07/09/2018 alle ore 08:49

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"Dov'è che ho sbagliato?": ecco, sarà bene (per lui!) che Roberto Fico se la ponga questa domanda. E pure il prima possibile.

La stessa che avrebbe dovuto porsi (e non lo fece!) Gianfranco Fini. Perché è vero che tempi e situazioni sono diversi, ma il rischio di fare la stessa, pessima fine è uguale.

Il presidente pentastellato della Camera dei Deputati è stato da tempo adocchiato e ora adottato dal radicalismo nostrano.

Coccolato persino dai residui del Pd, ma anzitutto da quella parte spocchiosa, altera e assai boriosa della intellighenzia italica che siede e si pasce alla pantagruelica mensa del capitalismo assistito.

Coloro, per capirci, cui recentemente ha fatto lo sciampo un altro e più cazzuto Roberto: quel D'Agostino di Dagospia che, invitato nell'enclave dello sciocchezzaio più scicchettoso, li ha spernacchiati a dovere ricevendone in cambio (a conferma dell'endemica ipocrisia) il premio Capalbio.

Ecco, non c'è dubbio che Fico sia quello su cui oggi puntano per scardinare l'alleanza gialloverde.

Lo individuo' da subito "La Repubblica" di De Benedetti (e degli Agnelli) e, a ruota, "La Stampa" degli Agnelli (e di De Benedetti) fino al "Corriere della Sera" ora in mano a quello sparagnimo di Urbano Cairo che pure mostra di voler correre in proprio.

Naturalmente, con siffatta grancassa, il Fico l'hanno adottato pure tutti gli altri apostoli dell'informazione TV politically correct. Quelli in ambasce per l'avanzata dei barbari di Salvini. Trattasi di metodo ben oliato.

Lo stesso usato con Fini una decina di anni fa. Che in verità era stato corteggiato da più tempo, ma che proprio allora comincio' a vacillare. Proprio quando non potendo agguantare Palazzo Chigi e non avendo in dote la virtù della pazienza, accettò la presidenza della Camera cominciando subito a sparare raffiche di banalità (politicamente corrette) contro Berlusconi e la sua stessa maggioranza.

Quale e quanta considerazione ottenne allora Fini dagli stessi che oggi invocano Fico è cosa nota. Pagine intere e interviste e editoriali e commenti di melmoso elogio stanno lì a testimoniarlo. Finché il poveretto, dimentico della lezione del Manzoni, cedette a quel corteggiamento anomalo quasi come la "sventurata" Gertrude cedette all'approccio dello scellerato Egidio.

Oggi per Roberto Fico è la stessa cosa. Stessi apprezzamenti, stessi applausi. E sempre dalle stesse facce di bronzo.

La storia si ripete senza che sia necessario studiare Vico per capirlo. Basta rileggere o solo ricordare. Per poi domandarsi: "Dov'è che ho sbagliato se tutti questi m'incensano?".

 

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