Quella tela di Penelope di nome Libia


Di giorno si lavora per le elezioni anticipate a dicembre, di notte poi il mancato accordo con le tribù sfocia in attacchi e rappresaglie



C'è stata persino una voce (subito smentita) di chiusura della nostra Ambasciata, anche se la situazione resta di allarme rosso e il grosso del personale diplomatico è già sbarcato a Malta. Sono ore complesse in Libia, tornata nella voragine del caos e degli attacchi da parte delle tribù.

Una specie di grande tela di Penelope, che di giorno vede gli sforzi congiunti per una normalizzazione istituzionale e di notte subisce una clamorosa retromarcia.

Si contano al momento 47 morti e 129 feriti stando al bilancio degli ultimi 8 giorni a causa degli scontri tra milizie armate a Tripoli.

Adesso l'obiettivo è tentare di negoziare una tregua, con il Consiglio Presidenziale del premier Fayez al Sarraj che ha incaricato la milizia Forza Anti Terrrorismo di Misurata, guidata dal generale Mohammed Al Zain, di promuovere un nuovo cessate il fuoco a Tripoli. In questo modo l'auspicio è che le violenze possano cessare anche nella periferia meridionale della capitale libica.

In particolare ad Ain Zara e Abu Selim si sono registrati altri duri scontri, con due morti all'interno di un campo profughi. Ma a preoccupare è anche la mega evasione di 400 detenuti dal carcere Rweini ad Ain Zara: si teme possano ingrossare e fila delle milizie o tentare la traversata fino all'Italia.

Secondo il governo Serraj “ciò che è accaduto e sta avvenendo nelle aree limitrofe è un attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi cittadini che non può essere tollerato”. E rappresenta un “aborto spontaneo degli sforzi locali e internazionali di raggiungere la stabilità nel Paese”. Per cui si rende imprescindibile “la necessità di cessare le ostilità nella capitale e di rispettare la tregua concordata con la missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia”.

Sullo sfondo due date cerchiate in rosso: il 10 novembre con la Conferenza sulla Libia che Roma vorrebbe ospitare e a fine novembre la quarta edizione di Med, l’appuntamento internazionale dedicato su cui il governo dovrà pronunciarsi a breve. Anche perché la sicurezza interna libica si intreccia con il dossier migranti e, quindi, con il grande tema che la politica italiana affronta (anche sui social) ormai quotidianamente.

Quindi l’emergenza di Tripoli è direttamente proporzionale a quelle sulle nostre coste e su Palazzo Chigi per questa ragione aumentano i rimpianti su cosa non è stato ben fatto nell'ultimo anno per prevenire questo caos. Solo tre mesi fa l'appuntamento elettorale di dicembre pareva certo.

Oggi, invece, di certezze non ce ne sono affatto: neanche sulle prossime 24 ore.

 

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