Attenta Ue: solo con sanzioni e austerità muoiono cittadini e imprese


Dopo il buco Brexit da 11 milioni, ecco le nuove sanzioni alla Russia: soffre il made in Italy


di Francesco De Palo
Categoria: Francesco De Palo
29/06/2017 alle ore 06:27

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Una politica di sanzioni e non di visioni. Una delle criticità dell'Ue, adesso alle prese con il buco da 11 miliardi post Brexit, è proprio quella di non avere una visione ed una strategia nel medio-lungo periodo, così come una grande aziende è obbligata a fare. Sì, certo, per raccogliere frutti anziché emergenze continue, l'Ue dovrebbe ragionare come una multinazionale e non come un condominio di periferia riottoso e guidato da micrologiche provinciali.

La decisione del Consiglio europeo di estendere le sanzioni economiche alla Russia per altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2018, produce danni a tutti gli attori di questa grande partita. Si tratta di interventi che toccheranno, chirurgicamente, i settori finanziari, dell'energia, della difesa e delle tecnologie dual use.

Da un lato ecco il rammarico del vice ministro per gli Affari Esteri russo Alexei Meshkov ("A tutti è chiaro già da tempo che le sanzioni sono controproducenti, non possono aiutare a raggiungere nessuno degli obiettivi che si prefigge l'Ue nei rapporti con la Russia"), ma dall'altro ecco che in Europa qualcuno che ragiona ancora senza paraocchi ma con uno sguardo ai bilanci per fortuna c'è.

Secondo il Comitato orientale dell'economia tedesca (OA) si tratta di una mossa deleteria, dal momento che l'ammontare totale di sanzioni economiche ha già raggiunto centinaia di miliardi di euro, e le esportazioni tedesche sono crollate del 42% con 60.000 posti di lavoro persi.

E l'Italia? Si lamenta solo Confagricoltura che dice ciò che pensano tutti. Proprio mentre il mercato russo fa segnare un incremento record delle esportazioni Made in Italy del 26,7% ecco le sanzioni a spazzare via quel plus. Come confermato dall'Istat la Russia è il Paese extra Ue che accusa il maggior incremento delle esportazioni italiane nei primi cinque mesi del 2017: parliamo di un aumento medio del 24%. Senza contare che la perdita complessiva dall'inizio delle sanzioni ad oggi per lo stivale è stimata in oltre 10 miliardi.

Risale alla fine del 2014 l'appello lanciato dal patron di Virgin, Richard Branson e siglato da 15 grandi marchi mondiali, fra cui eBay, WhatsApp e PayPal, per chiedere un vertice al Cremlino e risolvere al più presto la crisi con l'Ucraina al fine di non tornare agli arcaici anni della guerra fredda, sottolineando che il conflitto a quelle latitudini rappresenta un preciso danno economico per molteplici realtà. Danni, minori guadagni, perdite per tutti. Lo hanno capito i privati, non gli Stati.

Uno dei maggiori scienziati economici italiani, e anche giornalista, sociologo, divulgatore, Sergio Ricossa, mancato un anno fa, scrisse che “l'elogio della bontà è talmente facile e consueto, specialmente in bocca a fior di mascalzoni, che lo respingo. Al diavolo i buonisti, l'elogio della cattiveria è, secondo il mio modesto parere, la base di ogni umanesimo non utopico".

In questo caso, il buonismo europeo di offrire un'immagine rassicurante e super partes, si scontra con la realtà rappresentata da trend negativi e nessun vantaggio per popoli e imprese. Il vero eurolimite risiede in quell'interstizio da cui non è possibile far passare nuove idee per ottenere pil, mentre si preferisce farlo tarlare da sanzioni, tasse (si veda il prossimo quadro finanziario dal 2020) e mancati affari come le sanzioni a Mosca.

 

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