Reddito di inclusione, sarà davvero sufficiente (anche a Pescara) per contrastare la povertà?


Analisi sulla Rete territoriale di contrasto alla povertà: pro, contro e trend


di Laura Battista
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
11/07/2018 alle ore 17:51

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Pronta ad essere attuata anche nel Comune di Pescara, la misura “revisionata” di contrasto alla povertà, ossia il reddito di inclusione (REI): le domande infatti sono ancora aperte.

Il primo provvedimento a carattere universale che intende contrastare la povertà, proposto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella scorsa legislatura, nonché, cavallo di battaglia del Pd di Paolo Gentiloni e Matteo Renzi, si appresta dunque ad entrare nella fase attuativa.

PERCHE' REI

Il REI dovrebbe arginare il fenomeno della povertà e di conseguenza l’incremento di coloro che non riescono a trovare un’occupazione. Una misura di contrasto che si spera non funga unicamente da “tampone” di una ormai situazione economica ed occupazionale purtroppo sempre più drammatica nel nostro Paese.

Per usufruire del reddito di inclusione è necessario dimostrare “un valore Isee in corso di validità non superiore a 6000 euro annui”: dal 1° luglio 2018, infatti, si è allargato il pubblico dei beneficiari del contributo. Per ottenere il sussidio inoltre, non è più essenziale che in famiglia ci sia un minore, un disabile, una donna in stato di gravidanza o un disoccupato over 55.

Nello specifico, le domande pervenute allo sportello REI del Comune di Pescara, costituito dal primo dicembre 2017, sono state oltre 1.400. Fino a questo momento, sono state accolte e finanziate, mediante l'erogazione di un contributo emesso dall'INPS su una carta di pagamento elettronica, 378 istanze. Sul totale delle richieste presentate, infatti, oltre 400 sono state escluse per mancanza dei requisiti, quasi 500 sono state respinte dall'Inps, altre sono risultate decadute o sospese, mentre 80 sono in stato di lavorazione e valutazione. Comunque le domande sono ancora aperte e lo saranno anche nei prossimi mesi.

Anche il Comune di Pescara si è dunque attivato in tal senso: quale Ambito Distrettuale Monocomunale ECAD 15 e titolare del progetto "Sostegno per l'Inclusione Attiva", finanziato a valere sull'Avviso n.3/2016 del Ministero del Lavoro con Risorse del PON Inclusione, il Comune ha avviato tutte le attività necessarie per la costituzione della rete territoriale per l'attuazione del REI.

Appuntamento per giovedì 12 e poi, venerdì 13 luglio 2018, dalle 9.30 alle 13.30, presso la Sala Europaurum dell'Aurum, dove, l'Assessorato alle Politiche Sociali ha promosso tre tavoli di lavoro tematici per la costituzione della Rete territoriale che realizzerà e coordinerà la misura di contrasto alla povertà.

Giovedì si svolgerà il primo dei tre tavoli tecnici che hanno l’obiettivo di definire la Rete con le diverse Amministrazioni pubbliche competenti in materia di servizi per l'impiego, tutela della salute, istruzione, servizi alla persona, nonché attori privati operanti nell'ambito dell'inclusione sociale, formazione, terzo settore e del mercato del lavoro.

Tre sono gli ambiti di azione principali sui quali il Comune di Pescara intende attivare un confronto ampio e partecipato: Minori, povertà educative e sviluppo armonico; Vulnerabilità specifiche; Mercato del lavoro, empowerment e politiche attive.

I tavoli di lavoro, condotti da Giorgio Bisirri, esperto in networking e formazione Reti/Equipes multidisciplinari REI, vedranno l’attiva partecipazione delle amministrazioni pubbliche, nonché attori privati operanti nell'ambito dell'inclusione sociale.

L'obiettivo delle due giornate di incontro e di lavoro, sarà quello di identificare possibili sinergie, intese ed accordi tra le azioni di cui si farà carico e garante l’Amministrazione e gli interventi gestiti a livello territoriale, al fine di costruire un approccio integrato, una Rete di contrasto alla povertà.

Durante i lavori saranno pertanto illustrate ed individuate le diverse tipologie di interventi e strategie inerenti le misure e le iniziative disponibili a livello territoriale, finalizzate a definire, appunto, la costituzione della Rete territoriale per l'attivazione del REI tra il Comune di Pescara e i vari partner.

QUI COMUNE

Il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini e l’assessore alle Politiche sociali, Antonella Allegrino, in merito all’attuazione del REI, si sono così espressi: "Un sostegno concreto per migliaia di aventi diritto".

Ed ancora ha aggiunto Alessandrini: "Il Reddito d'inclusione non è un contributo assistenzialistico ed è coerente con lo spirito dei tempi, che vede famiglie in difficoltà e diversi fronti sensibili su cui è necessario intervenire”.

Ha quindi specificato: “All'aiuto che le risorse economiche danno, fa seguito un percorso di reinserimento anche sociale, lavorativo, che consente a chi la chiede di non restare nuovamente fuori dai circuiti del mercato di ricostruirsi delle opportunità. E' dunque una misura governativa in cui il Comune di Pescara fa da facilitatore”, evidenziando come si tratti di una misura sociale davvero importante che caratterizza una città coesa e solidale, quale appunto, Pescara.

L'assessore alle Politiche Sociali, Antonella Allegrino, ha poi affermato: "Le domande presentate allo sportello REI, attivo dal 1 dicembre scorso negli uffici dei Servizi Sociali, hanno riguardato in gran parte nuclei familiari dove sono presenti dai 3 ai 5 minori e in cui i genitori sono rimasti senza lavoro o lavorano saltuariamente”, evidenziando come il REI non sia unicamente un beneficio economico destinato alle famiglie in difficoltà, che possono usufruirne per sostenere le spese di prima necessità; costituisce invece, un percorso per uscire dal disagio.

Ha così continuato l’assessore: “I nostri uffici hanno avviato i progetti di inclusione sociale e lavorativa che sono stati costruiti su ciascuna famiglia e che sono rivolti a ogni componente per migliorarne le condizioni di vita. Le attività riguardano la ricerca attiva del lavoro, l'adesione a progetti di formazione, la frequenza e l'impegno scolastico, la prevenzione e la cura della salute”, rimarcando l’obbligo di ogni nucleo familiare di partecipare al progetto sottoscritto; in caso contrario non percepirebbe più il contributo.

QUANTI DUBBI

A livello generale, alla luce anche dei precedenti provvedimenti di inclusione sociale, probabilmente rivelatisi non pienamente sufficienti a colmare questa grave problematica nazionale, basterà questo provvedimento per contrastare definitivamente la povertà, oppure occorrerebbero strategie ed investimenti più duraturi e stabili nel tempo?

La Rei, così come gli 80 euro ed ancora, il reddito di cittadinanza, sicuramente sono misure utili ma poi, saranno sufficienti? Si tratta di fatto, di provvedimenti di breve respiro, che certamente mitigano e ridimensionano il problema, tuttavia però senza risolverlo.

Presumibilmente, per combattere efficacemente la povertà, sarebbero opportune altre strategie davvero rivoluzionarie e radicali, che agiscano quindi alla radice del problema.

Queste considerazioni maturano anche in virtù dei dati emersi il 28 marzo dal primo Osservatorio statistico sul Reddito di Inclusione. Sulla base di quanto rilevato dall’Inps, il reddito di Inclusione, finora, è stato assegnato a 316.693 persone, per un totale di circa 110.000 nuclei familiari. L’importo medio erogato è stato di 296 euro al mese, un’inezia tuttavia, se rapportato ai requisiti reddituali e patrimoniali richiesti per accedere al contributo economico: il nucleo familiare deve avere un Isee non superiore ai 6mila euro e un patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) minore di 10mila euro. Questo appunto è il prezzo della povertà per lo Stato e, per contrastarla, offre poco più di 290 euro al mese.

Oltre a ciò, confrontando i dati dell’Inps con quelli dei consumi delle famiglie rilevati dall’Istat, emerge un quadro davvero scoraggiante. In conclusione, con la povertà assoluta che continua inesorabilmente a crescere, e che ormai coinvolge quasi 5 milioni di italiani, si evidenzia sempre di più come il Rei costituisca un sostegno, importante ma verosimilmente non sufficiente a risolvere la situazione problematica in cui versano tanti italiani. Sarebbero pertanto necessarie, nella realtà dei fatti, misure durature e non temporanee, volte a creare davvero occupazione come ad esempio una no tax zone per favorire nivi investimenti e magari stimolare le imprese locali a trovare vera convenienza nell'investire in loco.

 

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