Decreto Dignità: ecco tutte le reazioni in Abruzzo


Il senatore forzista Nazario Pagano, il numero 1 della Cisl Leo Malandra, la pentestellata Sara Marcozzi e Confindustria Teramo



È stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto-legge Dignità, proposto dal vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio.

La Lega, pur avendo sollevato più di un dubbio riguardo alle misure anti-precariato previste dal decreto, tuttavia ritiene che si sia fatto un passo avanti molto rilevante e significativo per il Paese.

Il mondo della politica ha reagito in maniera ampiamente differente in merito all’approvazione del decreto dignità: pareri molto favorevoli si sono alternati a pareri decisamente contrari, relativamente ad un decreto che, a detta del vicepremier Di Maio, intende restituire diritti e soprattutto, dignità, ai cittadini.

Ecco che ne pensa la politica abruzzese.

Secondo il senatore e Coordinatore di Forza Italia della Regione Abruzzo, Nazario Pagano "il decreto dignità è una misura demagogica e altamente pericolosa per l'economia del Paese. Demagogica perché gioca sul desiderio di stabilità dei lavoratori, scagliandosi apparentemente contro il precariato. La verità è che le restrizioni che prevede sui contratti a tempo determinato, favoriscono semplicemente da un lato il lavoro nero, dall'altro fanno crescere la disoccupazione”.

E ancora: “L'irrigidimento del mercato del lavoro ha, in un mondo globalizzato, l'effetto di diminuire le tutele per il lavoratore e anche quello di aumentare la disoccupazione, causando la fuga delle imprese. Più nello specifico, il punti che desta maggiore perplessità riguarda l'obbligo di apposizione della causale nei contratti a tempo, che ha l'effetto di far aumentare il contenzioso accanto all'onerosità dei rinnovi: ciò provocherà certamente un calo delle assunzioni”, aggiungendo come infatti dal mondo dell'impresa e dell'artigianato, si siano levate numerose proteste.

“Come Forza Italia, presenteremo un disegno di legge per correggere il tiro, che prevede la reintroduzione dei voucher: uno strumento efficace, efficiente, comodo e sicuro, che tutela sia le imprese, sia i lavoratori occasionali”, rimarcando come la proposta sia nata, fra l'altro, come ha rammentato la Presidente Anna Maria Bernini, da esplicita richiesta del mondo dell'agricoltura, della ristorazione, del commercio.

E ancora: “Personalmente poi, ritengo questa proposta oscurantista e retrograda: fa tornare indietro il Paese e mi ricorda quella vecchia mania delle sinistre di colpire le imprese, di vedere la libera iniziativa come un nemico da abbattere, inconsapevoli che, se si colpisce il datore di lavoro, a perderci sono anche e soprattutto i dipendenti”.

Ha infine concluso: “Non comprendo, francamente, come la Lega, nostro alleato sui territori e con cui ci siamo presentati in coalizione alle elezioni con un programma comune, lontanissimo da questo provvedimento, possa accettare misure così illiberali. Certo, Salvini ha deciso, proprio mentre Di Maio annunciava il provvedimento, di smarcarsi disertando il consiglio dei ministri e andando al Palio di Siena. Mossa che, però, non è stata sufficiente, vista la perplessità e le proteste delle imprese. Mi auguro che intervenga con gli alleati di governo. Come Forza Italia, siamo disposti anche a trasformare la nostra proposta sui voucher in emendamento, condivisa, fra l'altro, anche dal leghista Centinaio", auspicando una immediata revisione del decreto.

Secondo il Segretario Generale CISL Abruzzo-Molise, Leo Malandra, "dobbiamo dare più certezza ai nostri giovani e la lotta alla precarietà è una risposta; questa deve essere accompagnata da scelte politiche responsabili che rendono più conveniente il contratto di lavoro a tempo indeterminato, accanto a misure fiscali e contributive di vantaggio”.

Sottolineando come il decreto dignità abbia tuttavia bisogno di miglioramenti anche attraverso il contributo del sindacato e del mondo delle imprese, al fine di rendere le scelte, concrete e più efficaci, ha aggiunto: “La riduzione delle proroghe del contratto a tempo determinato da 5 a 4 va nella giusta direzione. Il problema delle causali può essere oltrepassato attraverso la contrattazione aziendale, in quanto si potranno cogliere le specificità aziendali e territoriali ed eventualmente superarne le rigidità”.

Ha quindi specificato: “Pertanto, a parere della Cisl, lo strumento della somministrazione non può essere accomunato alla tipologia contrattuale a tempo determinato, in quanto ha un costo maggiore per le imprese, ma soprattutto con più tutele. È positivo che sia stata scongiurata la possibilità di eliminare lo staff leasing. Sulle norme che limitano la delocalizzazione delle imprese verso mercati più convenienti, queste erano già esistenti e modificarle in termini restrittivi è una risposta al fenomeno della deindustrializzazione dei nostri territorio”, evidenziando come comunque sia necessario evitare che questi vincoli troppo stretti possano scoraggiare investimenti.

“L’Abruzzo e il Molise soffrono di un mercato del lavoro poco qualitativo e precario e della mancanza di una concreta attività programmatoria che dia slancio all’occupazione e sostenga investimenti privati e pubblici, ricerca, innovazione, formazione e infrastrutture e ridare slancio ai consumi”.

Sara Marcozzi, Consigliere della Regione Abruzzo per il Movimento 5 Stelle, definendo l’approvazione del decreto dignità e tutto ciò che ne conseguirà, come “la Waterloo del precariato”, ha commentato ed aggiunto sulla sua pagina facebook: “Oggi è il giorno in cui le cose che ci dicevano che non si potevano fare sono state fatte! Il decreto dignità è solo l’inizio, ma è un grande inizio in favore dei lavoratori e delle imprese. Con questo decreto, approvato in Consiglio dei ministri, cominciamo a restituire i diritti ai cittadini. I lavoratori finalmente torneranno ad essere persone, non più numeri! E siamo solo all’inizio...”, rimarcando come per lei ed il suo Partito, il lavoro non sia un semplice numero da aggiungere al pallottoliere dell'Istat, ma un luogo di crescita e di reddito. Un luogo di dignità, appunto.

Infine ha concluso Sara Marcozzi: “Il precariato è una piaga che va debellata!”

Non proprio della stessa opinione si è mostrata Confindustria Teramo, che ha bocciato senza possibilità di appello, il decreto dignità, dichiarando: “Un segnale molto negativo per il mondo delle imprese". Per l’Associazione, infatti, il decreto innesterebbe la retromarcia “rispetto ad alcune innovazioni che hanno contribuito a quella crescita del mercato del lavoro certificata dai dati Istat”.

Ha poi aggiunto: “Peraltro, le nuove regole saranno poco utili rispetto all'obiettivo di contrastare la precarietà perché l'incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati è, in Italia, in linea con la media europea”, sottolineando come invece, il risultato sarà di avere meno lavoro, non meno precarietà.

E in merito al tema delle delocalizzazioni: "L'Italia è un grande Paese industriale, la seconda potenza manifatturiera in Europa dopo la Germania, e avrebbe bisogno di regole per attrarre gli investimenti, interni ed esteri. Le regole del DL dignità, invece, rischiano di disincentivare gli investimenti ".

CHE COS’È IL DECRETO DIGNITÀ

Luigi Di Maio ha spiegato le motivazioni che hanno condotto alla realizzazione del decreto Dignità: “L’abbiamo chiamato Decreto Dignità perché quando l'abbiamo scritto, io insieme ai miei collaboratori, abbiamo pensato a tutte quelle persone a cui la vecchia politica ha tolto l’entusiasmo di lavorare, di fare impresa, di progettare un futuro”.

COSA DICE IL DECRETO DIGNITÀ

Le aziende che ricevono aiuti dallo Stato non potranno delocalizzare per 5 anni, pena una multa da due a 4 volte gli aiuti ricevuti, con un interesse maggiorato del 4%.

LAVORO E LICENZIAMENTI

L’obiettivo è quello di scoraggiare le aziende a fare ricorso ai contratti a tempo determinato, preferendo quelli senza limiti di tempo. I datori di lavoro che dovessero ricorrere a un’assunzione temporanea dovranno pagare l’1,9% di contributo addizionale (oggi è all’1,4%) sulla retribuzione imponibile a scopi previdenziali.

A ogni rinnovo scatterà un’addizionale supplementare dello 0,5% a carico esclusivamente del datore di lavoro, fondi destinati a finanziare le casse della Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi). I contratti a tempo determinato non potranno avere durata superiore ai 24 mesi e potranno essere rinnovati al massimo per 4 volte, norma che si applica anche ai contratti attualmente in essere.

Per frenare i licenziamenti abusivi, l’indennizzo riconosciuto ai lavoratori ingiustamente allontanati verrà aumentato del 50% e, in caso di licenziamento senza giusta causa, l’indennizzo potrà essere pari a 36 stipendi.

Per quanto riguarda gli insegnanti, parzialmente messi in ginocchio dalla sentenza con cui il Consiglio di Stato ha deciso, il 20 dicembre 2017, di privare dell’assunzione in ruolo chi è in possesso di un diploma magistrale, il decreto dignità fa slittare di 120 giorni il termine del licenziamento perché, come ha ribadito Di Maio, si tratta di “decine di migliaia di insegnanti”. La proroga servirà a trovare una soluzione.

PUBBLICITÀ DEI GIOCHI D’AZZARDO

Si tratta di una norma che contiene parecchie eccezioni; non riguarda i contratti attivi e le lotterie con estrazione in differita, come per esempio la Lotteria Italia. Sono esenti dai nuovi limiti, i giochi che dispongono dei loghi di sensibilizzazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Al fine di contrastare più efficacemente la ludopatia, “a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet”. Le sanzioni saranno pari al 5% del valore, ma al minimo 50mila euro.

L’ASPETTO FISCALE

I coefficienti del redditometro (insieme di indici che considerano i beni posseduti da un contribuente e i servizi di cui ha goduto per stimarne il reddito) andranno rivisti. Modifiche previste anche per lo spesometro (l’obbligo che hanno aziende, lavoratori autonomi e titolari di partite Iva, di comunicare all’Agenzia delle entrate i dati delle fatture emesse che superano i 3.000 euro o degli scontrini o ricevute fiscali superiori a 3.600 euro).

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