Un errore blu e una lezione da mandare a memoria: ecco le prime due 'stecche' del governo


Emmanuel Macron e di Luca Parnasi. Due così talmente diversi da sembrare così dannatamente simili



Un errore blu e una lezione da mandare a memoria. Le prime due 'stecche' del governo gialloverde hanno le levigatissime sembianze di Emmanuel Macron e di Luca Parnasi. Due così talmente diversi da sembrare così dannatamente simili.

E perciò l'errore blu di Conte, Di Maio e Salvini è stato il non voler affondare il colpo su Macron.

Non mandare definitivamente al tappeto il francese con tutta la sua spocchia. Aver acconsentito ad una rappacificazione tanto repentina quanto farlocca, che non sposta nessuna delle questioni sul tappeto, è stata una stupidaggine.

Che ha perciò consentito a Macron di uscire dall'angolo nel quale la sua stessa superbia l'aveva cacciato.

Il governo italiano avrebbe dovuto senza esitazioni far saltare il vertice di Parigi. Una questione di dignità. Non si va a casa di chi cerca costantemente di fregarci, di chi ha creato il casino libico, di chi prova sempre a tenerci in disparte, di chi ci rispedisce indietro i migranti, di chi se ne fotte allegramente di sconfinare a Ventimiglia e quindi ci definisce pure "vomitevoli".

La protervia francese era talmente indifendibile che, infatti, nessuno l'aveva perorata ne' in Europa e neppure (caso unico!) qui da noi. Andare all'Eliseo senza ricevere le scuse formali è stato un gravissimo errore. Al villano col bastone in mano. E ci vorrà poco perché Conte verifichi che certi personaggi bisogna affrontarli con l'unica arma capace di tenerli a bada: lo spillone della determinazione!

Ne' più ne' meno di come ha già fatto Donald Trump sia col francese sia con quell'altro canadese levigato di Trudeau.

La lezione da mandare a memoria per l'intera maggioranza riguarda la realtà della Capitale. Lezione facilissima da ricordare: Roma è un verminaio.

Lo stanno sperimentando i Cinquestelle che sono alla guida del Campidoglio da un paio d'anni e non riescono a cavare un ragno dal buco.

Lo sperimenta, adesso, pure la Lega di Salvini che nella Capitale s'e' forse fidata di un personale politico di risulta e magari dei consigli interessati di decrepiti e speranzosi stregoni.

Occhio alle scelte, occhio alle frequentazioni, occhio ai salotti e occhio alle chiacchiere: vale per entrambi i soci di governo. C'è tanta qualità a Roma, ci sono professionalità e capacità inespresse.

E poi c'è quello che chiamano "generone romano", ma che in verità è solo una matassa di affaristi e palazzinari. Ecco, anche si trattasse solo di chiacchiere, tartine, champagne e millanterie varie l'imperativo dev'essere categorico: alla larga! Altrimenti i guai dello Stadio della Roma calcio rischiano di essere bazzecole.

Lezione da mandare subito a memoria.

 

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