Intervista al Procuratore Nazionale Franco Roberti: lascio una struttura efficiente.


Il magistrato, che andrà in pensione a breve, ad Impaginato.it: in tre anni sventati una decina di attentati


di Ilaria Proietti
Categoria: ABRUZZO
23/06/2017 alle ore 17:47



“Credo di lasciare una struttura molto ben organizzata sul contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo”. Così il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Che “al massimo entro il 16 novembre” lascerà l’incarico. E che in questa intervista ad impaginato.it traccia un bilancio di quanto fatto in questi anni. 

“Non è ancora tempo di bilanci: li farò dopo essere andato in pensione ma credo che il nuovo progetto organizzativo adottato pochi giorni fa e i criteri di preinvestigazione di cui ci stiamo dotando, sono le innovazioni più importanti della struttura che sto per lasciare” dice spiegando in cosa si concretizzi questa attività. Che consente al Procuratore nazionale di fare raccolta di informazioni che, una volta elaborate, sono messe al servizio delle procure distrettuali perché facciano le indagini. 

“Si tratta di un impulso investigativo che facciamo più che in passato anche perché oggi abbiamo come priorità il contrasto patrimoniale alle organizzazioni criminali e terroristiche”

Ma di che si tratta? “Incrociamo questi s.o.s su operazioni sospette che vengono inviate anche dalla Banca d’Italia con i colloqui investigativi. Questo incrocio di dati ci mette in condizione di innescare le indagini” dice Roberti che poi parla, nello specifico di quanto fatto , con lo stesso sistema preventivo, per contrastare il terrorismo.

“In Italia sono stati sventati una decina di attentati negli ultimi tre o quattro anni: la nostra azione è preventiva. Interveniamo su soggetti radicalizzati già affiliati all’Isis e quindi naturalmente predisposti” dice Roberti che da anni si spende affinché il metodo italiano venga replicato anche in sede europea. “Il nostro rappresentante a Eurojust, Filippo Spiezia che viene dalla Procura Nazionale, sta cercando disperatamente di applicare questo modello di circolazione immediata delle informazione e di cooperazione efficace e tempestiva. Ma sta trovando non poche difficoltà da parte di altri Paesi in cui è la polizia a coordinare le indagini. E la polizia in quei Paesi (non certo nel nostro dove il modello è diverso) non sempre è disposta a condividere con gli altri le informazioni. Come avviene da noi accanto al coordinamento di polizia deve funzionare anche il coordinamento giudiziario”, dice riservando una stoccata a quei Paesi “anche vicino al nostro” che impediscono di fare il salto di qualità. E la Procura europea? “Non si farà mai. Il procuratore lo stanno facendo, ma sta venendo fuori una figura burocratica molto deludente. E molto distante da quella che era la nostra idea”.

Infine l’Abruzzo. “Abbiamo fatto un buon lavoro sulla ricostruzione dell’Aquila. Adesso il problema è la ricostruzione del Centro Italia: stiamo cercando di replicare il sistema di prevenzione ‘Crasi’ applicato nel capoluogo abruzzese. Siamo sicuri che se non interveniamo in prevenzione controllando tutti gli appalti certamente ci sarà qualcuno che tenterà di infiltrarsi nelle attività di ricostruzione”.