E se la nuova "Grecia" fosse la Turchia troppo vicina al crack?


La lira turca è ai minimi storici rispetto al dollaro ed è tra le valute peggiori di quest'anno. Erdogan è tranquillo e continua nella corsa agli armamenti, ma...



E se la nuova “Grecia” fosse la Turchia pericolosamente incanalata verso il crack? Eppure più di qualcuno, in questa vigilia elettorale molto ansiogena, sta aprendo un focus di attenzione sui conti di Ankara che, al di là delle notizie su investimenti, corsa agli armamenti e progetti sparsi qua e là nel Mediterraneo, potrebbe rappresentare una specie di bomba ad orologeria nei suoi conti pubblici e nell'esposizione delle banche.

E'un fatto certificato che la lira turca sia ai minimi storici rispetto al dollaro: questa la ragione che l'ha portata a conquistare la palma di valuta tra le peggiori di quest'anno. Il trend sarebbe figlio di una discesa costante e oggettiva che non può essere giustificata con il ritornello di Ankara che si difende adducendo la motivazione di sempre: la lira turca è bassa per favorire così le esportazioni.

Sarà, ma il presidentissimo Erdogan che in questi giorni ha fatto scoppiare un altro caso diplomatico in Germania (posando in foto con due giocatori turchi ma naturalizzati tedeschi in procinto di andare ai Mondiali di Russia) non tiene conto della sovraesposizione delle sue banche.

Le banche turche infatti hanno preso in prestito molti dollari e al contempo hanno elargito molti prestiti in lire turche che ora valgono molto meno di prima. Ciò significa che il calo della lira non è così benigno come potrebbe sembrare; semmai, è il contrario. E il Presidente non prenderà alcuna decisione sui tassi di interesse per via delle vicine elezioni: con il rischio di avviare definitiamente la lenta combustione.

Erdogan non gradisce la realtà economica soprattutto se è agli antipodi dei suoi programmi. Per cui pensa che i tassi d'interesse che sfuggono al suo controllo siano "la madre e il padre di tutti i mali". ma di fatto proprio la sua condotta potrebbe portare la Turchia a quella che il Washington Post ha definito “una lenta combustione”.

Una nuova Grecia insomma, con tutti i riverberi finanziari per chi sta prestando denaro sul Bosforo.

Altro problema concerne gli investimenti e la folle corsa agli armamenti. Ankara ha ordinato circa 100 F35 dagli Usa, con i primi 20 in consegna nel 2018. Non proprio noccioline per il bilancio dello Stato, accanto ad un desiderio espansionistio neo-ottomano che trova la sua summa in due progetti: la realizzazione dell'aeroporto internazionale di Valona per 100 milioni di euro interamente finanziati dalla Turchia e la corsa sfrenata al gas di Cipro che Erdogan ha in mente di fare con ogni mezzo.

E senza darsi pena per quanto questi desiderata potranno costargli.

 

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