Il ponte di Putin, i dazi di Trump e i silenzi di Roma


Chissà cosa avrebbe detto di questa Italia sir Winston Churchill...



Mosca ha investito tre miliardi di dollari per il più grande ponte d'Europa, che collega la Russia alla Crimea. Donald Trump sta studiando altri dazi per le auto straniere, con tutti i timori per il danno che potrebbe arrecare a Ferrari e Panda (le più gettonate auto itaiane negli Usa). A Roma invece di politica estera non si parla, per via della telenovela sul governo: un errore blu che potrebbe costarci molto caro.

Il ponte russo è stato costruito in tempi record da diecimila operai: consentirà il passaggio giornaliero di 40.000 automobili, senza contare la linea ferroviaria che transita nel mezzo tra le corsie. Quest'ultima dovrebbe essere completata nel 2019. Ma con i suoi 19 chilometri è il più grande in Europa e per la prima volta collega la Crimea alla Russia scavalcando l'Ucraina. Infrastrutture e politica, ovvero progettuaità per progredire.

La virata della Casa Bianca su altri dazi questa volta ha un sapore molto amaro per le aziende italiane. E, più di trattati dubbi e complessi come il Mercosur con il Brasile o quello con il Canada, potrebbe davvero segnare uno spartiacque preciso nella politica a cavallo dell'Atlantico. Certo, c'è la contingenza della guerra in Siria, dello scontro nuovamente infiammatosi tra israeliani e palestinesi, il pasticcio sul nucleare in Iran. Ma soprattutto c'è il silenzio dell'Italia su tutti questi fronti.

Poteva essere questa, invece, l'occasione per giocare una partita diversa per una serie di ragioni di metodo e di merito. Al di là del premio ricevuto ad Assisi, la Cancelliera Merkel ha imboccato l'ultima curva prima dell'ultimo podio e Macron questo lo ha capito bene.

Per questa ragione si sta dando un gran daffare per tessere trame e ricevere dignitari: al fine di incarnare il volto nuovo dell'Europa in balia della Brexit e della Catalogna, dei silenzi di Roma e delle urla di Erdgan che sbava sul gas nel Mediterraneo.

Parigi oggi parla per tutta l'Ue, piaccia o meno. E lo hanno inteso sia Washington che Mosca. Il punto però è cosa accadrà non già domani, ma oggi. Il dossier energetico non aspetta: il gasdotto Eastmed porterà gas da Israele in Europa, lo stesso dicasi per Tap e Tanap, al netto dei soliti contestatori organizzati che in Salento sabotano i cantieri del Tap con in braccio i propri bambini.

Chissà cosa avrebbe detto di questa Italia sir Winston Churchill, secondo cui “il politico deve essere in grado di prevedere cosa accadrà domani, il mese prossimo e l’anno prossimo, e, in seguito, avere la capacità di spiegare perché non è avvenuto”.

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