Perché l'affare Lockheed-Ankara degli F35 potrebbe saltare


Come si intreccia il no di Trump al nucleare iraniano con le nuove mosse geopolitiche nel Mediterraneo



Di qui e di lì. Il presidente turco Erdogan è come quell'agnellino che prende il latte da due madri. Acquista le batterie anti aeree dalla Russia, e poi ordina ben 116 F35 dagli Usa, con tanto di missili Patriot. Contribuendo così ad accrescere la tensione in un fazzoletto di Mediterraneo che si è da tempo ormai fatto incandescente, come dimostra la guerra in Siria.

Adesso, però, dagli Usa arriva un possibile stop: mentre Ankara attende entro la fine dell'anno il primo lotto da 20 aerei, ecco che un progetto di legge sulle spese militari statunitensi chiede una temporanea sospensione delle vendite di armi americane alla Turchia, perché non più considerato un alleato chiave del Medio Oriente.

Secondo il progetto, si punta ad un divieto temporaneo di vendita di armi alla Turchia fino a quando il segretario della difesa non presenterà una relazione sul peggioramento delle relazioni USA-Turchia con le commissioni parlamentari collegate.

Ma non è tutto: lo scorso anno il rappresentante Dave Trott (R-Michigan) aveva presentato un emendamento contro la vendita di pistole semiautomatiche Sig-Sauer fatte in Turchia. Il suo appello fu sostenuto da altri 36 parlamentari tra cui il presidente della commissione di intelligence Devin Nunes (R-California) e Adam Schiff (D-California).

Le clausole sulle armi alla Turchia rappresentano solo l'ultima tensione nelle relazioni già aspre tra i due alleati della Nato. Le minacce turche alla nave Exxon impegnata nei rilievi sottomarini nella Zee di Cipro sono state rintuzzate con l'invio della sesta flotta. Il disimpegno Usa dalla base turca di Incirlik è solo la conferma di una mutata strategia da parte di Washington che ha deciso di impiantare in Grecia nuove basi per Marina e Aeronautica, finanche con un'isoletta disabitata trasformata in nuovo hub per caccia bombardieri e fregate.

La bipolarità di Erdogan è oggi un elemento di oggettiva destabilizzazione nel mare nostrum, dove si sta giocando la vera grande partita che interessa tutti i maggiori players continentali: quella dei gasdotti.

Detto di Tap, che dall'Azerbaijan porterà il gas in Europa, ecco che sta prendendo forma il nuovissimo gasdotto Eastmed che coinvolge Israele, Cipro e Grecia per un vettore che sarà il più profondo di sempre, del costo di sette miliardi di dollari.

E'lì che va ricercata la protogenia degli attuali dissapori tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e di quelli che vi sono immediatamente alle spalle.

 

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