Caldo record, Coldiretti: agricoltura abruzzese a rischio


Effetti negativi anche per i consumatori, i prezzi potrebbero subire un aumento


di Silvia Grandoni
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
18/06/2017 alle ore 12:18



La straordinaria ondata di calore che ha colpito negli ultimi mesi l’Italia e in particolare l’Abruzzo, rendendo la primavera di quest’anno la seconda più calda negli ultimi due secoli, rischia di incidere negativamente sull’agricoltura e di favorire incendi nelle zone boschive. A lanciare l’allarme è Coldiretti Abruzzo, che citando i dati del ministero delle Politiche agricole, relativi alla prima decade del mese in corso, parla di "situazione estremamente preoccupante".

Le temperature massime, nell’arco temporale di riferimento, sono arrivate a 27,5 gradi, ovvero 3,5 gradi in più rispetto alla media registrata nel giugno del 2016, mentre le precipitazioni si sono praticamente azzerate, con uno scarto del 94,1% rispetto al giugno dello scorso anno.

In Abruzzo, oltre alle temperature massime, si sono alzate anche le minime, che sono passate da 13,5 gradi del giugno 2016 a 15 gradi dello stesso periodo del 2017. Lo scarto è ancora più ampio se si compie il raffronto con i 5,9 gradi del 2007: quasi 10 gradi in più rispetto a dieci anni fa.

"Caldo e siccità preoccupano gli agricoltori – fa sapere Coldiretti Abruzzo - perché potrebbero condizionare tutti i settori agricoli, soprattutto le coltivazioni di ortaggi e frutta".

"Fortemente a rischio è il Consorzio del Fucino - dice a Impaginato.it Massimiliano Volpone, direttore di Coldiretti L'Aquila e Teramo -. Parliamo di una zona orticola di grande pregio e altamente specializzata, che in questo momento è interamente interessata dalla coltivazione di tutti gli ortaggi estivi e dove, quindi, l’irrigazione è indispensabile. Qui il problema più grande - prosegue Volpone - riguarda gli accumuli di acqua che cominciano a scarseggiare e, affinché la disponibilità presente in alcuni bacini possa bastare il più a lungo possibile, si è indicato in via precauzionale di interrompere l’irrigazione in alcuni giorni della settimana”.

L’allarme vale però anche per altre zone, dove sono presenti colture ortive e frutticole con una produzione e un raccolto ricadenti nella stagione estiva. "Perché in questo periodo - rimarca il dirigente di Coldiretti - ci sono sia le semine che alcuni trapianti di varie specie orticole".

Gli agricoltori sono preoccupati, ma sono abituati alle difficoltà generate dalle bizze del clima. "Da persone esperte cercano di dosare l’acqua nella forma più intelligente possibile - fa sapere Volpone - attraverso tecniche irrigue all’avanguardia e con il cosiddetto metodo goccia a goccia".

L'esponente dell'associazione che riunisce gli agricoltori aquilani e teramani si augura che almeno l’estate cominci bene, "altrimenti - dice - andremo in contro a dei seri problemi e i prezzi dei prodotti sul mercato saranno più alti".

Gli effetti negativi, dunque, ricadrebbero anche sui consumatori. "Se non dovesse piovere saranno prese delle decisioni nei vari distretti irrigui e i consorzi che hanno il compito di gestirli dovranno razionare l’acqua affinché la coltivazione venga garantita - aggiunge Volpone -. Il problema nascerà per le colture che devono essere messe in campo, seminate o trapiantate. Se la stagione non migliorerà le aziende si vedranno costrette a non poter fare ulteriori coltivazioni - osserva il direttore - perché nelle zone irrigue le colture si succedono e sono più di una, soprattutto le coltivazioni che hanno un ciclo produttivo non più lungo di due mesi".

E' il caso, ad esempio, delle insalate, che hanno un ciclo produttivo anche inferiore ai due mesi. "Si raccolgono e si coltivano una dopo l’altra e risentono moltissimo dell'assenza di acqua - spiega Volpone, che mette in luce come la penuria d’acqua incida anche sulla produzione di altre colture tradizionali, apparentemente al riparo dal rischio siccità -. Basti pensare al grano, ai cereali e ai foraggi, per i quali, nonostante l’irrigazione serva meno o per niente, la carenza d'acqua genera comunque gravi problemi".

Infine la siccità comporta anche un rischio incendi nelle zone boschive. "Parliamo di aree che in Abruzzo corrispondono ad oltre 400mila ettari di foreste, di cui oltre 30mila colpite dal fuoco tra il 2007 e il 2012 - conclude l'esponente di Coldiretti -. In ogni caso le precauzioni sono massime, si cerca di pulire i terreni da erbacce e stoppie, non lasciandoli mai in stato e di abbandono".

 

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