L'Aquila, la vergogna delle tasse dopo il sisma: ma Regione e Ministero cosa dicono?


Per ripartire bisogna essere più leggeri, non zavorrati da un altro peso: Confartigianato in piazza il 16 aprile



Per ripartire bisogna essere più leggeri, non zavorrati da un altro peso. La metafora ci occorre per raccontare il disagio che impregna L'Aquila dopo il sisma. Le tasse sono il colpo di grazia, protesta Confartigianato, che annuncia una mobilitazione per il prossimo 16 aprile.

Il motivo è presto detto: gli artigiani messi in ginocchio dal sisma che fino ad oggi si sono rimboccati le maniche per ricominciare, dovrebbero essere sostenuti, non frenati da altri balzelli. E'il caso delle 7000 cartelle esattoriali per gli anni 2009 e 2010 fatte recapitare a società, artigiani, professionisti e persone fisiche. A loro l'erario chiede niente meno che il pagamento in toto, senza considerare l'abbattimento del 60%, così come previsto dalla legge.

(LEGGI ANCHE: A CHE PUNTO E'LA RICOSTRUZIONE?)

Parliamo di Iva, Irpef e Ires, per circa 87 milioni di euro. Un peso insostenibile, che finirebbe per schiacciare la già flebile attività che con mille fatiche gli aquilani stanno rimettendo in piedi.

"Non riusciamo a capire cosa ci sia dietro questo disegno distruttivo” osservano i vertici di Confartigianato. E aprono uno scenario in cui qualcuno dovrà pur dire qualcosa per giustificare questa condotta che ha dell'incredibile: che sia un errore o una manchevolezza ancora più grave poco conta a questo punto.

(LEGGI ANCHE: NUOVA SCOSSA NEL CENTRO ITALIA)

Enti locali, governo e ministero alzino gli occhi, per una volta, dalle scartoffie e si sforzino di dare progettualità ad un territorio sventrato non solo dal tragico fenomeno naturale ma anche da una politica cieca e mediocre.

(LEGGI ANCHE: TERREMOTI, RICOSTRUZIONI E PROMESSE)

 

twitter@ImpaginatoTw