Tra le meravigliose residenze del Lido: Villa Gasbarrini a Giulianova


Vero gioiello architettonico tra Neorinascimento e Liberty



Sorge lungo l’omonima via a ridosso del litorale di Giulianova la splendida Villa Gasbarrini, nota anche come Villa Dulcis, edificata nella prima metà degli anni Venti del Novecento. Eretta con affaccio sull’antistante pineta fronte-mare e su quell’arteria che conduce fino all’ultimo tratto del Lungomare monumentale, costruito dal regime fascista nel 1936, fu voluta quale residenza estiva dall’illustre patologo e chirurgo Antonio Gasbarrini (1882-1963), nativo di Civitella del Tronto, archiatra pontificio di Pio XII e Giovanni XXIII e per quattordici anni docente presso l'Università di Bologna sulla cattedra che fu di Agostino Murri.

Egli ne fece per anni luogo di ritrovo di intellettuali, poeti, scrittori, vero e proprio fulcro della vita culturale cittadina e la sua realizzazione rappresentò inoltre il momento della rinascita dell’industria turistica e balneare di Giulianova, frenata a seguito della parentesi dolorosa della Grande Guerra: si vedano in proposito, ad esempio, le vicende del sontuoso Kursaal, il Club marino della città che aveva riaperto nel 1921, era rimasto incompiuto del suo ornamento e del piano superiore e fu finalmente inaugurato quale albergo nel 1929.

L'edificio, da annoverarsi tra le più belle ville del Lido, come la stessa Villa Paris, risulta essere una splendida, riuscita contaminazione tra una impostazione architettonica più rigorosa e classica, visibile in quel portico neorinascimentale con archi brunelleschiani e serliana o le bifore, e il Liberty, architettura raffinata e spensieratamente decorativa, presente soprattutto negli eleganti ornamenti a stucco come i medaglioni a rilievo che circondano la casa.

Sulla facciata della villa, appena sotto una delle bifore che ne ingentiliscono la facciata, si legge il motto: "Unus amor vires fraternaque pectora junxit / ut domui lucem funderet unus amor" (Un unico amore unì forze e sentimenti fraterni / affinché un unico amore diffondesse la luce nella casa). La vista è magicamente catturata dalla splendida bicromia fra il mattone scuro di fondo ed il candore dei partiti architettonici: aperture di varia tipologia decorate da paraste, colonnine, capitelli, mensole. Notevole inoltre il loggiato quadrangolare, coperto da terrazzo con parapetto a balaustri, che si affaccia sul giardino.

Nel parco della villa è possibile inoltre ammirare due rustici e la splendida Cappella, costruita su un progetto datato 1930 realizzato da Silvio Gambini, architetto teramano tra i maggiori interpreti del nuovo linguaggio architettonico dell’epoca, attivo soprattutto in Lombardia a fianco di nomi del calibro di Giuseppe Sommaruga ed Ernesto Basile.

Un tetto in legno a due falde copre la costruzione e, poggiando una estremità su quattro colonne rotonde, crea un piccolo portico antistante l’ingresso. Un alto campanile in mattoncini rossi con un’insolita copertura in legno svetta accorpato di fianco alla costruzione; sulla parete sud è collocata la statua di una Madonna. Sopra la porta d’ingresso, è ammirabile una bellissima immagine del Volto di Cristo realizzato in aerografia da un altro Gambini, figlio dell’Architetto.

Una porta in ferro e vetro dà accesso all’unica auletta, la quale termina con un’abside a pianta poligonale sopraelevata di un gradino, dove trova parzialmente posto l’altare.

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