A24-A25, la guerra dei canoni. Armani: Percorribili altre soluzioni per consolidare Anas


L'ad dell'azienda ad Impaginato.it: Palazzo Chigi opti per trasferimento asset o riscattabilità beni a fine concessione


di Ilaria Proietti
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
15/06/2017 alle ore 16:21



E’ un giorno di festa anche per Gianni Armani, arrivato stamane all’alba a Pescara per l’inaugurazione del ponte ‘Ennio Flaiano’. Il richiamo delle fanfare e gli elogi ricevuti dai massimi vertici della regione Abruzzo per aver finanziato l’opera è forte: l’Anas di cui è presidente e ad ha messo a disposizione 5 milioni di euro per l’opera che agevola la transitabilità dell’asse attrezzato gestito dall’azienda. Che aggiungerà ulteriori investimenti su Pescara, 15 milioni per agevolare la viabilità fino al porto. Ma al di là delle belle parole spese anche dal ministro Delrio nei confronti della società, il pensiero di Armani è comunque rivolto a Roma. Dove in queste settimane si sta decidendo una partita strategica. Centrata sui canoni di concessione che secondo la manovrina torneranno in pancia ad Anas anziché al ministero delle Infrastrutture e Trasporti come originariamente disposto dalla legge.

 

“Con questa operazione abbiamo salvato Anas” dice ad Impaginato.it Armani a proposito dell’emendamento inserito all’ultimo istante nel provvedimento che si conta di convertire definitivamente nei prossimi giorni. “Ne va della nostra sopravvivenza, la situazione andava consolidata. Poi capisco il tema del ribilanciamento di una concessione autostradale. Ma non è questo il modo per affrontare il problema. Faccio notare comunque che – affonda il colpo contro la concessionaria abruzzese Strada dei Parchi - non è nemmeno in grado di pagare i lavori del post terremoto: il sisma è del 2009 cioè prima che perdessimo il ruolo del concedente.” dice.

 

Per mettere in salvo Anas insomma era necessario intervenire sui canoni. “Se nel mio patrimonio ci sono delle partite, non possono essere tolte d’imperio, ma devono essere sostituite, altrimenti le ripercussioni sono inevitabili” dice Armani. Prefigurando quali possano essere le possibili soluzioni sostitutive future: “o il trasferimento degli asset ad Anas, come è successo con Ferrovie che è proprietario della rete (35 miliardi di euro di patrimonio). O riconoscendo che i beni sono in nostra disponibilità e a fine concessione ne può essere riscattato il valore. Quindi Palazzo Chigi deve optare per una delle due soluzioni: o scegliendo di comportarsi come ha fatto per le ferrovie o come fa con le concessioni autostradali. La via attuale che non è definita non va bene”.

 

Armani, tornando alla battaglia all'ultimo sangue consumata sulla restituzione dei canoni dovuti dalla concessionaria della A24-A25, taglia corto sulle polemiche legate al rischio di creare una provvista per un’azienda che potrebbe essere a breve privatizzata. “Anche se dovessimo uscire dal perimetro della pubblica amministrazione rimarremmo comunque un’azienda al 100 per cento pubblica. Come Ferrovie e Rai” .

 

Il problema è dunque solo patrimoniale. “La situazione di Anas da questo punto di vista è nota: abbiamo 2,8 miliardi di euro di patrimonio. Di cui 2 miliardi gratuitamente devolvibili: abbiamo cioè disponibilità di questi beni ma non sono nostri quindi non generano reddito. Poi ci sono 300 milioni di euro di Stretto di Messina su cui c’è un doppio contenzioso che sospende la situazione patrimoniale: sono soldi che valgono se si decide di fare l'opera, sennò il progetto di ponte non vale di per sè molto. Restano 500 milioni: se si tolgono anche questi cosa resta?”.

 

Quel che è certo è che attorno al provvedimento in discussione in Parlamento dipende più in generale la prospettiva futura dell’azienda delle strade. “L’integrazione con Fs è in corso, aspettiamo la conversione del decreto. Ma abbiamo già in corso gruppi di lavoro che portano ad identificare e sfruttare al meglio e prima possibile le sinergie che ci sono all’interno del gruppo. Un lavoro che coinvolge gran parte del top management delle due aziende”.

 

Ma per agevolare questa integrazione occorre risolvere il nodo dei contenziosi pregressi. “Tutte le stazioni appaltanti pubbliche hanno tantissimi contenziosi: è un po’ una degenerazione del settore delle infrastrutture: purtroppo la mancanza di strumenti di gestione e la complessità della normativa ha portato a distruggere un settore che invece di focalizzarsi sul realizzare le opere si è concentrato sul cercare di estrarre valore dal contenzioso. Riteniamo che ci sia un modo giusto di risolvere anche velocemente queste cose perché le aziende sono stanche di avere crediti che non diventano mai inesigibili”.

 

“La manovra - conclude Armani - identifica risorse per questa operazione per 700 milioni di euro che compendiano quelle già disponibili nel bilancio dell’Anas. Riteniamo che siano cifre congrue per portarla a termine entro l'anno".