Antonelli come Marianna: la vendetta di Luciano D'Alfonso è partita ieri mattina a mezzogiorno


Della serie lei resta a lavorare alla Regione ma lo stipendio lo paga il sindaco Alessandrini



Marcello Antonelli come Marianna Di Stefano: la vendetta di Luciano D’Alfonso è partita ieri mattina a mezzogiorno sotto forma di mail indirizzata a Renato Mazzoncini, ad di Ferrovie dello Stato. Il governatore l’ha dettata direttamente al suo segretario Enzo Del Vecchio: la Regione Abruzzo chiede il distacco di Antonelli, consigliere comunale di Forza Italia e dipendente di Fs attualmente in servizio ad Ancona, per il monitoraggio degli investimenti del Masterplan nell’ambito delle infrastrutture ferroviarie. Esattamente la stessa operazione fatta per Marianna, l’addetta all’agenda del presidente che Dalfy aveva dato in carico al Comune di Pescara: della serie lei resta a lavorare alla Regione ma lo stipendio lo paga il sindaco Alessandrini. Un’operazione violentemente contestata da Antonelli che proprio lunedì aveva fatto partire un’interrogazione contro il governatore che usa il Comune come una sua dependance.

E Dalfy se l’è legata al dito. Così, nonostante la campagna elettorale, i comizi le conferenze stampa i giri dei mercati, non ci ha dormito la notte e ieri mattina ha partorito la vendetta.

“Sì – ammette Del Vecchio – diciamo che è stata la risposta alla polemica sollevata su Marianna Di Stefano. Diciamo che qualche giorno fa forse avremmo fatto la stessa richiesta a Fs lasciando il nome in bianco, ma adesso, alla luce di questa vicenda, abbiamo pensato che valesse la pena rispondere per le rime”.

Adesso quindi, se Ferrovie accoglierà la richiesta, il consigliere azzurro si troverà a lavorare nello staff di D’Alfonso, negli uffici di viale Bovio, e a monitorare gli investimenti del Masterplan. Una vera e propria provocazione, un occhio per occhio.
E insomma, aveva colpito nel segno Antonelli se ha scatenato tutto questo pandemonio. E non è stata manco la prima volta: tempo fa, in risposta a una citazione civile di Dalfy, si era presentato a una conferenza stampa e davanti al ministro Lotti gli aveva consegnato 50 mila euro (falsi), l’equivalente del risarcimento richiesto dal presidente, lasciando tutti a bocca aperta.

Nell’interrogazione di lunedì lui aveva invece denunciato l’operazione salvataggio fatta da Dalfy a vantaggio della fedele Marianna che, col contratto in scadenza e non più rinnovabile per colpa della mancata approvazione dei consuntivi, ha pensato bene di darla in carico al Comune. Confezionando per lei un incarico ad hoc di “responsabile del controllo e del monitoraggio degli investimenti che la Regione sta effettuando nella città di Pescara”. In questo modo Dalfy se la tiene stretta alla Regione e accolla al Comune solo lo stipendio.  Uno stipendio oneroso, visto che nel frattempo la Di Stefano sempre grazie al presidente  è diventata dirigente e porta a casa 84.887,79 euro di base e senza indennità.

“E’ questa l’ultima furbata che porta la firma di Regione e Comune – aveva scritto Antonelli – su cui però intendiamo andare a fondo: invieremo tutta la documentazione alla Corte dei Conti per un parere di merito e per rendere l’organo di giustizia contabile consapevole di come la Regione sia cercando di aggirare il blocco dei contratti”.

E insomma, accuse pesanti. Tanto che qualcuno insinua che più che una goliardica vendetta quella di D’Alfonso che scrittura Antonelli, sia piuttosto il tentativo di depotenziare una possibile inchiesta: se lui favorisce la segretaria è un conto, se poi lo fa anche con altre persone e in questo caso con un oppositore, l’accusa non regge più. Ammesso che gli investigatori siano sufficientemente sciocchi.
In ogni caso questo è accaduto ieri. Del Vecchio filosoficamente ammette che quella di Dalfy è stata una risposta alla polemica sulla Di Stefano.

“Sì, certo, visto che è stato lui a sollevare il problema, abbiamo pensato di rispondere così”.

ps: a questo punto, se anche la Corte dei Conti avrà qualcosa da eccepire, Dalfy chiederà il distacco pure del giudice. Hai visto mai.