Tutte le sfide della geopolitica a cui l'Europa (tranne Parigi) sta rinunciando


Può piacere o meno, ma ad oggi Macron è l'unico interlocutore stabile e credibile nel vecchio continente: Londra, Roma e Berlino in grande affanno



Non è da complottisti analizzare cosa ci sia dietro l'incidente aereo di Mosca e capire se, come per quello a Sharm el Sheik, l'ombra del terrorismo diventi tangibile. E'chiaro che il quadro generale che confluisce nella macro regione mediterranea sta cambiando rapidamente e questa volta Trump c'entra davvero poco, per cui incidente o meno anche l'Isis osserva con attenzione i cambiamenti della politica europea.

In primo piano è Berlino a fare notizia: le difficiltà con cui si sta giungendo alla formazione dell'esecutivo, con la rinuncia della Spd e le intuizioni di Schultz sul futuro stesso della sua grosse koalition, dimostrano che gli attuali protagonisti sono all'ultimo giro di orologio. E non solo per la differenza di voti che è costata alla Cdu e ad Angela Merkel dover rinunciare all'integralismo di Schaeuble, il cui successore sulla poltrona di feld minister mostra già un altro piglio. Quanto per le prospettive che il nuovo gabinetto avrà dinanzi a sé.

In questo semestre di fatica per il governo tedesco, Londra è affondata ancora di più nelle sue contraddizioni: Dowming Street non è mai stata così debole, con Theresa May che fatica a inquadrare scenari e obiettivi. Non ha saputo gestire la Brexit e ancora oggi non individua una strategia utile e veritiera. Ha sul collo il fiato di Jeremy Corbyn che, anche se portatore di ricette populiste e iper stataliste (quindi poco sostenibili da numeri reali e provvedimenti del governo) le sta erodendo il consenso di giovani e 40enni.

Madrid e Roma presentano un quadro simile, per certi versi, visti i numeri ma con la spada di Damocle per l'Italia di una ingovernabilità che è anticamera al caos, anche perché ad aprile ci sarà da realizzare la manovra correttiva a cui nessun premier potrà sottrarsi (ragion per cui meglio se tecnico, e non legato ad un partito, si dice nei corridoi romani).

Ma il punto è un altro: la vacatio della politica europea in questo preciso momento. I commissari non influiscono, faticano maledettamente ad incidere come il caso libico dimostra in tutta la sua interezza.

Resta solo Parigi, con tutti i suoi limiti personali e caratteriali ma con la certezza oggettiva che ad oggi l'Eliseo è l'unico interlocutore, stabile e credibile, del vecchio continente.

Se ci fosse bisogno di elaborare una risposta decisa e netta nei confronti dell'Isis chi si prenderebbe la responsabilità di premere un bottone? In caso di ulteriore tensione nel Mediterraneo orientale, dopo che la Turchia ha bloccato la nave italiana Saipem a largo di Cipro, chi dirà una parola indirizzata al sultano Erdogan?

 

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