La politica dei paracadutati? Un danno all'Abruzzo. Parla Michele Fina


L'orlandiano escluso dalle politiche: "Produciamo classe dirigente locale in grado di assumere ruoli nazionali, oppure diventeremo terra di conquista"


di Paolo Falliro
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
07/02/2018 alle ore 17:25

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Di lui il Guardasigilli Orlando ha detto che “è stato la priorità unica della nostra area per l’Abruzzo per il suo impegno sul territorio, per il sì al referendum e per la battaglia per il rinnovamento”. Ma non è stato sufficiente per garantirgli un posto in lista.

Michele Fina, classe '78, membro dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico, il territorio lo conosce bene. Da sinistra ha fatto politica (dal 2007 al 2011 è stato segretario provinciale del Pd dell’Aquila) e ha amministrato (dal 2004 al 2010 è stato Assessore alle Risorse naturali e alla Protezione civile della Provincia dell’Aquila).

Oggi, alla vigilia di una sfida elettorale che si annuncia complessa e altamente articolata per via di una legge elettorale assurda, l'autore de “I cento discorsi che hanno segnato la storia” racconta a Impaginato Quotidiano come potrà intrecciarsi il rapporto con il voto territoriale alla luce dei criteri con cui si è giunti all candidature, e non solo nel Pd. Partendo dalla contingenza legata ai paracadutati che tanti mal di pancia stanno provocando in tutti gli schieramenti.

 

PARACADUTATI

“Per le candidature all'uninominale i paracadutati sono un non senso – osserva - . Il terzo previsto dalla legge è proprio di rappresentanza territoriale. Ci si può anche inventare rappresentanti territoriali nel momento in cui ci si candida, ad esempio venire da Bolzano e poi decidere di rappresentare i problemi della provincia aquilana, ma è un non senso. Ci si deve già essere battuti per quelle istanze e quelle terre, in altri ruoli e in altri ambiti. Di lì, poi, ci si può candidare a farlo anche in Parlamento. Altro ragionamento è sul proporzionale: lì si sono candidati alcuni leader nazionali. E'chiaro – aggiunge - che un elettore che si ritrova accanto al simbolo gradito il nome nazionale non si sente poi estraniato. Ciò che mi sembra impropria è la candidatura dei paracadutati all'uninominale: è un errore per chi lo ha deciso”.

I casi di Rotondi e Quagliariello potrebbero fare invertire la rotta agli elettori di riferimento? “Sono entrambi la certezza che il centrodestra ha di avere collegi sicuri, quindi fa dell'Abruzzo un luogo in cui eleggere persone che, a prescindere dalle istanze regionali, si vogliono candidare al sicuro: quello che un tempo per i Ds era il Mugello, dove vinse Di Pietro. Ma lo considero un danno all'Abruzzo. Noi siamo una regione marginale – precisa Fina – per cui o produciamo classe dirigente locale per tutti gli schieramenti in grado di assumere ruoli nazionali, oppure diventeremo terra di conquista”.

Una conquista che, in parte, è già vicina stando a quanto detto da queste colonne dall'assessore Di Matteo (il Pd è finito e il futuro sta in una grande lista civica regionale): che ne pensa Fina?

“Credo nei partiti politici, nazionali e con vocazione internazionale – sottolinea – stando alla mia personale esperienza non credo che situazioni localistiche abbiano un grande respiro. Ma non commento la sua scelta: penso sia il frutto di un profondo disagio. Il quadro politico dopo le urne è destinato a non rimanere stabile”.

Ha detto il ministro Orlando che “chi si candida alle elezioni non dovrebbe dire bugie. Fina è stato la priorità unica della nostra area per l’Abruzzo per il suo impegno sul territorio, per il sì al referendum e per la battaglia per il rinnovamento”. Allora perché lei non è in lista? “Sulle candidature ho scelto di non esprimermi – replica Fina - e non commenterò”.

 

TEMI E SINISTRA

Crede che la legge sulla responsabilità dei medici, di cui abbiamo dibattuto da queste colonne con l'on. Amato, potrebbe andare a compensare il gap di comunicazione che c'è stato con la buona scuola, e quindi ricomporre quella delusione di alcuni elettori? “In primis credo che la Amato abbia fatto un lavoro molto importante alla Camera: è tra i Deputati più produttivi e più sensibili. Se oggi abbiamo finalmente alcune leggi di civiltà lo dobbiamo anche a lei. Aggiungo però che sui temi della scuola penso davvero che si debba riprendere il rapporto con gli insegnanti, a partire da questo principio: va bene provare a introdurre strumenti che possano aumentare l'efficienza della scuola, ma la scuola deve trasferire un senso agli studenti. Per cui c'è bisogno di insegnanti capaci di affascinare alla formazione: e non so se ciò sia misurabile. Questo il limite che ha avuto il riformismo degli ultimi anni”.

Rimettere al centro la scuola, sostiene Fina, restituendo agli insegnanti un ruolo primario, perché sindacati e in generale i corpi intermedi della società sono interlocutori essenziali per chi vuole davvero essere riformatore. “Solo così riprenderemo le fila di un dialogo interrotto su cui c'è dell'incredibile: questa legislatura ha investito 4 miliardi di euro sull'edilizia scolastica, ha stabilizzato 100mila insegnanti, tuttavia si sono fatte scelte che poi non sono state comprese”.

Per cui “ripensare l'approccio e ricostruire un filo diretto, anche perché si tratta di un settore in cui lavora un milione di persone: quindi qualunque tentativo di riforma deve essere approntato sul dialogo, contrariamente diventerebbe un elemento di mero conflitto”.

 

VERSO LE REGIONALI

A proposito di conflitto: quali le caratteristiche per scegliere il candidato del centrosinistra alle prossime regionali d'Abruzzo? Le regionali quindi sono un suo obiettivo?

“E'prematuro dirlo, aspettiamo le politiche e non sappiamo se voteremo a scadenza naturale o meno. Ciò che è già chiaro è che serve un lavoro di ricomposizione nel centrosinistra – certifica – tanto in Italia quanto in Abruzzo. Unire il centrosinistra e rinnovarlo, superando assetti notabilari e insostenibili rendite di posizione. Ma per vincere di nuovo il centrosinistra dovrà dimostrarsi capace di tornare tra gli ultimi, nelle periferie sociali e fisiche, nelle zone interne abbandonate e vessate. Siamo giunti a questo punto divisi e litigiosi, e queste liti stanno favorendo i nostri avversari. Questa incapacità di dialogo va risolta, e dopo le politiche sarà il primo impegno. E probabilmente – conclude - il risultato delle politiche ci dirà come prima cosa che dobbiamo rimettere assieme i pezzi”.

 

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