Apperò (al contrario): Morgante e i treni della vergogna


Un'abruzzese è diventata suo malgrado protagonista di un'altra pagina buia dell'Italia che non funziona e non investe in manutenzione e prevenzione


di Lilli Mandara
Categoria: Maperò
05/02/2018 alle ore 06:53

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Apperò Barbara Morgante, chissà che se ne fanno dei soldi a Rfi e Trenord se non li investono in manutenzione. E’ un Apperò al contrario questo qui, perché di notizie belle ce ne sono poche e di brutte, purtroppo, a volontà.

E anche perché un’abruzzese è diventata suo malgrado protagonista di un’altra pagina buia dell’Italia che non funziona e non investe in manutenzione e prevenzione: il disastro ferroviario in Lombardia che ha colpito il treno dei pendolari in cui sono morte tre donne.

La Morgante, abruzzese di Turrivalignani, residente a Chieti, corteggiatissima dal governatore della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, è ad di Trenitalia e presidente di Trenord, la società ferroviaria partecipata al 50 per cento da Ferrovie nord Milano e per l’altro 50 da Trenitalia.

Anche i vertici e le società di Rfi e Trenord, che è competente sui treni, sono formalmente indagate nell’inchiesta per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo relativa all’incidente di Pioltello. Gli investigatori hanno sequestrato i documenti sulle strutture delle società, in particolare per i dipartimenti responsabili della manutenzione dei binari e dei treni, e la documentazione sui modelli organizzativi per la prevenzione degli incidenti previsti dalla legge 231. Treni come carri bestiame, vecchi e inadeguati. Reti e binari rattoppati alla meno peggi

E qualche giorno fa La Verità è andata a fare le pulci ai bilanci della società Trenord e ha scoperto che no, non c’erano buchi clamorosi come ti saresti aspettato vedendo quel pezzo di 20 centimetri di binario collassato trovato dagli investigatori due chilometri prima del luogo del deragliamento, non c’erano motivi quindi che giustificassero la mancata manutenzione. O almeno non erano i soldi a mancare.

La Trenord ha soldi e ne ha pure tanti. Solo di liquidità in cassa a fine 2016 la società lombarda aveva la bellezza di 74 milioni di euro. Una cifra imponente di liquidità lasciata lì a giacere nelle casse. Tra l’ altro cresciuta a dismisura nel tempo. A inizio del 2015 la cassa era di soli 27 milioni. Quasi triplicata in soli due anni di esercizio.

Cosa ci faccia tanta liquidità parcheggiata in un’ azienda di trasporto locale non si sa. Di solito la cassa si usa per gli investimenti.

Ma per gli investimenti, di cui la manutenzione dovrebbe essere la voce principale, su un bilancio totale di oltre 600 milioni nel 2016, la società presieduta dalla Morgante e amministrata da Cinzia Farisè, ha investito risorse per soli 36 milioni, pari al 6 per cento del bilancio dedicato agli investimenti.

Al contrario, racconta sempre La Verità, la cifra che va sotto la voce dei debiti con Rete ferroviaria italiana, la società che si occupa della gestione delle reti, è elevatissima: circa 76 milioni di euro. Quindi da una parte nel 2016 la società chiude con un guadagno netto di 8 milioni, e garantisce un dividendo ai suoi due soci di 1,9 milioni ciascuno (Ferrovie Nord e Trenitalia), dall’altra trascura la manutenzione dei treni dei pendolari.

Una contraddizione? Trenord è una macchina che macina soldi e utili, serve a questo: poi se ci scappano i morti che fa.

ps: due anni fa il nome della Morgante, ex amministratore delegato di Trenitalia, era in ballo per assumere un ruolo di primo piano ai Trasporti nella Regione diLuciano D’Alfonso, o forse lo era solo nei sogni del governatore. Poi, come abbiamo visto, se n’è andata in Lombardia. Sì, è un Apperò al contrario: anzi, è un Maperò.

 

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