Perchè fare pil non significa essere pericolosi nazionalisti: il caso italiano e la difesa


L'UE apre la procedura di infrazione contro l'Italia per mezzi navali prodotti da Fincantieri e Leonardo. E allora la Difesa comune europea?



Emmanuel Macron è da poco rientrato da un lungo e positivo viaggio in Cina con due importanti contratti: la fornitura di manzo francese e la consulenza nucleare da offrire a Pechino. Nessuno in patria si è sognato di accusarlo di nazionalismo, semplicemente perché, nel resto del mondo, esiste la cultura politica di fare gli interessi del proprio paese e delle proprie aziende senza che la cosiddetta intellighezia si sogni di epitetarlo come protezionista.

L'Italia in queste ore sta rischiando grosso alla voce difesa, ma poche preoccupazioni ha partorito nella politica tricolore, forse distratta dalla composizione delle liste elettorali: la Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione contro di noi.

Il motivo? L'acquisto di alcuni mezzi navali prodotti da Fincantieri e Leonardo non avrebbe rispettato la direttiva 2009/8 che indica la modalità di acquisto di unità previste dal programma navale per la nostra Marina militare. L'accusa che l'Ue muove a Roma è di aver favorito l’industria nazionale.

Il riferimento è nello specifico a tre mezzi realizzati da Fincantieri e da Leonardo Company: una unità multiruolo di assalto anfibio, il Pattugliatore Polivalente d’Altura PPA che ha il pregio di poter effettuare soccorso in mare e operazioni di Protezione Civile; e la LSS una nave dotata di un ospedale completamente attrezzato.

Mezzi altamente strategici, anche in considerazione delle emergenze che nel Mediterraneo sono all'ordine del giorno e che l'Italia deve affrontare in prima battuta.

Ma di contro se da un lato l'Europa ci tira le orecchie, dall'altro però mostra di non tenere in debita considerazione un fattore fondamentale: ovvero che Roma è da anni in primissima fila per la Difesa comune europea. Tutto si può imputare al nostro Paese meno che il fatto di essere comunque da sempre interessato a politiche europeiste, in questo caso la Difesa comune.

Al di là dei tecnicismi burocratici su cui si esprimerà chi di dovere, fa specie constatare il disinteresse generale sulla questione.

Si sottovaluta che l'industria della Difesa italiana è una eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. I prodotti che Leonardo fabbrica sia per il mercato interno che per quello estero hanno un livello qualitativo che molti ci invidiano. Significa commesse in giro per il mondo, posti di lavoro creati all'estero e sul territorio nazioale, centri di sperimentazione che coinvolgono giovani e università, partenariati nei cinque coninenti al fine di accrescere il brand della Difesa tricolore.

In tempi di magra, caratterizzati comunque da una reale mini ripresa, non tenere conto di questo chirurgico interesse nazionale, è sinonimo di miopia politica.

E allora l'auspicio è che a giochi fatti, ovvero con le benedette liste elettorali chiuse, la politica torni a fare ciò per cui è stata eletta: gli interessi delle aziende italiane, che vuol dire posti di lavoro da conservare e nuovi da creare. Intesi?

 

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