Liliana Segre senatrice a vita: che ne pensa la politica abruzzese?


L'opinione dei parlamentari Maria Amato (Pd), Gianni Melilla (LeU), Fabrizio Di Stefano (Forza Italia)


di Lucia Rossini
Categoria: ABRUZZO
23/01/2018 alle ore 16:08



L'avvento delle leggi razziali, l'arresto, il dramma della deportazione. Oggi la nomina a senatrice a vita.
Liliana Segre, nata nel 1930 da una famiglia di ebrei milanesi e testimone infaticabile dell'orrore di Auschwitz , ha ricevuto l'importante riconoscimento dal Presidente della Repubblica Mattarella per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale.

"La notizia mi ha colto completamente di sorpresa. Non ho mai fatto politica attiva e sono una persona comune, una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni". Sono queste le prime parole della dottoressa Segre dopo il decreto del Colle che la rende la quarta donna nella storia della Repubblica italiana a ricoprire l'incarico.

 

L'ABRUZZO IN PARLAMENTO COMMENTA COSI'

"E' una bella scelta in questo tempo in cui rigurgiti di razzismo sono abbastanza frequenti. La Segre è riuscita con la quotidianità della sua vita  a raccontare la brutalità che è stata costretta a subire - commenta la vastese Maria Amato - Ritengo sia una nomina molto misurata, molto adeguata ai nostri tempi. Purtoppo le nuove generazioni rischiano di dimenticare il dramma dell'Olocausto o perlomeno di vederlo molto distante. Io faccio parte ancora di quella generazione a cui la guerra è stata raccontata direttamente e che ha avuto modo di coglierne la sofferenza".

Cogliere la sofferenza da un libro diventa faticoso, osserva ancora, "richiede una concentrazione ed una sensibilità a cui non siamo più abituati  e una persona come la Segre però, che ha il numero tatuato sull'avambraccio, non deve neppure parlare, le basta tirar su la manica".

E aggiunge: "Un sistema di comunicazione potentissimo quello che ha a disposizione per testimoniare: la memoria infatti non è il ricordo, la memoria è qualcosa che si fissa nella nostra mente associandosi al sensorio, alla vista, al tatto. Quando si vede con i propri occhi o si tocca una cicatrice sulla pelle, ecco che la memoria di quella ferita si trasmette attraverso l'emozione".

Per cui, la nomina della senatrice è un modo per fissare nel sensorio dell'Italia l'idea che la Shoah è esistita purtroppo, ed è esistita anche per figli di italiani. Quando con leggerezza pronunciamo parole come "razza", conclude, occorre ricordare la ferita dell'abominio delle leggi raziali, altrimenti c'è il rischio di pensare che sia stata una cosa normale.

 

DI STEFANO 

"Indubbiamente una scelta importante, certo il Presidente poteva farla in un momento diverso, aspettare la fine della campagna elettorale - azzarda l'onorevole Fabrizio Di Stefano- In questo modo la nomina sarebbe stata meno carica di significati politici e avrebbe avuto una risonanza maggiore, vista la sua ufficialità e il ruolo che ricopre nel veicolare il messaggio della Memoria".

 

MELILLA

"La Memoria va rispettata e coltivata" osserva Gianni Melilla. "Io l'ho saputo dalla radio, mentre ero in macchina a Sulmona. Ho pianto perchè è una nomina veramente bella ma soprattutto  utile per far capire quali sono le nostre radici storiche. I mostri del fascismo e del razzismo possono ancora nascondersi dietro l'angolo, quindi il riconoscimento ha una caratteristica pedagogica veramente importante: non vanno sottovalutati i tanti, troppi episodi di violenza  a cui ogni giorno assistiamo.  Sono contento come deputato di aver votato Mattarella quale Presidente di una Repubblica nata dalla Resistenza".

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