Fondi comunitari e piani non utilizzati: tutte le accuse della stazione ornitologica abruzzese


La SOA vuole vederci chiaro e ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e alla Commissione Europea per indagare sull'uso di  ben 4,3 milioni


di Redazione
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
10/01/2018 alle ore 09:30



"Riteniamo un vero scandalo quanto sta avvenendo". Così la Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus lancia l'allarme in merito alla controversa gestione dei fondi comunitari destinati sulla carta, ma solo sulla carta, allo studio e alla tutela della biodiversità del territorio regionale.

Piani inutilizzati, una banca-dati  introvabile, centraline meteo al posto di studi su specie minacciate: la SOA vuole vederci chiaro e  ha presentato ieri un esposto alla Corte dei Conti e alla Commissione Europea per indagare sull'uso di  ben 4,3 milioni di euro concessi alla Regione in virtù dei  piani di Sviluppo Rurale 2007-2013 e 2014-2020.

Il primo punto riguarda proprio la redazione dei Piani dei Siti di Interesse Comunitario e delle Zone a Protezione Speciale che coprono quasi il 35% del territorio abruzzese: un'attività fondamentale, applicabile come supporto  in vari settori, dall'agricoltura all'edilizia. Ad esempio, per la localizzazione di una cava o di una discarica, studi di questo tipo facilitano notevolmente la possibilità di capire se l'intervento è compatibile con l'ambiente circostante e se interagisce con qualche specie d'interesse.

Peccato che i risultati del lavoro, così come il preziosissimo database sulla biodiversità siano attualmente introvabili, confinati chissà dove nel fondo di qualche cassetto dell'Ente. 

Il secondo punto dell' esposto intende approfondire l'utilizzo di denaro, da parte degli uffici regionali, per l'acquisto di centraline meteo e software per macchine agricole irroratrici di fitofarmaci. "Uno sperpero" - commenta la Soa  in merito a tale difformità, ponendo l'accento sul fatto che quelle stesse risorse erano state originariamente messe a disposizione per lo studio di specie a rischio di estinzione  , dal Gracchio corallino al Calandro, dal Nibbio reale alla Coturnice, dalla Testuggine palustre al Cervone, dalla Lontra alla Lampreda di ruscello.
"Abbiamo chiesto una verifica e una valutazione sull'operato della Regione Abruzzo -ha spiegato Augusto De Sanctis-  in quanto pensiamo che debba essere posta un'attenzione speciale alle specie particolarmente tutelate per il cui studio e tutela sono state finora destinate risorse irrisorie se non pari a zero dagli enti competenti" .

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