Eritrea chiama Italia: come può cambiare il binomio "naturale" tra Roma e Asmara


Quasi pronte le undici locomotive da inviare



Il passato? Da studiare, metabolizzare e lasciare in archivio per avere la lucidità di ricominciare.
Lo scorso 24 maggio sono stati celebrati i 25 anni di indipendenza dell'Eritrea. Quale l'immagine di Asmara nel dibattito internazionale e quale può essere il ruolo italiano?

“Ad oggi esiste un problema di base ancora irrisolto che crea disagio nelle relazioni internazionali”, racconta l'esperto Stefano Pettini, animatore del magazine “eritreaeritrea.com”: l'Italia ha disatteso i patti che aveva assunto in occasione della conferenza di Algeri. L'ultima guerra con l'Etiopia si è conclusa nel 2000 con un arbitrato internazionale che ha nominato una commissione per un accordo sottoscritto da Usa e Ue.

I firmatari però non hanno osservato gli esiti a favore dell'Eritrea, consentendo all'Etiopia di continuare a occupare militarmente parte del Paese, creando un problema di stabilità internazionale senza alcun precedente al mondo.

Tale condizione impone all'Eritrea uno stato permanente di allarme e una scelta forzata di esodo, dal momento che i più giovani non credono ad una soluzione internazionale e, non vedendo prospettive fattibili in Patria, scelgono la migrazione. Ma Roma sta tentando di invertire la rotta, anche grazie al progetto “Locomotive italiane in Eritrea”, nato su idea di Pettini all’inizio del 2011 come contributo allo sforzo delle autorità eritree di mantenere in vita un opera d’arte infrastrutturale con pochi eguali al
mondo.

Il parco macchine faticosamente recuperato dall’oblio in cui era giaciuto per decine di anni soffriva di gravi carenze funzionali dovute all’impossibilità di trovare i pezzi di ricambio per eseguire le necessarie manutenzioni periodiche, ma soprattutto della mancanza di macchine affidabili di piccole dimensioni adatte a trainare brevi convogli per eseguire i lavori di manutenzione lungo la linea ferroviaria. Il primo atto ufficiale di richiesta all’Aeronautica Militare fu siglato dall’Ambasciatore Zemede Tekle e chiedeva alle competenti autorità di valutare la possibilità di cedere a titolo gratuito all’Eritrea il materiale
ferroviario non più in uso.

Dopo vari tentativi, compiuti nell'ultimo quadriennio con il ministro Andrea Riccardi e il viceministro Lapo Pistelli, è stato il senatore Aldo Di Biagio ad occuparsene in questi mesi con un emendamento a firma unica che reintroduceva la richiesta di autorizzazione alla cessione del materiale ferroviario all’Eritrea, sottolineando il fatto che andava scongiurato il rischio che una legge dello stato già ratificata per ben due volte, finisse disattesa.

Grazie a questa provvidenziale iniziativa con il comma 6 Articolo 4, del decreto-legge 16 maggio 2016, n.67, convertito con modificazioni dalla L. 14 luglio 2016 si autorizzò per la terza volta: “La cessione, a titolo gratuito, già autorizzata dall'articolo 14, comma 4, lettera a), del decreto-legge 18 febbraio 2015,n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2015, n. 43, e dall'articolo 4, commi 4 e 5, del decreto-legge 30 ottobre 2015, n.174, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 dicembre 2015,
n.198, nell'anno 2016, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Le macchine (un Greco, due Ranzi, tre Badoni V-C, un Badoni NLR e quattro strada-rotaia Zephir.) entro il 2017 saranno prelevate dai siti militari dove sono dislocate, inviate presso una ditta specializzata nel ricondizionamento di materiale ferroviario, bonificate e riqualificate secondo la normativa. E poi inviate in Eritrea a carico del governo di Asmara.

Una locomotiva, quindi, per segnare plasticamente la ripresa metaforica di un viaggio e di un rapporto storico tra due Paesi che, dopo incomprensioni e passi falsi, possono e devono dialogare per risolvere mille dossier delicatissimi: come i migranti, la cooperazione e l'internazionalizzazione.

Oggi su quelle rotaie è stata posta forse la (nuova) prima pietra.

twitter@FDepalo

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