Cara Ue, aboliamo i commissari. Tanto a Erdogan non sa replicare nessuno


Da Ankara ancora strali contro il Trattato di Losanna e minacce a Cipro e Tracia. Ma Bruxelles tace



Chiamate Trump, Putin o dall'aldilà un medium, come fece Romano Prodi durante il sequesto Moro: ma purché qualcuno risponda alle provocazioni dittatoriali e volgari che il Presidnete turco Erdogan non cessa di fare.

Le ultime in ordine di tempo sono contro il trattato di Losanna (definito una “fissazione dei greci”) e sulla contesa di Cipro dove ha affermato che “finché i greco-ciprioti non considereranno i turco-ciprioti a livello politico e non solo una minoranza, i negoziati per l'accordo saranno destinati a fallire”.

Non ci sono solo macro svarioni politici, ma fake storiche precise a cui nessuno riesce a replicare: né da Bruxelles né da altre capitali. E già questo è sinonimo di sciatteria politica e di una bassa leva che, ad oggi, siede nella cabina di comando del vecchio continente.

In primo luogo il Trattato di Losanna è attaccato da Erdogan ogni due per tre per le sue mire, ormai svelate, verso le isole greche dell'Egeo orientale dove i suoi F16 continuano con quotidiani sconfinamenti aerei e con esercitazioni militari non autorizzate.

Nell'ottobre 2016 si spinse addirittura a chiedere un referendum sull'adesione della Tracia occidentale (una regione greca) alla Turchia lanciando insinuazioni anche su Salonicco, Cipro e le isole dell'Egeo citando alcuni storici secondo i quali queste aree sono molto al confine del confine nazionale. 

“La Turchia non è solo la Turchia” disse il Presidente turco, che in risposta al caso Mosul aggiunse che fuori della Turchia ci sono 79 milioni di cittadini, con cui abbiamo legami storici e culturali”. Ha gioco facile anche per la pochezza del governo ellenico, concentrato più sui migranti e su una possibile debacle elettorale di Syriza, in odore di elezioni anticipate nel marzo 2018.

Non contento del pasticcio diplomatico con Berlino, dove vivono moltissimi turchi, Erdogan ha deciso di giocare a Risiko con la Grecia per via del gas presente a Creta e soprattutto a Cipro, dove brandisce la lama dell'ideologia ultraottomana sia per espandersi da un punto di vista islamico, sia per accaparrarsi i preziosi giacimenti, che sono già stati oggetto di un accordo tra Nicosia, Tel Aviv, Ateme, Il Cairo e Roma.

“Il sogno dei greco-ciprioti non diventerà mai una realtà", ha aggiunto Erdogan, dimenticando che dal 1974 50mila militari turchi occupano abusivamente la parte settentrionale dell'isola, dove hanno devastato tutti i luoghi di culto non musulmani: cimiteri maroniti abbattuti da carri armati, chiese bizantine ridotte a stalle per animali, monasteri trasformati in bordelli e resort a cinque stelle, in totale spregio di arte, religioni e civiltà.

Ha aggiunto che "finché non ci sarà alcun cambiamento nella mentalità basata sull'eguaglianza politica dei turco-ciprioti, i negoziati saranno destinati a fallire". Il fatto che nessuno sia stato in grado di replicargli nel merito e nei toni è fatto ancora più grave, che dimostra ancora una volta l'insufficiente peso specifico anche del commissario italiano per le politiche estere dell'Ue, senza dimenticare che anche il duo Juncker-Merkel interviene solo sui dossier di proprio interesse, mentre su altri versanti come appunto la straripanza di Ankara scelgono un (vile) silenzio.

A questo punto a cosa serve investire risorse, stipendi, poltrone e viaggi per staff e gorilla se poi gli eurocommissari non fanno il lavoro per il quale sono pagati?

 

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