Altro che numeri e inaugurazioni: chi ascolta l'urlo di dolore degli abruzzesi?


Non è retorica interrogarsi sul perché si sia rotto il canale tra dati sulla ripresa e vita reale di tutti i giorni


di Paolo Falliro
Categoria: ABRUZZO
11/12/2017 alle ore 09:15

Tag correlati: #abruzzo#disoccupazione#impaginatoquotidiano#urlo

Interrogarsi su cosa c'è dietro la tragedia di Scoppito è un dovere, per tutti: media, politica, (presunte) intellighenzie, istituzioni.

Al di là di ciò che accerteranno le forze dell'ordine sul pensionato che ha incendiato la sua abitazione dopo aver saputo che il figlio 35enne si era suicidato in garage, in questa triste storia spicca il corto circuito dei nostri tempi. Tutti a giubilare la ripresa, il record dei posti di lavoro, l'eurotrend che conforta, gli investitori stranieri che si moltiplicano.

E ancora, i fondi che arrivano, i tagli di nastro, le promesse, le speranze. Tutto giusto, tutto condivisibile, tutto politicamente corretto quindi meritevole di titoli e tweet. Ma se poi accanto a questo scenario di forma, dati, comunicati stampa e griglie la realtà dei territori urla tutto il suo dolore, significa che qualcosa non funziona.

Lo scorso 3 novembre un invalido la fece finita dal balcone della sua casa di Pescara. Il 44enne, che viveva nel quartiere Rancitelli, si somma ai dieci casi simili accaduto in un anno e mezzo nella città sull'Adriatico, e senza contare le altre province.

Vuol dire che l'Abruzzo, al netto di trend e ottimismi su carta, ha un problema reale e tangibile: sociale e quindi economico.

Ignorare che si è rotto il canale di collegamento tra dati e vita di tutti i giorni, quella fatta di bollette da pagare, saracinesche da sollevare e imprese da portare avanti, significa non aver capito niente di uomini e braccia. Altro che numeri e inaugurazioni.

 

twitter@ImpaginatoTw