È la sovranità (non il sovranismo) che farà sempre la differenza


Lo sa Trump che ha dollaro e Fed e dovremmo capirlo noi che però abbiamo euro e Bce



È la sovranità che farà sempre la differenza. Non, attenzione, il sovranismo. Che è cosa assai diversa. Come, per capirci, la bontà d'animo è altro dal buonismo.

E' in nome della sovranità che Donald Trump decide. Giusto o sbagliato che sia, decide. E, mentre infiamma il Medio Oriente col riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele, con l'abbattimento delle tasse appena varato, libera un'enormità di risorse per dare una spinta formidabile all'economia.

Economia Usa gravata dal più imponente debito pubblico al mondo che, ricordiamo, equivale a oltre dieci (10) volte il nostro. Ciononostante the Donald può promettere e tagliare tasse a cittadini e imprese senza che nessuno strepiti. Senza isterie dirigiste e doglianze pauperiste.

Perché lui ha dollaro e Fed, mentre noi abbiamo euro e Bce.

Ecco la vera differenza tra lui che può e noi che non possiamo. Certo, gli Stati Uniti sono una superpotenza militare, ma possono anche azionare la leva fiscale, agire sul cambio, stampare moneta: hanno cioè mantenuta tutta intera la loro sovranità. L'Italia, invece, non può proprio muoversi senza il consenso della burocrazia di Bruxelless.

Perciò il problema che ci blocca non è il debito pubblico, seppur elevato, ma la possibilità di decidere in autonomia politiche di rilancio e di espansione. Il che rimanda punto alla questione della sovranità nazionale.

La ricetta proposta da Berlusconi e da tutto il centrodestra sarebbe già quasi rivoluzionaria. Flat tax per imprese e dipendenti, mille euro di pensione minima, altrettanto alle neo mamme (come già sta facendo in Russia Vladimir Putin) e maggiori esenzioni sanitarie, abbisognano però di leve che per adesso hanno in mano solo gli eurocrati.

A cominciare dai tedeschi e dai francesi che di farci un qualsiasi favore non hanno alcuna voglia. Ma che quando si tratta dei loro interessi eccome se si spendono e pretendono!

È perciò che ci vuole una chiara, preventiva e decisa riaffermazione di sovranità. Mentre Juncker si trastulla con una riforma dell'Unione che più farlocca non si può, ci vuole allora un voto chiaro.

Voto che dica che il diritto del popolo italiano, il nostro diritto, è assolutamente prioritario rispetto a qualsiasi nuova o vecchia burocrazia continentale. Senza irrigidimenti, ma con determinazione. In nome della sovranità. Che farà sempre la differenza.

 

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