I perché dei mal di pancia del sindacato dei giornalisti abruzzesi (che si dimette)


Prende le distanze Pina Manente, la replica di Walter Nerone. Ma la situazione resta insostenibile



“Il direttivo del Sindacato giornalisti abruzzesi, ritenendo esaurito l’obiettivo prefissato di salvare il sindacato stesso dalla scomparsa per l’insostenibile situazione economica e di bilancio, rassegna le dimissioni della maggioranza dei componenti e restituisce la parola agli iscritti”.

È quanto si legge nella lettera con la quale si sono dimessi in massa quasi tutti i componenti del direttivo del Sindacato giornalisti abruzzesi (Sga).

A rinunciare all’incarico il segretario, Adam Hanzelewicz, e i componenti Donato Fioriti, Paolo Durante, Candida De Novellis, Rosano Orlando e Francesco Totoro. Dimissioni anche per Giacomo Cavuta e Marco Patricelli, consiglieri presso la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), alla quale la Sga aderisce. Non compaiono sul documento le firme di Vincenzo D’Aquino, eletto per i collaboratori e Pina Manente, vice segretario professionale Sga, che anzi prende le distanze da queste posizioni “per non essere stata coinvolta nella decisione, non condividendo le critiche espresse nei confronti Fnsi”.

“Una scelta di dignità sulla quale ha inciso anche il disagio dei componenti a fronte di scomposte e strumentali reazioni a decisioni inevitabili nella gestione e nell’azione sindacale, oltre a un’insufficiente sinergia con la Fnsi- si legge nella nota delle dimissioni del direttivo-. Siamo riusciti a risanare, tra mille difficoltà, i conti del sindacato dei giornalisti abruzzesi, salvandolo dal crac – prosegue la lettera- ma anche che su questo cammino sono stati frapposti ostacoli meschini e beceri dall’esterno e dall’interno”.

Tra le motivazioni gli ex sindacalisti menzionano la “non ultima strumentale e autolesionista richiesta del fiduciario Casagit di sospendere il contributo al funzionamento della sede, assolutamente priva di alcun fondamento - continuano - L’assurdità di tale ‘temeraria’ richiesta, che, ovviamente, non ha riscosso alcun credito a Roma, avrebbe comportato l’immediata chiusura del Sga”.

“Eppure – garantiscono i dimissionari- per scongiurare proprio questa eventualità il direttivo si era speso nei mesi precedenti in una complessa, rigorosa e avveduta politica di spending review, su cui c’è stato persino chi ha ritenuto di speculare con volgari e gratuite accuse di mala gestio, che ben qualificano chi le ha rivolte”.

In realtà l’ultimo bilancio approvato parla di una perdita di gestione di circa 28 mila euro, dopo che negli anni precedenti c’erano state perdite di 27 mila euro per il 2015 e di 32 mila euro nel 2014.

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PINA MANENTE

Prende le distanze la Manente che sottolinea: “pur facendo parte del direttivo ho appreso la circostanza dagli organi di informazione e che non sono stata coinvolta in nessun confronto o decisione in questo senso”.

“Non posso condividere i contenuti del comunicato né della nota inviata agli iscritti, ma evidentemente non alla sottoscritta – prosegue il vice segretario-. In particolare, mi dissocio dalle critiche espresse nei confronti della Federazione nazionale della stampa, che non ha mai fatto mancare il suo sostegno, e al segretario, Raffaele Lorusso, che a mio parere sta rilanciando con autorevolezza l’azione sindacale in un momento tanto difficile per la categoria”.

“Certamente vi sono molte ragioni, e le mie le ho ampiamente sostenute nei luoghi deputati - conclude la Manente - per restituire la parola ai colleghi: qualche volta il compito risulta superiore alle proprie forze ed è dunque giusto e corretto fare un passo indietro”.

WALTER NERONE

Non tarda ad arrivare la replica di Walter Nerone, fiduciario Casagit Abruzzo (Cassa autonoma dei giornalisti), al segretario del Sga Adam Hanzelewicz, con la quale intende “correggere alcune inesattezze e gratuite insinuazioni”.

“Prendo, non senza stupore, di essere stato individuato, quale fiduciario regionale della cassa autonoma dei giornalisti (Casagit), come causa delle dimissioni di alcuni dirigenti del sindacato giornalisti abruzzesi – esordisce Nerone-. Innanzitutto evidenzio che le dimissioni del segretario Sga e alcuni suoi collaboratori (altri hanno clamorosamente preso le distanze dalle argomentazioni usate) vanno indiscutibilmente connesse al disastroso andamento gestionale, che ha prodotto l’azzeramento dell’attivo ereditato (oltre 70mila euro), compresa la quota Tfr del personale. Fallimento causato da scelte avventate (come i circa 15mila euro per nolo fotocopiatrici, quando con un meno di mille si acquista macchine più che adeguate…)”.

Per Nerone si è ben lontani dal risanamento di bilancio: “E che dire delle somme indebitamente erogate a un revisore che l’assemblea ha impegnato i dirigenti a reintegrare?”- rimarca il fiduciario-. In questo quadro la palesata sospensione del finanziamento Casagit (25mila euro anno), per altro a fronte di una stupefacente richiesta di ulteriore contributo straordinario, è stata un doveroso atto di responsabilità derivante da precisi obblighi statutari (art. 28), evidentemente sconosciuti ai dirigenti Sga. I fondi sono infatti finalizzati ai servizi ai soci (il doppio degli iscritti al sindacato e relativi nuclei familiari). La necessità di una riflessione sull’accredito di ulteriori rate appare ben motivata dalla drastica riduzione di orario dell’ufficio e dai prefallimentari esiti della gestione 2016, 28mila euro di disavanzo con proiezione in rosso anche per il 2017”.

Il fiduciario Casagit difende i “farneticanti attacchi a vertici Fnsi e consiglieri nazionali”, che – sempre a giudizio di Nerone- mettono in luce “il triste isolamento politico del segretario Hanzelewic e dei suoi ispiratori, cui natura e struttura federale del sindacato sono rimaste oscure nonostante le numerose e rimborsate trasferte romane”.

Nerone termina il j’accuse: “Auspicando che nelle more degli adempimenti di fine mandato i dirigenti SGA rispettino il deliberato assembleare, provvedendo a recuperare alle casse sociali le somme indebitamente erogate, spero siano state regolarizzate le posizioni individuali, altrimenti per alcuni non di dimissioni ma di decadenza per morosità si dovrebbe parlare”.