La morte di Slobodan Praljack: questione di attributi e di punti di vista


Quel gigante, con barba e capelli bianchi, ha scandito un paio di frasi nella sua madrelingua prima di bere il veleno



Questione di attributi. E di punti di vista. Così per i croati c'è un eroe in più. E per altri, un criminale in meno. Per tutti invece rimarranno le immagini di quel gigante, con barba e capelli bianchi, che scandisce un paio di frasi nella sua madrelingua e, infine, porta alla bocca una piccola boccetta scura: il contenitore del veleno che lo ucciderà quasi immediatamente.

"Io non sono un criminale" ha gridato Slobodan Praljack, guardando verso quei giudici, di rosso bardati, che gli avevano appena confermato una condanna a 20 anni per presunti crimini di guerra nella Bosnia Erzegovina.

Fiero, come solo un generale mai stato in divisa prima di quella dannata guerra poteva essere, Praljack ha protestato, in diretta televisiva e per l'ultima volta, la sua totale innocenza. E la sua totale avversione a quel tribunale che lo aveva già e lo voleva ancora giudicare.

L'ha fatto a futura memoria, perché per lui che aveva combattuto con la divisa della sua Croazia non potevano certo essere degli anonimi, oscuri burocrati con indosso una toga a giudicarlo. L'ha fatto per la sua famiglia e per la sua Patria.

E ingoiando quel veleno ha rigettato il vae victis che sulla tragedia dei Balcani e della ex Jugoslavia pretende ancora di regolare conti che non sono regolabili ed equiparare vicende che non sono equiparabili. Non c'era disperazione in Slobodan Praljack, in quelle sue parole, in quei suoi rapidi gesti e in quel suo volto di nonno dolce, ma determinato.

Piuttosto l'espressione interdetta, carpita dalla telecamera, è stata quella dell'occhiuto magistrato, chiaramente incapace di dire e di fare alcunché mentre in quell'aula il dramma umano del generale croato andava a compiersi. Praljack non s'è mai nascosto né s'e' mai sottratto. Aveva addirittura scontato larga parte della condanna.

Poteva attendere un paio di anni e godersi i nipoti. Ma evidentemente la sua coscienza di uomo prima e di soldato poi non ce l'ha fatta.

E seppure i paragoni si sono sommati e si sono sprecati, la verità è che non ce ne sono stati molti nella Storia di uomini capaci di trasmettere tale e tanta dignità pur nel momento di una azione così drammatica. Questione di attributi. E di punti di vista.

 

 

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