Ma il "Che" del Tamigi non sa che aumentare le tasse è una follia...


Nel 2022 quando verosimilmente si voterà in Inghilterra Jeremy Corbyn avrà 73 anni: davvero può essere vincente?



Nel 2022, quando verosimilmente si voterà in Inghilterra (a meno di urne anticipate), Jeremy Corbyn avrà 73 anni. Come possono i laburisti sperare di presentare un candidato credibile con un programma altrettanto credibile se, ad oggi, il potenziale leader non ha neanche il controllo di tutti i membri mentre annuncia più tasse per (quasi) tutti?

Come ha osservato giorni fa sull'Indipendent John Rentoul, la lotta per il socialismo assume forme curiose, anche perché se da un lato la maggior parte dei membri del Partito laburista sono sostenitori entusiasti di Jeremy Corbyn, dall'altro sono i parlamentari a nutrire più di un dubbio. E non solo per via delle candidature, ma per un vedemecum di azioni e proposte che sono affascinanti sulla carta ma un pizzico anacronistiche.

I sondaggi, al momento, lo premiano: è accreditato del 45% dei consensi, meglio di quanto raccolto da Tony Blair, secondo una rilevazione effettuata per il Mail on Sunday da Survation, con i conservatori della premier May che invece scivolano al 37%. Ma se i cittadini alzano il pollice, c'è chi inizia a preoccuparsi per un'eventuale radicalismo di sinistra trapiantato massicciamente a Downing Street.

La banca d’affari Morgan Stanley in un report scommette sulle elezioni anticipate inglesi, anche per via di una sempre più goffa gestione della Brexit.

Lo ha detto al Telegraph l'ascoltatissimo stratega azionario della banca americana, Graham Secker, secondo cui si potrebbe essere vicini al “più grande scossone nel contesto politico dagli anni Settanta, molto più inquietante rispetto alla Brexit”.

In sostanza Corbyn ha già detto di voler puntare su un tris di azioni ad hoc: la nazionalizzazione di alcune industrie ritenute basilari, l'incremento della pressione fiscale e l'aumento della spesa pubblica per quel fazzoletto di cittadini a basso reddito, anche se bisognerà capire con quali coperture.

La prima conseguenza di un'eventuale realizzazione di questo programma sarebbe un danno valutario per la stragrande maggioranza di tutte le società presenti nel Regno Unito. Che sono un bel po'.

La rivoluzione di Corbyn, quindi, potrebbe essere a rischio: certo il “Che” del Tamigi ha fatto presa sui più giovani, sul popolo di disoccupati e di precari. Ma anche se riuscisse a conquistare l'esecutivo nazionale del partito e un forte sostegno da parte dei 550.000 delegati, comunque non riuscirebbe a dettare legge ai parlamentari e al governo locale.

Ecco la sua grande debolezza che appare ancora più macroscopica se rapportata al trend di Teresa May che non sta certamente brillando per piglio e determinazione.

Urlare contro le multinazionali, promettere più tasse e più lavoro può valere, oggi, consenso e simpatia: ma poi quando bisognerà azionare le leve di comando che succederà?

 

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