Sofferenze bancarie, l'Abruzzo non migliora: e ai piccoli istituti non crede più nessuno


Report dell'Acri: crescono i prestiti al sud ma qui il nodo si stringe ancora attorno alla tragedia del terremoto


di Patrizia Pennella
Categoria: ABRUZZO
15/11/2017 alle ore 18:07

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Le banche tornano ad aprire i cordoni della borsa, ma questo non vuol dire che la crisi sia passata. I dati elaborati da Banca d'Italia sul consolidato del 2016 disegnano, dopo quattro anni di contrazione, una ripresa, seppur debole, dei prestiti bancari alle imprese nel Nord Ovest, al Centro e nel Mezzogiorno, con un andamento più favorevole per le grandi imprese rispetto alle piccole.

Una divaricazione, questa, meno evidente nel Mezzogiorno. Proprio al Sud, più che nel resto d'Italia, questo divario è stato meno accentuato.

 

TREND

Crescono i prestiti alle famiglie, in tutte le aree del Paese, al Sud in maniera particolare: sale il trend dei mutui casa, ancor più quello del credito al consumo. Peraltro uno sguardo ai dati Abi, relativi ai primi cinque mesi del 2017, "conferma la ripresa del mercato dei mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie registra una variazione positiva di +2,5% rispetto a maggio 2016 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento)". Il costo medio dei nuovi mutui si attesta al 2,10% (2,12% a maggio 2017, 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso.

L'Acri, da parte sua, nell'ultima indagine sul risparmio degli italiani condotta con Ipsos sottolinea una ripresa di fiducia, probabilmente collegata al lieve aumento del reddito disponibile.

 

L'ABRUZZO SUL CRINALE

Per Banca d'Italia, geograficamente, l'Abruzzo è la prima regione del Sud. I dati statistici non raccontano a pieno il sistema di una regione che da sette anni ha un'economia intossicata non solo dalla crisi, ma dalla difficile ripresa post terremoto. Che ha completamente cambiato le prospettive di un territorio che già cominciava ad accusare in maniera seria i colpi della crisi.

In Abruzzo, seppure in maniera lievissima, i prestiti delle banche alle imprese sono diminuiti: -0,3% frutto soprattutto del crollo dei rapporti con il comparto delle costruzioni (-6,4% a fronte del -5,2 nazionale). Dato che ha un che di singolare, vista la massiccia presenza di lavori per la ricostruzione dell'Aquila. Quello che, pomposamente, è stato definito il più grande cantiere d'Europa. Aumentano invece del 2,3% i prestiti alle imprese di servizi, che si confermano elemento di crescita economica e dello 0,6 quelli al manifatturiero.

Per quanto riguarda la dimensione, invece, restano invariati percentualmente i prestiti alle grandi imprese, mentre diminuiscono dell'1,4 quelli alle piccole e dell'0,8 quelli alle famiglie produttrici. I tassi a breve termine sono mediamente del 5,67%: 5,32% per le aziende più grandi e 8,66% per le più piccole.

In salita i prestiti alle famiglie: già nel 2015 avevano segnato un andamento positivo che ora si consolida con un +2,1% sulle erogazioni di banche e finanziarie, con la destinazione a consumo che sale del 5,9%. In crescita i prestiti per le abitazioni, da parte delle sole banche, dell'1,1%. Balzo di quelli per il consumo, che segnano un +8,6%, dopo il 3,6% del 2015.

Per quanto riguarda l'acquisto della prima casa, il mutuo viene contratto per la maggior parte nella fascia d'età fra i 35 e i 44 anni, per somme inferiori ai 95.000 euro. La quota delle famiglie indebitate è in crescita e si attesta sul 22,7%: il 13,6% solo con mutuo, il 13,4% con solo credito al consumo, che segna un aumento del 3,3% in tre anni, e il 4,3% con le due tipologie di posizioni aperte.

La quota delle famiglie vulnerabili dal punto di vista del mutuo è dell'1,9%, quella delle famiglie in ritardo con il pagamento delle rate del 2,7%, con un calo del 2,7% in cinque anni. Le dolenti note sono rappresentate dalle sofferenze: il tasso di deterioramento del credito nel 2016 è stato complessivamente del 4,1%, del 5,1% quello delle imprese, con un picco dell'8,8% nel settore delle costruzioni, seguito dal 6,7% dei servizi e dal 6,2% delle piccole imprese.

Il tasso di ingresso in sofferenza è del 3,9%, un punto in più nelle aziende, ma questa volta la parte del leone, con il 6,9%, la fanno le piccole imprese. La quota dei crediti deteriorati è del 24,6%, il totale delle imprese è del 34,1%. La quota delle sofferenze sui crediti totali è del 16,8% rispetto al 10,9% della media italiana.

Dal punto di vista dei depositi, gli abruzzesi si confermano formichine, con i loro 20.376 milioni di depositi di famiglie (+2%) e 4.179 di imprese (+4,2%).

 

UNO SGUARDO AL 2017, SOFFERENZE SEMPRE PIU' SU

Uno studio sull'andamento del credito nei primi tre mesi del 2017 è stato elaborato dall'economista Aldo Ronci per Cna Abruzzo: il dato globale parla di un incremento di 159 milioni di euro, concentrato soprattutto a Pescara con 138 milioni, più lieve a Teramo con 45 milioni e a Chieti con 11 milioni, mentre L’Aquila ha segnato una flessione di 45 milioni. Le banche minori (BCC) nel I trimestre 2017 hanno incrementato l’erogazione del credito di 23 milioni mentre quelle medie, grandi e maggiori, di ben 153 milioni.

Cancellate le piccole banche abruzzesi, tutte incorporate per diverse vicende da istituti extraregionali, il credito erogato in questo settore ha subito una flessione di 27 milioni di euro. La fiducia degli abruzzesi, insomma, si è spostata sulle grandi banche.

Il credito per abitante, concesso dagli istituti nel primo trimestre 2017, è stato di 17.607 euro, di gran lunga inferiore a quello medio italiano pari a 23.127 euro. Il valore più alto è a Teramo, di 19.767 euro, poi Pescara, di 19.662 euro, Chieti, di 17.816 euro, e infine L'Aquila con solo 12.934 euro.

La crescita del credito (+149 milioni) è il risultato di due variazioni, da un lato un incremento di 94 milioni per le imprese, dall’altro uno di 55 milioni per le famiglie consumatrici. Territorialmente la distribuzione è ancora una volta estremamente disomogenea, con il picco di Pescara, il lieve incremento di Teramo (+29 milioni) e il pareggio di Chieti. Ancora una volta si osserva il sensibile decremento dell'Aquila (-56 milioni).

La crescita ha riguardato soprattutto il settore manifatturiero (+254 milioni). Mentre le altre attività (-160 milioni) hanno subito quasi tutte flessioni. L’incremento di 94 milioni di credito alle imprese è il frutto di due variazioni di segno opposto. Le società non finanziarie hanno subito un incremento di 100 milioni mentre le micro-imprese (ditte individuali fino a 5 addetti) hanno registrato un decremento di 6 milioni.

Nel I trimestre 2017 l’incremento delle sofferenze è stato di 30 milioni di euro e il rapporto con gli impieghi ha raggiunto quota 17, 26% a fronte del 12,10% nazionale. La crescita è evidente anche rispetto al consolidato del 2016. Scende, nel primo trimestre, anche il risparmio, con un decremento di 252 milioni di euro.

 

"IL PANORAMA BANCARIO E' CAMBIATO"

Carispaq e Bls incorporate in Bper, Tercas travolta dall'inchiesta giudiziaria, e con Caripe, transitata sotto l'ala di Popolare Bari, Carichieti affondata e ripescata oggi è Ubi banca: le quattro sorelle del credito abruzzese sono ormai storia. Al più cronaca giudiziaria. Un cambiamento che ha inciso non poco nei rapporti con il tessuto economico locale, stressato dalla crisi e dal terremoto.

L'economista Aldo Ronci legge l'Abruzzo e il trend della presenza bancaria numeri alla mano. "I grandi gruppi hanno tolto autonomia alle banche abruzzesi - sottolinea - e dopo le fusioni avvenute, in Abruzzo il credito ha iniziato la sua decrescita rispetto alla media italiana ed è un fenomeno che ha inciso sicuramente in modo negativo sull'economia locale. Una sofferenza che si è rivelata maggiore per le imprese che per le famiglie".

 

SISMA

Il terremoto ha avuto ed ha una sua incidenza sull'economia del territorio: "Gli abruzzesi sono un popolo risparmiatore - sottolinea Ronci - e in quella fase critica hanno iniziato a risparmiare anche di più. D'altra parte, nel pieno della crisi, le banche sono state più vicine alle esigenze del territorio, dunque hanno rischiato di più e rischiando di più le sofferenze sono aumentate. Anche per questo il rapporto sofferenze-impieghi è di gran lunga superiore al dato italiano. Va detto però che negli anni in cui l'Abruzzo ha sofferto le banche locali, che allora c'erano, hanno sostenuto in modo adeguato il tessuto economico regionale".

 

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